venerdì 30 maggio 2014

"Poco valore nei titoli di Stato: meglio fare rotta sui bancari"

Da CorrierEconomia del 26 maggio 2014, pag. 22

Nel lontano 1998, ultimo anno di vita della vecchia lira, il rendimento medio dei Bot a 12 mesi battuti all'asta dal Tesoro fu del 4,8%. Oggi i titoli di stato italiani a un anno sono scesi allo 0,67%. In mezzo ci sono state molte oscillazioni, anche violente. La differenza tra i due rendimenti contribuisce, però, a spiegare perché ci sono fondi obbligazionari che in 15 anni sono stati in grado di ottenere rendimenti vicini al 70% anche investendo nei governativi a breve termine del Vecchio Continente. Con i suoi difetti, l'euro è ciò che ha permesso di tenere i rendimenti italiani ancorati alla Germania. “E senza la moneta unica, non so dove sarebbero arrivati i Btp all'apice della crisi, nel 2011”, chiosa Marco Sozzi, gestore obbligazionario di AcomeA Sgr. Il fondo della casa, specializzato nei governativi a breve termine è stato il migliore della categoria dal 1999.

Dopo aver toccato i minimi a quota 2,91%, i rendimenti dei Btp a 10 anni hanno invertito senso di marcia, recuperando 30 punti base. É un segnale di allerta?
Il costo del debito rimane molto basso su tutte le scadenze. Semmai bisogna dire che, a questi livelli, i titoli di Stato italiani non hanno più valore.

Non ci sono eccezioni, su tutta la curva italiana?
Ci piacciono i Btp Italia. I rendimenti reali sono contenuti ma ai prezzi correnti consentono di acquistare quasi gratis una protezione contro il rischio di una futura risalita dell'inflazione.

E tra i governativi degli altri Paesi europei?
Non abbiamo Germania, Francia né Olanda. Sulle scadenze brevi, il premio al rischio del Portogallo non è significativo e neppure la Grecia ci attrae. [...]

Francoforte - Il Toro corre forte in casa

Da CorrierEconomia del 26 maggio 2014, pag. 23
 
Germania locomotiva d'Europa. Anche in Borsa. Rispetto alle quotazioni pre-euro il listino tedesco ha guadagnato 92 punti percentuali. E il vantaggio accumulato in 15 anni sui primi inseguitori è impressionante, superiore al 70% anche nei confronti di altre due grandi capitale economiche del Vecchio Continente e della finanza come Londra e Parigi. Con i cinque titoli del Dax più performanti tutti capaci di moltiplicare il proprio valore borsistico per tre, sei, fino a otto volte, come nel caso della K+S, attiva nel settore dei fertilizzanti. Quanto basta a indurre in molti investitori il sospetto che il listino tedesco sia ormai sopravvalutato. «Dipende dal termine di paragone -, contesta Marc Ploner, product specialist del fondo Allianz German Equity -. Il Dax non è certo a buon mercato come le azioni degli indici dei Paesi periferici dell?Eurozona,ma è meno caro degli Stati Uniti e più o meno in linea con la propria media storica». Eventuali confronti, del resto, rischiano di essere viziati da una difforme composizione degli indici. Quello tedesco, nello specifico, è molto esposto ai settori ciclici: chimica, automobili, beni industriali e titoli tecnologici fanno da soli circa il 63% del paniere. Ci sono poche utility, farmaceutici e consumi di base. E non è un caso che nell'ultimo anno, di pari passo con un rallentamento dei mercati emergenti, Francoforte abbia sottoperformato gli altri panieri dove l?industria è meno rappresentata. «Non è poi così chiaro se l'andamento dei consumi cinesi sia favorevole, nel breve termine. In questo scenario, gli investitori si interrogano, ad esempio, se le case automobilistiche tedesche possano continuare a dare buoni risultati», osserva Richard Webb, managing director e co-gestore del fondo JPMorgan German Equity. Per alcune società, lo stato di salute delle economie in via di sviluppo potrebbe indurre gli analisti a rivedere [...] Leggi tutto

Madrid - Tanta voglia di un'altra corrida

Da CorrierEconomia del 26 maggio 2014, pag. 21
 
Madrid non ha granché da festeggiare dopo quindici anni di valuta unica. Il listino ha guadagnato poco più del 5%. E non stupisce che i titoli più castigati della Piazza spagnola in quest'orizzonte, siano banche o costruttori, falcidiati dalla bolla immobiliare e dalla successiva crisi dei debiti. Nello stesso periodo, comunque, ci sono nomi come Viscofan (packaging) e Obrascon Huarte (ingegneria civile) che hanno triplicato il proprio valore in Borsa. Ma nonostante i 30 punti percentuali recuperati nell'ultimo anno, la Bolsa de Madrid resta ancora indietro rispetto alle maggiori piazze europee, come Germania, Francia e Regno Unito. “La sottoperformance rispetto al Dax è incredibile e non ci sono ragioni per le quali questo distacco debba restare invariato. L'Ibex ha spazio per una prosecuzione del rally”, assicura Carlos Andrés, chief investment officer di March Gestión, convinto che i flussi di ritorno degli investitori fuggiti all'apice della crisi debitoria siano destinati a farsi più copiosi. “Persino in alcuni segmenti del settore immobiliare – spiega – si assiste ad un ritorno di appetito da parte dei mercati”. Intanto l'economia della pensiola iberica guadagna competitività. Anche rispetto all'Italia. “Diversi fattori potrebbero stimolare un ulteriore aumento d’interesse da parte degli investitori: grazie alla riforma del lavoro, ad esempio, il costo medio orario della manodopera spagnola è sceso a due terzi di quello francese”, ricorda Firmino Morgado, gestore del fondo FF Iberia di Fidelity. Senza dimenticare il virtuoso ribilanciamento dell'economia a favore dell'export: quello destinato ai Paesi extra-Ue, in particolare, ha registrato una vera impennata, ma anche il dato complessivo, superiore del 20% ai massimi del 2008, fa ben sperare: “Un dato che segna una tappa fondamentale nel processo di ripristino della fiducia [...]