giovedì 12 giugno 2014

Ricerche - Famiglie & fondi: nuove prove di convivenza

Da CorrierEconomia del 9 giugno 2014, pag. 28

È ancora presto per parlare di una solida inversione di tendenza. Ma intanto, dopo il crollo del periodo 2002-2012, che ha visto uscire dall'industria dei fondi italiani oltre 4 milioni di investitori, l'emorragia sembra essersi arrestata. Secondo l'ultima indagine sui sottoscrittori di fondi comuni italiani realizzata da Assogestioni, infatti, il 2013 ha fatto registrare un incremento di oltre 200 mila unità, portando il dato complessivo a 5,6 milioni. I prossimi mesi diranno se si tratta di un vero e proprio giro di boa o se invece, per un ritorno più convinto degli acquisti bisognerà attendere. Nel frattempo, l'identikit dei sottoscrittori stilato dall'associazione di categoria offre molte conferme e alcune sorprese. Tra le prime, l'elevata concentrazione in alcune fasce di popolazione: da un lato, il 10% dei sottoscrittori più ricchi, pari a poco più di mezzo milione di individui, detiene il 51,3% del patrimonio complessivo. Dall'altro, il tasso di partecipazione all'industria dei fondi cresce con l'aumentare dell'età anagrafica: sale dal 5,6% per i soggetti tra i 26 e i 36 anni, al 15,8% per i 66-75enni e tende a ridursi dopo i 75 anni. «Un'ampia letteratura conferma questa tendenza: la partecipazione agli investimenti finanziari e in particolare ai mercati azionari accompagna il ciclo di vita degli investitori. Superata una certa soglia d'età, inizia una fase di decumulo», sottolinea Alessandro Rota, direttore dell'ufficio studi di Assogestioni. Vale la pena sottolineare come, negli ultimi 11 anni, la schiera dei sottoscrittori sia invecchiata molto più rapidamente della popolazione italiana nel complesso: osservando la variazione della distribuzione per classi di età, infatti, si nota che, tra il 2002 e il 2013, gli investitori di età compresa tra i 25 e i 36 anni sono diminuiti del 7,3%, mentre risultano sempre più rappresentate la casse d'età 66-75 anni (+3,3%) e quella degli ultra-75enni (+6,8%). La spiegazione è semplice e drammatica: negli ultimi anni, i giovani hanno pagato il conto più salato della crisi, come dimostra il dato record sulla disoccupazione del primo trimestre, salita al 46% tra i 15 e i 26 anni.

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