mercoledì 21 maggio 2014

Mercati - Figli e figliastri
della nuova Tobin tax

Da CorrierEconomia del 19 maggio 2014, pag. 36
Per ora è soltanto un involucro vuoto. Da riempire di contenuti sotto il bel fiocco che sa di spot pre-elettorale. Ma l'accordo sulla Tobin tax targata Ue, raggiunto lo scorso 6 maggio con l'obiettivo di armonizzare la tassazione sulle transazioni finanziarie nel Vecchio Continente già fa discutere. Intanto perché riguarderà solo i 10 Paesi che hanno deciso di cooperare su questa materia scivolosa: Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia e Spagna. La Slovenia si è sfilata all'ultimo momento e gli altri sono rimasti fuori senza indugi, Regno Unito, Lussemburgo e Olanda in testa.

Il bilancio  "La Tobin tax può avere senso solo se viene applicata nella stessa misura in tutti i Paesi del mondo. Altrimenti non fa che creare effetti distorsivi, dirottando i flussi verso altre Piazze”, osserva Antonio Tognoli, vicepresidente di Aiaf, l'associazione italiana degli analisti e consulenti finanziari. Basti pensare a quanto accaduto dopo l'introduzione della Tobin made in Italy a marzo dello scorso anno: secondo l'amministratore delegato di Borsa italiana, Raffaele Jerusalmi, la nuova tassa ha generato una contrazione dei volumi del 15-20% nel 2013. Si stima una perdita di 17 miliardi di euro al mese, oltre 200 miliardi il giro d'affari andato in fumo in un anno. Il dato, oltretutto, è parziale perché la fase due che colpisce i derivati e il trading ad alta velocità è partita lo scorso 1 settembre e per avere un bilancio definitivo bisognerà attendere. “La sensazione, comunque, è che anche il segmento dei derivati sia stato pesantemente colpito”, chiosa Tognoli. Tutto questo per ottenere un gettito di circa 285 milioni di euro, ben al di sotto del miliardo di euro ipotizzato dal governo Monti. “Nel frattempo, da inizio anno, i volumi di scambio registrati sul Dax sono quadruplicati e persino gli scambi sulla Borsa olandese sono raddoppiati”, racconta Gian Paolo Bazzani, ceo di Saxo Bank Italia, citando i numeri della piattaforma italiana. Piazza Affari, invece, continua perdere terreno e competitività. “E la situazione sarebbe stata peggiore se non si fosse registrato un crescente interesse vero i Paesi periferici dell'euro zona da parte degli investitori internazionali”, ricorda Alessandro Forconi, responsabile area finanza di Iwbank.

In attivo. La bozza su cui si ragiona in Europa, intanto, mira a tassare azioni e alcuni derivati; non si sa ancora esattamente quali perché i dettagli dovranno essere definiti entro fine anno. Si parla di [...]

Il barometro di Russell
Più Giappone meno Ue

Da CorrierEconomia del 19 maggio 2014, pag. 26
 
La temperatura sui mercati sale. E la prossima potrebbe essere un'estate calda per gli investitor. Ma non è ancora il momento di uscire dalla Borsa. "Per adesso, conserviamo una preferenza per le azioni a livello globale, rispetto al reddito fisso”, dichiara Thomas Schneider, responsabile per l’Italia di Russell Investments. Una delle maggiori sfide per gli investitori, secondo Schneider, viene dalla combinazione tra valutazioni tipiche di fine ciclo per credito e azioni Usa e dinamiche di metà ciclo nelle economie sviluppate. “Crediamo che il ciclo economico avrà la meglio: gli investitori dovrebbero mantenere la propria esposizione azionaria", conclude lo strategist. Tuttavia, le attuali previsioni di mercato, appena aggiornate dalla casa d'investimento utilizzando un modello <<a tre punte> basato su valutazioni, ciclo di mercato e sentiment, implicano alcuni aggiustamenti e qualche conferma rispetto alle posizioni d'inizio anno.
 
Giappone avanti Tokyo è uno dei mercati meglio posizionati per il 2014, secondo Russell. Gli utili sono stati rivisti al rialzo, nonostante una crescita più bassa rispetto al 2013 dovuta al recente aumento dell'imposta sui consumi. Numerosi indicatori economici hanno raggiunto nuovi massimi, come la crescita della base monetaria e l'inflazione, l'occupazione e i profitti aziendali. E le valutazioni sono ritenute corrette. <<È necessaria, però, una copertura totale sul rischio di cambio>>, avverte Schneider. Gli analisti di Russell ipotizzano una sostanziale stabilità del mercato azionario americano, con un prezzo obiettivo a 1.900 per l'S&P500 a fine anno, lo 0,2% in più rispetto ai valori di metà maggio. L'indice americano [...]