giovedì 25 dicembre 2014

Emergenti - Il doppio passo

Da CorrierEconomia del 22 dicembre 2014, pag. 35 - Leggi tutto

Anche il 2014 si chiuderà con il segno meno per l'indice dei mercati emergenti. E forse non sarebbe potuta andare diversamente in piena fase di rallentamento dell'economia cinese, con il biglietto verde più forte, la crisi ucraina, i timori per le conseguenze di una svolta restrittiva sempre più vicina da parte della Federal Reserve e, da ultimo, il crollo delle quotazioni petrolifere, che ha contribuito ad alimentare una nuova ondata di nervosismo sui mercati. Ma dopo due anni in rosso, la disaffezione degli investitori per gli emergenti rischia di incancrenirsi, complici i venti contrari che non smettono di soffiare sulle sorti di alcuni listini. Ha poco senso, però, parlare di emerging markets come se fossero un blocco monolitico. E secondo molti osservatori, il 2015 vedrà accentuarsi le divergenze tra Paesi, settori e singoli titoli, allargando la forbice tra vincitori e vinti. Si pensi alle dinamiche legate al prezzo dell?oro nero, crollato in sei mesi da 115 a 60 dollari al barile. La Russia ha già perso in un anno metà del suo valore in Borsa e la sua moneta si è deprezzata del 50% contro il biglietto verde. «L'intervento aggressivo sui tassi da parte della banca centrale russa per difendere la divisa non sarà sufficiente a ridare fiducia agli investitori. In assenza di un piano di riforme credibile, i fondamentali continueranno a deteriorarsi», avverte Colm McDonagh, capo del debito dei Paesi emergenti per Insight (Bny Mellon). Il problema non riguarda solo la Russia. 
 
L'export «Ne risentirà anche l?economia di altri Paesi esportatori, come Brasile e Sudafrica» - ricorda [...] Leggi tutto