martedì 21 gennaio 2014

Tecnologie verdi e servizi per la salute: i nuovi outsider delle pmi nipponiche

Da CorrierEconomia del 20 gennaio 2014, pag. 22

Nessuna Borsa, tra quelle dei Paesi sviluppati, ha fatto meglio di Tokyo nel 2013, più 57%. Non stupisce, perciò, che il fondo più remunerativo dell’anno appena concluso, capace di realizzare una performance del 59%, sia un prodotto specializzato nella società a piccola e media capitalizzazione del Sol Levante, l’Invesco Nippon small-mid cap equity fund. Ma dopo uno scatto così travolgente, è lecito chiedersi quanto ossigeno sia rimasto nel listino giapponese per proseguire il rally, senza strappi violenti. Risponde il gestore del fondo, Osamu Tokun.

Domanda. Nel 2013 il deprezzamento dello yen ha fornito un’eccezionale spinta propulsiva agli esportatori giapponesi. Difficile immaginare che la divisa nipponica possa ancora perdere valore alla stessa velocità. Sarà un freno per la corsa di Tokyo? 
«Una valuta più debole è solo uno dei fattori che alimentano l’espansione degli utili. Lo yen non è distante da un valore di equilibrio, ma ci sono moltissime aziende che possono continuare a crescere anche senza l’aiuto di una divisa più debole. Il nostro focus è sulle small-mid cap quotate in segmenti minori del mercato giapponese come Jasdaq e Tse Mothers, che nel 2013 hanno guadagnato molto più dei listini principali, Topix e Nikkei 225. Molte di queste aziende sono prevalentemente domestiche, ma operano su un ampio spettro di prodotti e servizi, che consente loro di crescere più rapidamente».

D. Le small mid cap del Sol Levante sono destinate a sovraperformare anche nel 2014?
«Tre fattori guidano le performance di questo segmento: primo, la deregolamentazione, che il primo ministro Shinzo Abe continuerà a promuovere, a beneficio delle piccole e medie imprese. Secondo [...] Leggi tutto

Liquidità, guida al parcheggio più redditizio

Da Corriere.it, 20 gennaio 2014.

Gestire (bene) la liquidità può fare la differenza, qualunque sia l’obiettivo dell’investitore: stabilizzare il portafoglio, restando lontano dai bruschi saliscendi di azioni e bond. O prendere un po’ di fiato dopo il rally di Borsa del 2013, pronto a rientrare sul mercato al primo passo falso dei listini, per un riposizionamento tattico. Strategie diverse richiedono, però, strumenti differenti.

Per chi vuole rimanere a lungo liquido e tranquillo, per esempio, il conto di deposito vincolato resta la soluzione più efficiente. Congelando una somma di 10 mila euro per 12 mesi, si ottiene in media un rendimento lordo del 2,5%, con punte del 3,4%, alle migliori condizioni di mercato ma solo in promozione, per nuovi clienti o liquidità “fresca”. Al netto d’inflazione (0,7% a dicembre), aliquota sulle rendite finanziarie, 20% e bollo sul deposito titoli, salito al 2 per mille dal 1 gennaio 2014, il guadagno medio tra un anno sarà dell’1,24%. Senza dimenticare la garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi, valido fino a 100 mila euro per depositante e istituto di credito. Un rendimento molto superiore, dunque, a quello ottenibile investendo in Bot a 12 mesi, che oggi danno a scadenza solo lo 0,73% lordo (-0,17% decurtando tasse e perdita del potere d’acquisto). Il vincolo sul deposito non è adatto, tuttavia, a un temporaneo parcheggio della liquidità, in attesa di effettuare nuovi investimenti. I tempi dei mercati sono, infatti, troppo rapidi e in caso di smobilizzo anticipato, non sempre possibile, del resto, il rendimento riconosciuto da molte banche precipita attorno all’1%. Meglio alloraoptare per un depostio libero [...] Leggi tutto.