mercoledì 3 dicembre 2014

Debutti, casse comuni in Piazza Affari. I big e gli italiani (ancora) alla finestra

Da CorrierEconomia del 1 dicembre 2014, pag. 29 - Leggi tutto

Da oggi, primo dicembre, i fondi comuni sbarcano in Piazza Affari. Una possibilità di cui si parla da anni e che, sulla carta, può sparigliare le regole del gioco nell’industria, offrendo alternative al business tradizionale che lega sgr, banche e reti distributive. E aprendo, forse, una gara virtuosa sul fronte dei costi e della distribuzione. Per capire se funziona, però, ci vorranno tempo e massa critica. Solo una decina di operatori, tutti piccoli, è pronta al via. Non mancano poi ostacoli burocratici. A causa di una modifica regolamentare ancora sospesa (la dead line è al 31 dicembre), i fondi di diritto italiano potrebbero dover aspettare ancora. In prima battuta, quindi, al via potrebbero esserci solo le sicav, anche quelle prodotte da intermediari italiani in Lussemburgo o in Irlanda.

Tempi certi Da oggi Piazza Affari accoglierà le richieste di ammissione. Entro gennaio o febbraio, gli investitori potranno iniziare ad acquistare e vendere i fondi quotati, anche se la propria banca non ha accordi commerciali con la sgr che li produce. Bisogna tuttavia sgombrare il campo dagli equivoci: parlare di quotazione è improprio. La negoziazione non sarà continua come per le azioni o gli Etf, con prezzi in acquisto e vendita (denaro/lettera) disponibili in ogni istante. Come accade oggi per i fondi venduti allo sportello o dal promotore, ogni giorno [...] Leggi

«Il dollaro? Meglio forte, ma non troppo»

Da CorrierEconomia del 1 dicembre 2014, pag. 28 - Leggi tutto

Il Quantitative easing non é morto. Archiviato negli States il terzo programma di allentamento monetario, il Giappone ha subito incrementato il dosaggio delle iniezioni di liquidità, portando a 80 mila miliardi di yen (556 miliardi di euro circa) l'ammontare annuo di titoli che la banca centrale è intenzionata ad assorbire. Anche l'Europa ha avviato un mini-Qe, che qualcuno interpreta come il primo passo verso un piano di stimoli più ambizioso. La vera terapia d'urto. "E comunque non si può escludere nemmeno un quarto giro di acquisti da parte della Federal Reserve, se la ripresa negli Usa dovesse perdere smalto", osserva Simone Facchinato, responsabile investimenti di Amundi Sgr. Certo è che nelle ultime settimane i mercati (specialmente quelli obbligazionari) hanno iniziato a scontare aspettative di crescita più modeste, anche negli Stati Uniti. Con implicazioni a cascata: primo, tempi più lunghi per la risalita dei tassi americani, che gli economisti di Amundi Sgr ora proiettano nella forbice tra 0,25% e 0,50% verso la fine del 2015. Secondo, una preferenze per obbligazioni con scadenze più elevate. E il ritorno di una maggiore propensione al rischio da parte di molti investitori. "Con rendimenti reali negativi fino a due anni per i governativi di sei Paesi, non ci sono alternative: se si vuole accedere a potenziali guadagni extra, bisogna assumersi dei rischi, puntando, per esempio, su Periferia, bond high yield e debito emergente: di recente siamo tornati anche sulle [...] Leggi tutto



Privacy e sicurezza non sono un optional

Da CorrierEconomia del 1 dicembre 2014, pag. 40
 
Il futuro dei pagamenti digitali è nelle mani di due gruppi di consumatori: la fascia ad alto reddito, con entrate familiari da 150mila dollari l?anno in su e la generazione del nuovo millennio, quella dei nati tra il 1980 e il 2000: l'ultima del ventesimo secondo, la prima visceralmente digitale. Secondo la 2014 North America Consumer Payments Survey, un?indagine online realizzata in agosto da Accenture su un campione di 4.000 intervistati (di cui 3.400 statunitensi e 600 canadesi), il 52% dei Millennials e il 55% dei consumatori nordamericani ad alto reddito ha già utilizzato il proprio telefono come dispositivo di pagamento mobile. Coloro che invece non hanno mai approfittato (60%), sono stati condizionati prevalentemente da timori sulla sicurezza dei pagamenti (57%) e sulla privacy (45%) ma cambierebbero idea se venisse loro offerto un programma di punti premio (54%), sconti sui prezzi basati sull?utilizzo storico (53%) e se il dispositivo di pagamento ricevesse e conservasse tutte le ricevute in un database sicuro e, al tempo stesso, tenesse conto in modo continuato delle abitudini di spesa (52%). Tra le tendenze future [...] Leggi tutto