mercoledì 23 dicembre 2015

Emergenti - Riscossa appesa a utili e valute

Da CorrierEconomia del 21 dicembre 2015, pag. 35

La reazione immediata al primo aumento dei tassi americani è stata benevola. Ma il 2015 rimane un anno da dimenticare per i mercati emergenti. Su venti piazze, solo tre hanno consegnato performance positive: Corea, Ungheria e Russia. E la voragine si è solo allargata: il blocco dei Paesi meno sviluppati è reduce da cinque anni di sotto-performance rispetto ai listini sviluppati. Una lenta agonia durante la quale si è accumulato uno svantaggio del 45%. Il 2016 potrebbe raccontare una storia differente? Si, dicono gli analisti. Ma a certe condizioni. Scenario Non bastano valutazioni relativamente attraenti. Troppi fattori hanno spinto alla deriva le azioni emergenti in questi anni: aspettative iniziali eccessive, la chiusura del differenziale di crescita tra Nord e Sud. Diffusi squilibri macroeconomici, valute deboli e margini di profitto in calo; basti pensare che, secondo un'analisi realizzata da Credit Suisse, la crescita degli utili per azione è stata per 20 mesi consecutivi inferiore a quella dei mercati sviluppati: l'intervallo più lungo dalle crisi asiatica e russa del '97-99. Due aspetti potrebbero però trasformare il nuovo anno nel potenziale giro di boa: il primo riguarda le valute. Molti analisti credono che siano vicine a toccare il fondo. A livello aggregato sono a sconto come non lo erano dal 2004 e sembrano avere già scontato il primo aumento dei tassi. È utile ricordare che negli ultimi due anni Turchia, Brasile e Russia hanno subito una svalutazione contro il dollaro di rispettivamente 31, 40 e 53 punti percentuali. C'è un secondo elemento: analizzando un insieme di parametri - il rapporto tra produttività e salari e la dinamica della produzione industriale, tra gli altri - gli analisti di Credit Suisse giungono alla conclusione che il 2016 potrebbe sperimentare, per la prima volta dal 2011, una stabilizzazione dei margini di profitto per i mercati emergenti. Se così fosse, la banca svizzera stima un potenziale apprezzamento del 20% in dollari entro il prossimo dicembre. Condizioni «Al momento restiamo neutrali sugli emergenti. Nel corso dell'anno, però, potrebbero presentarsi le condizioni per un'inversione di tendenza», osserva Loris Centola, responsabile della ricerca di Credit Suisse. Tre sono i presupposti [...] leggi tutto

Dal greggio agli high-yield: un anno di strafalcioni per i guru

Da CorrierEconomia del 21 dicembre 2015, pag. 32 

Warren Buffett aveva torto. E non è il solo. In un'intervista rilasciata il 5 febbraio scorso, l'85enne presidente della Berkshire Hathaway dichiarava: «Sarà molto difficile per la Fed alzare i tassi nel 2015». Bersaglio mancato, sia pure di poco. Tra i guru più ascoltati a Wall Street, però, altri hanno sbagliato mira in modo assai più eclatante. Esattamente un anno fa, per esempio, quando il prezzo del petrolio giaceva a 60 dollari al barile, reduce da un tonfo del 50% in sei mesi, uno come T. Boone Pickens, influente petroliere texano, presidente dell?hedge fund BP Capital Management, profetizzava un ritorno delle quotazioni a 90/100 dollari entro 12/18 mesi. Anche le banche d'affari erano convinte che il greggio avrebbe presto recuperato terreno e indicavano per la fine del 2015 un prezzo obiettivo compreso tra i 77 dollari di BofA Merrill Lynch e i 100 di Ubs. Invece il petrolio è rimasto sotto i 65 dollari per tutto l'anno, prima di precipitare a 36 dollari al barile. Sui mercati nessuno ha la sfera di cristallo. Ma lette a distanza di un anno, le stime pubblicate alla fine del 2014 dalle grandi case d'investimento mostrano una lista sorprendente di errori. 

Fed e Treasury Sui tempi della svolta monetaria della Federal Reserve, per cominciare, in pochi avevano visto giusto. Dei 70 esperti interpellati a inizio gennaio dal Wall Street Journal in un sondaggio, 43 ipotizzavano un intervento sul costo del denaro di almeno 25 punti base entro metà anno. Per un primo ritocco, invece [..] Leggi tutto

venerdì 18 dicembre 2015

«Bond Usa e Btp Italia a cinque anni per risolvere l'equazione dei tassi»

Da CorrierEconomia del 14 dicembre 2015, pag. 32

I mercati sembrano aver già emesso il proprio verdetto: questa settimana la Fed alzerà i tassi d'interesse. Ma non mancano autorevoli voci di dissenso. «Tutti gli scenari restano aperti: potremmo avere un singolo rialzo e poi nulla. Oppure due o tre ritocchi all'insù, seguiti da un'inversione di tendenza, cioè un taglio del costo del denaro. Ma non si può ancora escludere l'ipotesi che questo sia il primo ciclo economico senza alcun aumento dei tassi. In ogni caso - osserva Steven Major, responsabile globale della ricerca nel reddito fisso per Hsbc - il sentiero seguito dalla Fed non sarà di tipo convenzionale: non avremo incrementi nell'ordine di 100 punti base l'anno come nei passati cicli restrittivi». Ma se ci fosse l'aumento, come reagiranno i mercati? Secondo Major non c'è motivo di preoccuparsi: l'ampio differenziale di rendimento tra i titoli a due anni tedeschi e americani - i bund hanno un rendimento negativo pari a -0,34%, i Treasury offrono quasi l'1% - suggerisce che la curva americana sia perfettamente in grado di assorbire il primo intervento restrittivo senza ripercussioni significative.

Reddito fisso Il problema essenziale per gli investitori rimane semmai un altro: dove si può trovare valore nel reddito fisso? «Tra i titoli di Stato americani, specialmente sulle scadenze vicine ai 5 anni: il mercato sta sovrastimando il rischio di una stretta monetaria negli Usa». Anche il segmento high yield appare attraente, in particolare in Europa, grazie [...] Leggi tutto

Fondi - Chi sale sul podio dell'anno record

Da CorrierEconomia del 14 dicembre 2015, pag. 27

Il risparmio gestito gode di ottima salute. Nonostante le forti turbolenze registrate sui mercati finanziari durante l'estate, nei primi 10 mesi dell'anno il bilancio tra sottoscrizioni e riscatti è sempre rimasto positivo, portando la raccolta netta a 126 miliardi di euro, secondo Assogestioni. Salvo sorprese, il massimo storico toccato a fine ottobre dall?industria, con un patrimonio gestito di 1.816 miliardi di euro, candida il 2015 ad essere ricordato come un anno record. I mini-tassi, l'incertezza sugli effetti dell'imminente svolta monetaria restrittiva da parte della Federal Reserve e le vampate di volatilità incoraggiano un numero crescente di investitori a rivolgersi all'industria dei fondi, affidando ai gestori una delega sempre più ampia in materia di scelte su come ripartire i risparmi: non a caso, i flessibili guidano la classifica dei prodotti che hanno raccolto di più da inizio anno, con volumi pari a 47,5 miliardi di euro in 10 mesi. 

La scelta I fondi, però, non sono tutti uguali. Se è vero che interpretare l'andamento dei mercati diventa sempre più difficile e la dispersione delle performance all'interno di una stessa classe di attivo tende ad amplificarsi, la scelta del gestore a cui affidare i propri risparmi risulta cruciale. Quali asset manager propongono il menu d'offerta più competitivo? L'indagine realizzata dall'Istituto Tedesco Qualità e Finanza distingue gli operatori in tre classi: nella categoria Italia Big, che raggruppa i player domestici con un patrimonio gestito in fondi aperti superiori a 20 miliardi di euro, Anima si aggiudica il primo posto, seguita da Eurizon e Pioneer. Nella classifica Italia Small [...] Leggi tutto

lunedì 14 dicembre 2015

Megatrend - Acqua, energia, digitale, salute. Tutte le strade per un dono «responsabile»

Da CorrierEconomia del 7 dicembre 2015, pag. 37

Uno dei classici errori dell'investitore è quello di avere un respiro troppo corto. Si insegue il borbottio delle notizie - le mosse delle banche centrali, l'oscillazione degli utili trimestrali - dimenticando che il successo di un investimento andrebbe misurato (e costruito) sul lungo termine. Come isolarsi dal rumore di fondo, ignorando il battito dei mercati? Un'idea è scommettere sui temi d'investimento che abbracciano un orizzonte molto dilatato: i mega-trend come l'invecchiamento della popolazione in Occidente, lo sviluppo delle infrastrutture o il cambiamento climatico si prestano bene, soprattutto per chi sta muovendo i suoi primi passi da investitore e ha davanti a sé un lungo cammino. Ecco perché potrebbe avere un senso regalare un piccolo investimento capace di cavalcare il business della sicurezza o le conquiste della biotecnologia. Negli ultimi 10 anni, l'indice azionario specializzato nel biotech ha guadagnato il 304%, sei volte il rendimento dell'equity globale ma, va detto, a fronte di una volatilità molto più elevata (vedi tabella). Anche l'acqua ha reso bene [...] Leggi tutto

giovedì 10 dicembre 2015

Fondi pensione: Fisco meno pesante e rischio calcolato

Da CorrierEconomia del 7 dicembre 2015   -   Leggi tutto

E se il regalo giusto fosse un fondo pensione? Stando all’ultima relazione Covip, solo il 16% dei lavoratori con meno di 35 anni è iscritto a una forma pensionistica complementare: il cosiddetto «secondo pilastro», che dovrebbe affiancare la previdenza pubblica per integrare il (magro) assegno dell’Inps. Per costruire un’adeguata pensione complementare, però, è necessario che la fase di accumulo inizi il prima possibile. E se molti giovani lavoratori oggi non sono nelle condizioni di accantonare risorse, un aiuto può arrivare da mamma e papà. Come? Iscrivendo i figli a un fondo pensione aperto, a un piano individuale pensionistico o, laddove possibile, a un fondo negoziale di categoria. «In alternativa all’eventuale riscatto degli anni di laurea, può essere una soluzione da valutare: interessante soprattutto per i benefici fiscali», osserva Giuseppe Romano, direttore dell’Ufficio Studi di Consultique. I contributi a fini previdenziali sono deducibili. Il bonus fiscale copre anche le somme versate a favore dei soggetti fiscalmente a carico, oltre all’eventuale contributo del datore di lavoro, fino a un tetto di 5.164,75 euro l’anno. Se si raggiunge l’importo massimo deducibile, il risparmio fiscale varia tra i 1.187 e i 2.220 euro a seconda dell’aliquota Irpef. In pratica, se con i versamenti al proprio fondo, il genitore non raggiunge la soglia di deducibilità, iscrivendo anche il figlio a carico paga meno tasse. Prima si comincia, meglio è. E non solo perché i benefici aumentano con il passare del tempo (vedi tabella). Dopo otto anni [...] Leggi tutto

martedì 8 dicembre 2015

Listini - «La nuova volatilità? Crea occasioni per investire»

Da CorrierEconomia del 7 dicembre 2015, pag. 37

«In un mondo che cresce strutturalmente a passo più lento: E anche il modo di generare valore deve evolvere di conseguenza. Tenendo conto che i mercati, specialmente in questa fase, sono ipersensibili al flusso di notizie, positive e non. Gli investitori devono prepararsi a nuovi picchi di volatilità». Paolo Federici è fresco di nomina alla guida della nuova Direzione globale prodotti di Fidelity International. Lascia la responsabilità dell'area Sud Europa e America Latina per dedicarsi allo sviluppo dell'offerta su scala globale, in coordinamento con le strutture regionali del gruppo. Nel nuovo ruolo, è chiamato a tracciare le coordinate della strategia sui prodotti, in un'industria, quella del risparmio gestito, che sta cambiando pelle. «Alcuni paradigmi tradizionali non funzionano più. Non basta avere prodotti capaci di battere il benchmark di riferimento - spiega Federici -. Oggi gli investitori chiedono soluzioni orientate all'ottenimento di un risultato, magari in combinazione con altre componenti del portafoglio. Al tempo stesso, quando intraprendono un percorso d'investimento, non guardano solo alla destinazione, giudicano la qualità del viaggio». La crescita degli strumenti a replica passiva, imbattibili sul piano dei costi, lascia immaginare un'evoluzione inevitabile: tra i fondi attivi, solo i migliori, quelli capaci di fare davvero la differenza, consegnando un extra-rendimento e una maggiore qualità grazie alla selezione dei titoli potranno sopravvivere. Gli altri verranno progressivamente accantonati e forse [...] leggi tutto

lunedì 7 dicembre 2015

Portafogli a due facce

Da Milano Finanza del 5 dicembre 2015, pag. 41

Nella maggior parte delle classi di attivo liquide, oggi è difficile trovare valutazioni convincenti. Ma la situazione è migliorata, dopo la correzione estiva. Soprattutto nel mondo obbligazionario a spread. «I governativi tedeschi, inglesi americani sono ancora estremamente[...] leggi tutto

venerdì 4 dicembre 2015

Mercati - Più fiducia nell'Eurozona. Gli Emergenti pronti alla riscossa

Da CorrierEconomia del 30 novembre 2015, pag. 28

Chi temeva che l'aggravarsi della crisi nei mercati emergenti, durante l'estate, potesse affossare la ripresa del Vecchio Continente, costringendolo all'ennesima falsa ripartenza, può tirare un mezzo sospiro di sollievo. Per adesso l'Eurozona tiene. Questo almeno sembra suggerire la lettura preliminare dei Pmi (Purchasing manager index) di novembre, gli indicatori che esprimono le aspettative dei responsabili degli acquisti a livello aggregato, ai massimi dal maggio 2011. In Germania, aumentano il Pil e la fiducia delle aziende. Fiducia Anche in Italia l'Istat certifica un clima migliore, con l'indice di fiducia di consumatori e imprese ai massimi da, rispettivamente, 13 anni e 8 anni. «Questa ripresa è guidata dal risveglio della domanda interna», ricorda Maria Paola Toschi, market strategist di JPMorgan am. Il nuovo focolaio di tensione tra Turchia e Russia rappresenta una potenziale spina nel fianco per l'Europa e non solo. Ma l'atteggiamento ultra-accomodante della Banca centrale europea aiuta a tenere i nervi saldi. Già in occasione del meeting del 3 dicembre, il presidente Mario Draghi potrebbe annunciare una combinazione di nuove misure espansive, per contrastare i timori di un congelamento dell'inflazione troppo a lungo. Intanto il calendario delle riforme avanza su più fronti e il sistema finanziario s'irrobustisce. «Il recente salvataggio delle quattro banche italiane conferma la volontà di mettere insieme i tasselli che mancano nel quadro di un consolidamento della ripresa», osserva la strategist, secondo cui anche gli effetti del crollo delle quotazioni petrolifere a 40 dollari al barile, ai minimi da febbraio del 2009, sono sottostimati dal mercato. Ammesso che lo scontro tra il presidente turco Erdogan e quello russo, Putin, non alimenti una drastica inversione di tendenza. «L'insieme di questi fattori, unito al deprezzamento dell'euro, si sta traducendo in un aumento dei profitti [...] leggi tutto

giovedì 3 dicembre 2015

Generali punta sull'architettura aperta

Da CorrierEconomia del 30 novembre 2015, pag. 30

Sviluppare il business dei clienti terzi. Allargare il perimetro di attività in Europa. Focus su prodotti a rendimento assoluto, azionari tematici e multi-asset. Sono i tre pilastri del nuovo posizionamento strategico di Generali Investments, società di gestione del risparmio del gruppo Generali, con attivi pari a 370 miliardi, che la collocano tra i primi 10 asset manager dell'Europa continentale. «Vogliamo aumentare del 50% in tre anni la raccolta netta presso clienti istituzionali e fund buyer esterni al Gruppo: attualmente questo segmento vale 17 miliardi di euro», ha dichiarato Santo Borsellino, ad di Generali Investments, presentando il piano di crescita. L'obiettivo [...] Leggi tutto

sabato 28 novembre 2015

Gestori globali, torna la voglia di rischiare. Europa preferita

Da CorrierEconomia del 23 novembre 2015, pag. 30

Nella prima metà di novembre, i grandi investitori hanno alzato l?asticella del rischio. È quanto emerge dall'ultima edizione della Global fund manager survey (Fms), l'indagine realizzata da BofA Merrill Lynch su base mensile per misurare le aspettative di 201 gestori di fondi globali, riconducibili a masse amministrate pari a 576 miliardi di dollari. L'indice BofaML Risk & Liquidity, che esprime la percentuale di investitori propensi ad assumere più rischio nei propri portafogli, è balzato ai massimi degli ultimi 7 mesi. La percentuale [...] leggi

venerdì 27 novembre 2015

«Ora anche il fondo di liquidità deve diventare avventuroso»

Da CorrierEconomia del 23 novembre 2015, pag. 23

Una gestione efficace della liquidità è un aspetto non trascurabile nella costruzione di un portafoglio efficiente. Su questo piano, i mini-tassi hanno complicato la vita agli investitori. «I fondi monetari tradizionali sono stati creati con l'obiettivo di non subire mai perdite. Oggi invece sappiamo con certezza che andranno incontro a performance negative», avverte Michael Story, vice president di Pimco e co-gestore di due Etf attivi quotati a Piazza Affari, il Pimco Euro short maturity Ucits e il Pimco Us Dollar short maturity ucits. L'Eonia, il tasso d'interesse di riferimento nelle operazioni a brevissima scadenza, è a -15 punti base. Ed è abbastanza certo che sia destinato a scendere ancora: la banca centrale europea, infatti, sta inondando il sistema con liquidità sovrabbondante e probabilmente i suoi sforzi espansivi si intensificheranno: si va verso un'estensione del programma di Quantitative easing (allentamento monetario) oltre la scadenza iniziale ipotizzata a settembre del 2016, un incremento degli asset in acquisto, una modifica della loro composizione oppure un ulteriore taglio ai tassi sui depositi, attualmente a -0,20% nella zona euro. «Non mi stupirei se fossero portati a -30 punti base nel giro di pochi mesi», osserva Story. Risultato: se oggi il cash in Europa impone rendimenti negativi nell?ordine di 5-25 punti base, questa tendenza potrebbe aggravarsi nei prossimi mesi. Come se ne esce? «Se ci si allontana un po' dal bacino sovraffollato [...] Leggi tutto

venerdì 20 novembre 2015

Consumi - Guida ai pagamenti facili Telefonini e app (per risparmiare)

Da CorrierEconomia del 16 novembre 2015 pag. 1-26-27  - Leggi tutto

La rivoluzione dei pagamenti digitali ha già trasformato il telefonino in uno strumento (anche) finanziario, capace di dare accesso a molti servizi bancari tradizionali. Il punto d?arrivo, però, è una banca completamente mobile. Che permetta di usare lo smartphone al posto di contanti, carte di credito e debito, per tutto ciò che riguarda la gestione quotidiana del denaro: pagare il caffè al bar, la sosta al parcheggio e le bollette di luce e gas. Fare acquisti online e negli esercizi commerciali, magari in modalità contactless , cioè senza nemmeno tirar fuori la carta di credito. Inviare denaro ad altri privati con addebito istantaneo sul conto del destinatario. O ancora, trasformare il proprio telefono in un punto vendita portatile, per incassare i pagamenti. Come raccontano gli articoli pubblicati in queste pagine, si tratta di soluzioni già oggi disponibili sul mercato. L'offerta è ampia e la scelta non sempre facile. Manca forse una sintesi, che condensi in un unico menu di servizi digitali tutto ciò che oggi è possibile fare con il proprio [...] Leggi tutto

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- Vedo, codifico, compro: il negozio è ovunque
- Parcheggio e bollette: tutto finisce nel wallet
- Quando i telefoni pagano il conto da soli
- Se lo smartphone si trasforma in «Pos»

sabato 14 novembre 2015

Metti la performance al primo posto: ecco i criteri per selezionare il banker

Da CorrierEconomia del 9 novembre 2015, pag. 37

Le performance prima di tutto. Secondo l'ultima indagine sulla clientela «private» in Italia, realizzata dall'ufficio studi dell'Aipb, il desiderio di ottenere migliori rendimenti è divenuto l'interesse preminente di un cliente su tre, superando, nella classifica delle preferenze, le aspettative sulla capacità del banker di identificare correttamente i suoi bisogni, per la costruzione di soluzioni individuali. Quest'ultimo aspetto rimane comunque il più rilevante per il 27% dei rispondenti, il tre per cento in più rispetto all'edizione del 2014. Tuttavia, il crollo dei rendimenti obbligazionari [...] leggi l'articolo

venerdì 13 novembre 2015

Eredità - Trust & polizze: se il passaggio è globale

Da CorrierEconomia del 9 novembre 2015, pag. 40

I grandi patrimoni sono più difficili da amministrare. Non solo per un fattore dimensionale. Spesso, infatti, subentrano elementi di particolare complessità, soprattutto se entrano in gioco giurisdizioni differenti. In questi casi, la pianificazione del passaggio generazionale può risultare particolarmente delicata. Fisco In un contesto internazionale in cui le imposte di successione viaggiano tra il 25% e il 50%, l'Italia gode di un regime premiante, con un'aliquota bassa (4%) e franchigie elevate, pari a un milione di euro per ogni erede nelle successioni in linea retta o tra coniugi. «Molti temono che questi benefici possano venire ridimensionati in futuro e quindi si sono attrezzati», osserva Gianluca Attimis, responsabile dell'area wealth management di Banca Leonardo. Secondo Attimis, chi deve gestire il trasferimento della ricchezza alle nuove generazioni, in presenza di parenti all'estero (minori o meno), dispone di due strumenti principali: il trust e la polizza, meglio se multi-ramo. «Il più efficace e semplice da gestire è il secondo, anche attraverso un veicolo fiduciario che garantisca il rispetto delle volontà del contraente nelle modalità di elargizione delle somme», osserva l'esperto. Ad esempio, spiega, la fiduciaria potrebbe essere incaricata di erogare [...] leggi l'articolo

giovedì 12 novembre 2015

Gestioni - Con Etf e robot, portafogli più «democratici»

Da CorrierEconomia del 9 novembre 2015, pag. 41

Non sono ancora adatte al piccolo risparmiatore. Ma montate su un algoritmo che definisce la composizione del portafoglio in modo automatico e utilizza solo Etf, le gestione patrimoniali iniziano a diventare strumenti più democratici. Valgono in media quasi un quinto dei portafogli private e ne rappresentano la componente più rilevante. Grazie all'uso della tecnologia, ai bassi costi e all'efficienza degli Exchange traded fund, però, sono sempre più accessibili anche a investitori con un patrimonio inferiore alla soglia dei 500 mila euro. Piattaforme Nella prima metà di ottobre sono arrivate due novità. La padovana Giotto Sim ha lanciato in collaborazione con Diaman Scf, società di consulenza finanziaria indipendente specializzata in metodologie matematico-statistiche, tre linee di gestione quantitative a rendimento assoluto, che si focalizzano sull?utilizzo degli Etf di Ubs quotati a Piazza Affari. L'investimento minimo è di 50 mila euro. «Ma il patrimonio medio dei primi clienti in consulenza, pari al 30% del totale, è di circa 5 milioni», fa sapere un portavoce di Giotto Sim. Il servizio prevede una commissione di gestione [...] Leggi tutto

MoneyFarm - Adesso c'è Londra nel suo mirino

Da CorrierEconomia del 9 novembre 2015, pag 10

Oggi è quasi sempre un promotore finanziario o il private banker di fiducia. Ma tra qualche anno chi darà consigli in tema d'investimento a molti risparmiatori potrebbe non essere un consulente in carne e ossa, bensì un (sofisticato) software. È la scommessa di MoneyFarm, società d'intermediazione mobiliare fondata nel 2011 da Paolo Galvani e Giovanni Daprà, tra i primi esempi di robo-advisor in Europa. Si tratta di servizi di consulenza finanziaria online, basati su portafogli modello, composti generalmente da soli etf ( exchange traded fund ); un algoritmo definisce il peso delle singole classi di attivo, in base al profilo di rischio dell'investitore e lo ribilancia periodicamente, al mutare delle condizioni di mercato.Superati da poco i 150 milioni di euro di masse in consulenza, grazie a una crescita dei clienti italiani nell?ordine del 20% mese su mese, MoneyFarm ha appena ottenuto un finanziamento di 16 milioni di euro dal fondo di private equity inglese Cabot Square Capital e da United Ventures. «Questa somma ci permette da un lato di potenziare l'acquisizione di nuovi clienti e l'innovazione di prodotto nel mercato italiano - spiega Galvani, presidente di MoneyFarm -. Dall'altro, di sviluppare la nostra presenza a livello internazionale, a cominciare dal Regno Unito». L'obiettivo è di lanciare il servizio sul mercato inglese nel primo trimestre del 2016. Secondo una ricerca realizzata da Citi, a fine 2014 i robo-advisor gestivano 14 miliardi di dollari; a livello globale, le masse potrebbero crescere fino a 5 mila miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. Solo nel Regno Unito, stima uno studio della società di consulenza Oliver Wyman, il digital wealth management dovrebbe raggiungere quota 20/30 miliardi di sterline entro il 2019. 

Un mercato enorme. Nell'arco dei prossimi cinque anni [...] Leggi 

venerdì 6 novembre 2015

«Portafogli alternativi per non ballare coi mercati»

Da CorrierEconomia del 12 ottobre 2015, pag. 35
 
Le forti turbolenze estive hanno offerto un assaggio di cosa potrebbe significare nei prossimi anni la navigazione sui mercati finanziari: da un lato, le valutazioni gonfiate da anni di stimoli monetari ultra-espansivi deprimono le prospettive di rendimento su molti listini azionari e nel reddito fisso. Dall'altro, l'avvio del processo di normalizzazione dei tassi alimenta nuove ondate di volatilità. La Fed è sempre più vicina al giro di boa, subito dopo toccherà alla Bank of England e prima o poi, quando i tempi saranno maturi, anche gli altri banchieri centrali dovranno staccare la spina. Intanto, l'eccesso di liquidità aumenta l'ampiezza delle oscillazioni. E come se non bastasse, a tratti sembra svanire la correlazione inversa tra bond e titoli azionari, che un tempo fungeva da cuscinetto naturale nei portafogli bilanciati, in fasi di profondo rosso. «Questo scenario suggerisce l'opportunità di un'allocazione strategica a favore di strumenti alternativi, con due finalità - spiega Declan Canavan, responsabile delle strategie alternative nella regione Emea per JpMorgan asset management - ottenere una più efficace diversificazione di portafoglio e attenuare la volatilità».

Portafogli Consideriamo tre panieri bilanciati, composti da azioni e bond, in un rapporto di, rispettivamente, 30/70, 50/50 e 70/30. Se si analizzano le performance degli ultimi 25 anni - osserva il gestore - si scopre che i portafogli avrebbero ottenuto rendimenti più elevati, a fronte di una minore volatilità, se si fosse inserita una componente del 20% di asset alternativi, suddivisi equamente tra hedge fund, private equity e immobiliare. Queste classi di attivo, ricorda Canavan, tendono a sovraperformare quando i mercati sono in fibrillazione. Hanno però soglie d'investimento in genere molto elevate e presentano caratteristiche di illiquidità incompatibili [...] Leggi tutto

giovedì 5 novembre 2015

Ora è meglio puntare sui titoli domestici

Da CorrierEconomia del 12 ottobre 2015
 
La periferia sta scaldando i muscoli. È pronta a prendersi una rivincita sui Paesi forti della zona euro, che fino al 2014 hanno fatto da locomotiva.Lo dicono le stime dell'Fmi. La Spagna, ad esempio, crescerà del 3,1% nel 2015, il doppio della Germania (1,5%). «Anche l'Italia è in fase di accelerazione, favorita da una situazione politica stabile, disoccupazione in calo e una ripresa della domanda di credito», spiegano Maria Paola Toschi e David Stubbs, market strategist di J.P.Morgan am. Inoltre nel secondo trimestre, gli utili delle aziende rappresentate [...] Leggi tutto

martedì 3 novembre 2015

Fondi, investire è questione di fede
I portafogli a vocazione religiosa

Da CorrierEconomia del 2 novembre 2015  - LEGGI

Non è un precetto della Chiesa Cattolica, né tra i temi trattati da papa Francesco nell’ultima enciclica. Ma sempre più spesso, per ragioni di business la finanza guarda a chi cerca un compromesso virtuoso tra le esigenze dell’anima e quelle del portafoglio. E vuole investire come Dio comanda. La divisione wealth management di Morgan Stanley ha appena lanciato il Catholic Values Investing Tool Kit, un servizio che permette a privati e istituzionali di personalizzare le strategie in modo conforme alla dottrina della Chiesa. Ubs realizza mandati e gestioni ad hoc, integrando nel processo d’investimento i valori (anche religiosi) del cliente. «Partendo da un universo di seimila emittenti possiamo escludere quelle che fanno affari in conflitto con le sue convinzioni religiose», spiega Luca Taiana, specialista Values-based investing di Ubs.

Idee Con la stessa logica, poche settimane fa, S&P Dow Jones Indices ha presentato l’S&P500 Catholic values rappresentativo delle società quotate a Wall Street che rispettano i principi cattolici. Il primo paniere benedetto dalla Conferenza Episcopale americana è l’Msci Usa Catholic Values e risale al 1° maggio 1998. Dal lancio, ha reso il 5,11% su base annua, pochi centesimi in più rispetto all’Msci Usa. C’è anche chi come JPMorgan am ha pensato di applicare i filtri della religione cattolica alla gestione attiva di un fondo bilanciato. Partito nel maggio 2011, è stato chiuso dopo un anno per aver fallito gli obiettivi di raccolta. Forse i tempi non erano ancora maturi. Leggi tutto

venerdì 30 ottobre 2015

Consumi - L'auto fa ripartire il credito

Da CorrierEconomia del 26 ottobre 2015, pag. 28

Il miglioramento osservato nei comportamenti di spesa degli italiani durante la prima metà dell’anno non è un fenomeno passeggero. Dopo anni di arretramento, nel corso del 2015 i consumi sono ripartiti, sebbene timidamente e l’inversione di tendenza sembra destinata a consolidarsi nel corso dei prossimi 12 mesi. É quanto emerge dal secondo Osservatorio Compass sul credito al consumo, studio realizzato dalla società finanziaria del gruppo Mediobanca su un campione di 400 esercizi convenzionati che offrono soluzioni di finanziamento e pagamenti rateali per l’acquisto di beni e servizi. A luglio, la percentuale di chi si aspetta un aumento delle vendite nei prossimi 12 mesi è salita al 44,5%, in netta accelerazione rispetto al 36% rilevato lo scorso dicembre. Quarantadue intervistati su 100 propendono per una sostanziale stabilità del fatturato (erano 49 a fine 2014) e contestualmente cala il numero delle previsioni negative, dal 13% al 10,8%. La maggiore fiducia degli esercenti sulle prospettive future, del resto, riflette anche il buon andamento degli affari nel primo semestre: il 27% ha già registrato un progresso nelle vendite e i segnali di ripresa appaiono particolarmente robusti nel settore auto, dove il 36% degli intervistati dichiara un incremento dei ricavi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Anche in questa seconda edizione del nostro osservatorio, il credito si conferma un driver [...] Leggi l'articolo

I titoli verdi beneficiati dal diesel-gate

Da CorrierEconomia del 26 ottobre 2015, pag. 26

«I motori diesel non scompariranno a breve. Ma il caso Volkswagen rafforza la nostra convinzione che il monopolio dei derivati del petrolio come carburante per i trasporti sia finito». Secondo Henning Padberg, gestore del Climate and environment fund di Nordea, è ancora presto per quantificare le conseguenze dello scandalo che ha travolto la casa tedesca, sul settore automobilistico e sull'economia teutonica. Se è vero che persino le società attive nel settore della mobilità sostenibile sono inciampate nella vicenda dei software truccati, a causa di un possibile effetto sulle vendite, per alcune di queste le prospettive di lungo termine sono tuttavia migliorate. É il caso di Infineon, azienda quotata a Francoforte, leader nel segmento dei semiconduttori di potenza. «Nel passaggio da un motore tradizionale a quello ibrido, il contenuto a base di semiconduttori triplica. Questa è una delle aree con maggiori potenzialità di crescita», osserva Padberg. Un altro esempio è Continental: oltre agli pneumatici, l'azienda tedesca realizza i sensori in grado di controllarne la pressione, allo scopo di ridurre le emissioni inquinanti. «Il diesel-gate incoraggerà molte case automobilistiche a investire di più nella ricerca e sviluppo e a dotare le proprie autovetture di dispositivi per ridurre i consumi e migliorare l'efficienza, anche a fronte di un aumento dei costi di produzione. Le società più attive in questi segmenti di business saranno premiate». I temi dell'efficienza energetica e della mobilità sostenibile sono i più rappresentati [...] Leggi l'articolo

giovedì 29 ottobre 2015

Fondi - Viaggio tra i «multi-asset» Così si sceglie la formula giusta

Da CorrierEconomia del 19 ottobre 2015, pag. 38

I fondi multi-asset sono i prodotti del momento. Tutti ne parlano. Ma non è sempre chiaro che cosa ci sia dentro. Multi-asset, infatti, è solo un?espressione commerciale che non identifica una particolare categoria di fondi o un preciso mix di selezionate classi di attivo. Viene adoperata per confezionare prodotti con caratteristiche molto diverse: bilanciati più o meno aggressivi, azionari globali con un'esposizione marginale ai bond, fondi alternativi Ucits specializzati in varie strategie. Considerando, per esempio, l'universo dei fondi il cui nome comprende l?espressione multi-asset, l'attuale esposizione azionaria varia da un minimo del 6,6% per il fondo Amundi funds multi asset global ad un massimo dell'83% per l'Az multi asset sustainable absolute return. L'analisi realizzata da Morningstar per CorrierEconomia rivela che nei due prodotti sopraindicati la componente obbligazionaria vale rispettivamente il 72% del paniere e zero. La prima domanda da porre a un consulente quindi è la seguente: in quali classi di attivo può investire e quanto? 

Flessibilità Molti sono semplici fondi bilanciati, autorizzati ad investire esclusivamente in azioni e bond. A rigor di logica, invece, un multi-asset dovrebbe aprire il proprio universo investibile a valute, materie prime, real estate, strategie a rendimento assoluto, eventualmente con la possibilità di assumere posizioni sia lunghe (rialziste) che corte (ribassiste). La seconda domanda riguarda i margini di flessibilità di cui gode il gestore. Qui le scuole di pensiero si dividono: tra chi privilegia un prodotto con una delega di gestione più ampia possibile, per mettere il money manager nelle condizioni di scegliere in piena libertà la composizione del portafoglio. E quelli che preferiscono un fondo con linee guida prestabilite, per evitare rischi eccessivi. «Una delle critiche mosse a i fondi multi-asset è che tendono a ridurre il controllo dell'investitore sul processo di asset allocation. Io credo sia [...] Leggi l'articolo

giovedì 22 ottobre 2015

Ricchezze - Il nuovo business del passaggio tra generazioni

Da CorrierEconomia del 19 ottobre 2015, pag. 34

Per scoprire se le private bank italiane hanno saputo resistere alle turbolenze estive bisognerà attendere i dati del terzo trimestre. Intanto però i numeri di metà anno segnalano un aumento delle masse a quota 533 miliardi, il 6,4% in più rispetto a fine dicembre, secondo l'Aipb, l'associazione degli operatori di settore. La correzione di borsa, avviata a metà aprile, non ha impedito ai portafogli di chiudere il semestre in territorio positivo, mettendo a segno una performance del 3,7%. E anche la raccolta netta ha contribuito ad incrementare il patrimonio delle banche private, con nuovi flussi per 13 miliardi (2,6%), a conferma del buono stato di salute dell'industria.

Problemi Il terzo trimestre sarà con ogni probabilità più problematico. Ma al netto delle oscillazioni di breve periodo sulle masse, che risentono della volatilità sui mercati, è più interessante allungare lo sguardo per catturare alcune tendenze evolutive. La prima ha a che fare con il progressivo invecchiamento della clientela. Secondo i dati dell'ufficio studi Aipb, oggi l'età media è di 55 anni, un anno più elevata rispetto al 2009. La fascia compresa tra i 55 e i 64 anni, la più popolosa, vale il 38% del totale ed è in continua espansione (era il 33% sei anni fa). Questa dinamica pone almeno tre questioni: influenza [...] Leggi l'articolo

lunedì 19 ottobre 2015

Le imprese dell'euro ora investono

Da CorrierEconomia del 12 ottobre, pag.30

Il barometro della fiducia nella zona euro segna bel tempo. Secondo una ricerca condotta da Ubs tra i capi azienda e i responsabili delle finanze di 600 imprese tedesche, francesi, italiane e spagnole, il 32% delle aziende di Eurolandia prevede un aumento degli investimenti nei prossimi 12 mesi. C'è ancora uno zoccolo duro di dirigenti, il 24%, che intende stringere i cordoni della borsa. «Ma a livello generale, si osserva finalmente un'inversione di tendenza. Se è vero che gli investimenti in capitale produttivo hanno rappresentato finora il tassello mancante nel complicato puzzle della ripresa - premette Matteo Ramenghi, responsabile degli investimenti di Ubs Italia - anche su questo fronte iniziano ad arrivare segnali positivi». Ammesso che lo scandalo Volkswagen non faccia più danni del previsto. E in Italia?
A casa nostra Qui la percentuale di imprese che vogliono spingere sull'acceleratore è doppia (35%) rispetto a quelle che vogliono tirare il freno a mano sugli investimenti (18%). E questo rafforza la convinzione maturata dalla banca svizzera, nell'ambito delle strategie azionarie, a favore di un sovrappeso sull'Europa e in particolare sull'Italia. Il punto di partenza rimane comunque la dinamica dei profitti. «A livello aggregato, gli utili dell'indice americano hanno ormai superato di quasi il 30% i picchi del 2007 - aggiunge Ramenghi -. L'Europa invece deve recuperare venti punti percentuali per raggiungere i livelli pre-crisi. La Germania è a quota meno 4% dai massimi. L'Italia, a meno 61%. Il potenziale di rialzo è notevole». Se poi si confrontano le valutazioni del Vecchio Continente [...] Leggi tutto

giovedì 15 ottobre 2015

Rivoluzione rimandata

Da Milano Finanza del 10 ottobre 2015, pag. 45

Dopo la violenta correzione, la borsa di Shanghai ha ritrovato un po' di pace. La reazione delle autorità di Pechino è sembrata scomposta e disordinata ma pare aver ottenuto l'obiettivo di stabilizzare il mercato, almeno per il momento. Del resto, non si possono fare bilanci sulla [...] Leggi tutto

mercoledì 14 ottobre 2015

Tokyo - Profitti e fiumi di liquidità:
così la Borsa-samurai sogna il 40%

Da CorrierEconomia del 5 ottobre 2015, pag. 38   -  LEGGI

L'Europa resta favorita. Gestori e banche d'affari lo ripetono da tempo e non hanno cambiato idea. Neppure dopo la violenta correzione estiva, che ha spinto il Vecchio Continente a -3,5% rispetto alle quotazioni d'inizio anno. Ma c'è una piazza lontana che, nonostante la caduta, ha mantenuto il segno più. Tokyo è in rialzo di 1,5 punti e secondo qualche analista potrebbe tornare a correre, più di altre, rovesciando i pronostici. «Il nostro target per il Topix a fine 2017 è 2.000 punti», premette Cédric Le Berre, analista multi-management & fund research di Union Bancaire Privée. Equivale a un guadagno del 40% in conto capitale in poco più di due anni. «In questo arco di tempo - precisa Le Berre - ci aspettiamo che la Borsa giapponese superi l'Europa di almeno 5 o 10 punti percentuali». Gli analisti chiamano in causa, in primo luogo, la dinamica degli utili. «Molte società nipponiche sono vicine ai massimi storici in termini di profitti; il mercato, invece, non ha ancora raggiunto i livelli pre-crisi», osserva l'analista di Ubp. I risultati delle aziende quotate a Tokyo sono incoraggianti e secondo Ernst Glanzmann, gestore del fondo Julius Baer Japan Stock Fund, supportano bene i corsi azionari: «durante l'attuale fase di consolidamento - spiega - le stime degli analisti sono state sistematicamente riviste al rialzo». In Europa, la traiettoria dei profitti appare meno netta. A favore delle imprese giapponesi giocherebbero anche gli investimenti in conto capitale (capex): la spesa complessiva è salita da 60 trilioni di yen nel 2010 a 72 trilioni, ricorda Glanzmann, si avvicina ai picchi pre-crisi. «Dal punto di vista valutativo - conclude il gestore - il mercato nipponico appare più a buon mercato rispetto a quello europeo: gode perciò di un cuscinetto di sicurezza [...]  leggi tutto

martedì 13 ottobre 2015

Listini - Come investire nei replicanti sempre più intelligenti

Da CorrierEconomia del 5 ottobre 2015, pag. 38   -   LEGGI
 
Si può vedere una mutazione genetica nel segmento degli Etf, gli Exchange traded fund. Se in origine erano tutti strumenti passivi, adatti a replicare fedelmente e a basso costo l'andamento di un determinato indice o mercato, l'evoluzione della specie li ha trasformati in qualcosa di diverso: prima, con gli smart beta, alcuni hanno iniziato a replicare indici più «intelligenti», studiati, per esempio, per ridurre la volatilità o selezionare in automatico i titoli di migliore qualità all?interno di un dato universo investibile. Poi sono arrivati gli Etf attivi, gestiti da fund manager in carne e ossa, con l'obiettivo esplicito di battere le performance di mercato. Come funzionano? Nel segmento EtfPlus di Borsa Italiana sono quotati sette Etf attivi. Gli ultimi due sono stati lanciati il 9 settembre e sono commercializzati da Db X trackers (Deutsche Bank): si tratta di prodotti flessibili gestiti in modo discrezionale dalla società Index Capital Gmbh, sotto la direzione di Andreas Beck, matematico esperto di moderne teorie di portafoglio in tema di asset allocation. La tecnica«A differenza di molti prodotti multi-asset che promettono di limitare la volatilità o l?entità dei ribassi di mercato, questi Etf hanno l'obiettivo di generare un extra-rendimento nel medio-lungo termine, attraverso l'esposizione a fattori di rischio sistematici, identificati dalla ricerca accademica: per esempio, si privilegiano le società a bassa capitalizzazione rispetto alle large cap, le azioni di tipo value o ad alto dividendo», spiega Mauro Giangrande, responsabile passive distribution Sud Europa di Deutsche awm. Il portafoglio viene revisionato [...] Leggi

lunedì 12 ottobre 2015

Consigli Il portafoglio giusto? Lo progettano «cloni» e robot

Da CorrierEconomia del 5 ottobre 2015, pag. 40  - LEGGI
 
Per qualche tempo, sono stati relegati nella fanta-finanza. Come un esperimento destinato al fallimento o, nella migliore delle ipotesi, a conquistare un manipolo di nerd smanettoni. Ma il fatto che alcune delle maggiori case d?investimento internazionali abbiano iniziato a guardare con cupidigia a questo mercato, dimostra che forse sui robo-advisor molti avevano torto. 
 
Web-consigli Che cosa sono? Si tratta di servizi di consulenza finanziaria online, basati su portafogli modello che, tramite un algoritmo, calcolano il peso delle singole classi di attivo in base al profilo di rischio dell'investitore e lo ribilanciano periodicamente, al mutare delle condizioni di mercato. La prima sgr a intuire il potenziale dei robo-advisor è stata Schroders, con l'acquisizione del 12,5% di Nutmeg, a giugno del 2014. Pochi mesi dopo è partita la collaborazione tra Fidelity International e due dei maggiori player americani, Betterment e Learnvest. E se ne è tornati a parlare di recente, tra fine agosto e inizio settembre, quando BlackRock (il più gramde asset manager mondiale) ha acquistato il robo-advisor FutureFront, mentre Aberdeen ha messo le mani su Parmenion Capital Partners. Numeri I modelli sono differenti: in genere, il servizio è rivolto agli investitori privati; altre volte è pensato per i consulenti finanziari, a supporto della loro attività. Spesso i portafogli automatici investono esclusivamente in Etf, gli Exchande trading fund che costano poco e «copiano» gli indici di mercato. In alcuni casi, invece, i robo-advisor lavorano solo con panieri di fondi attivi. Una cosa, però, è certa. Il fenomeno sta crescendo molto rapidamente. Anche tra i grandi patrimoni. Secondo la società di ricerca MyPrivateBanking Research, gli asset gestiti da robo-advisor hanno raggiunto 13 miliardi di dollari nel 2014 a livello globale (l'83% è negli Usa). Entro la fine del 2019 potrebbe raggiungere i 255 miliardi di dollari. Per Haley Tam e William R Katz [...] Leggi tutto

giovedì 1 ottobre 2015

Fondi, le cinque sorelle della quotazione

Da CorrierEconomia del 28 settembre 2015
 
Tre nuovi fondi sbarcano a piazza Affari. Sono quelli di WoodPecker Capital, società di gestione basata in Lussemburgo, autorizzata dal 2010 a erogare servizi d?investimento al segmento retail. In quotazione da oggi, 28 settembre, vanno ad aggiungersi ai 39 prodotti, tra fondi di diritto italiano e comparti di sicav estere, già ammessi alla negoziazione nel segmento di Borsa Italiana dedicato, EtfPlus. Si tratta dei fondi WoodPecker Capital Equity, WoodPecker Capital Pure Equity e WoodPecker Capital Flexible, che vengono proposti con uno sconto del 30% rispetto alle commissioni di gestione applicate ai clienti retail attraverso i tradizionali canali distributivi. «Siamo soddisfatti [...] leggi tutto

martedì 29 settembre 2015

Il club degli ottanta fondi quotati

Da CorrierEconomia del 21 settembre 2015 - LEGGI

Il collaudo è stato faticoso. I tempi più lunghi di quanto previsto dagli addetti ai lavori. Ma intanto il treno dei fondi in Borsa è partito. Quattro società — Banca Finnat, Acomea, Pharus e Hypo Portfolio Selection — sono già operative a Piazza Affari, nel segmento dedicato, con 39 prodotti. Altri 15 operatori, tra società di gestione italiane, boutique e sicav estere (basate in Irlanda, Francia, Austria e Lussemburgo) sono pronte a salire a bordo con 80 fondi che, salvo sorprese, saranno ammessi alla negoziazione entro fine novembre. Dal 28 settembre si sono aggiunti alla lista tre prodotti di WoodPecker, società basata in Lussemburgo. A chi li acquista tramite listino uno sconto del 30% rispetto ai cosati applicati al retail con altri canali di distribuzione.

Numeri Secondo Corriere Economia, tra i primi a tagliare il traguardo nelle prossime settimane ci saranno Diaman sicav, Alessia sicav, European and Global Investments con i fondi Plurima, 8a+ sicav, Selectra Investments e poi Zenit Sgr (vedi tabella). «Ci aspetta un autunno caldo — racconta Silvia Bosoni, head of Etf Listing Italy presso Borsa Italiana —. Intanto, dallo sbarco dei primi fondi, avvenuto il 24 febbraio, a fine agosto, il segmento dedicato a quelli aperti ha raccolto 39 milioni». Numeri non entusiasmanti che vanno però inquadrati. Prima di tutto [...] Leggi tutto

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venerdì 25 settembre 2015

La City paga ancora il conto della frenata globale

Da CorrierEconomia del 21 settembre 2015, pag. 25
 
Sotto la bufera estiva, Londra ha sofferto più di altre piazze. La caduta del mese di agosto ha spinto l'indice Ftse 100 in territorio negativo rispetto alle quotazioni di inizio anno, con un distacco di quasi 10 punti percentuali da recuperare sul paniere europeo, l'Eurostoxx 50. Uno scivolone che non dovrebbe stupire, nonostante il Regno Unito abbia offerto risultati più robusti sul piano macro, a cominciare dalla crescita del pil, che molti economisti collocano tra il 2,4% e il 2,7% per il 2015: un punto netto in più sulle previsioni della zona euro. «L'Ftse è un indice più spiccatamente globale: tre quarti degli utili prodotti dalle 100 maggiori aziende quotate a Londra vengono macinati fuori dai confini nazionali», ricorda James McCann, economista per il Regno Unito e l'Europa di Standard Life Investments, che dichiara un posizionamento neutrale sulle azioni del Regno Unito. Si calcola che circa il 33% dei profitti realizzati dalle aziende del principale indice della Borsa inglese provengano dai mercati emergenti. Inevitabile che il listino londinese abbia pagato di più la fase di rallentamento in atto nei Paesi meno sviluppati. Altri due fattori giustificano la sottoperformance di Londra nel 2015 [...] Leggi

Arrivano i fondi di lungo corso

Da CorrierEconomia del 21 settembre 2015, pag.29
 
Tra gli addetti ai lavori se ne parla ancora poco. Eppure sta per aprirsi un nuovo mercato nell'industria del risparmio. Dal prossimo 9 dicembre, infatti, è applicabile il Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2015 sui fondi d?investimento europei a lungo termine, i cosiddetti Eltif, che, da quel momento, potranno essere autorizzati e commercializzati in tutti i Paesi dell'Ue. Si tratta di fondi chiusi istituiti con l'obiettivo di creare un canale alternativo a quello bancario per finanziare progetti a lungo termine, infrastrutture e piccole e medie imprese. Potranno investire in strumenti di partecipazione al capitale di rischio, strumenti di debito, attività reali e finanziare direttamente piccole e medie imprese non quotate. «Nel nostro Paese è già possibile istituire organismi analoghi agli Eltif. Il decreto legislativo n. 91 del 24 giugno 2014 ha infatti riconosciuto agli Oicr (fondi comuni ndr) di diritto italiano la possibilità non solo di investire in crediti erogati da terzi ma anche di effettuare finanziamenti diretti, ad esempio a favore di pmi, i cosiddetti fondi di credito. La filosofia che ha ispirato le due tipologie di strumenti è analoga, ma ci sono delle differenze - precisa Roberta D?Apice, direttore settore legale di Assogestioni -. Un Eltif, ad esempio, non può erogare finanziamenti finanziandosi a sua volta. I fondi di credito, invece, possono far ricorso alla leva finanziaria sia pure nel rispetto di limiti stringenti, differenziati a seconda che il fondo sia retail o riservato. D'altro canto, gli Eltif, contrariamente ai fondi di credito [...] Leggi tutto

mercoledì 23 settembre 2015

Polizze, fondi e buoni consigli
i banker guardano oltre la bufera

Da CorrierEconomia del 14 settembre 2015  -  Leggi tutto
 
Private bank alla prova della tempesta estiva. Nel primo trimestre, le masse gestite dai servizi finanziari di alto profilo sono aumentate di 39 miliardi (+7,8%), portando il patrimonio amministrato dall’industria a quota 540 miliardi, secondo i dati dell’Aipb. A fronte di una raccolta netta in costante espansione dal 2011, nel primo quarto d’anno il contributo maggiore alla crescita degli asset è venuto da una brillante performance dei portafogli: +5,6%, pari a 28 miliardi.

Meccanismi La consulenza sul risparmio amministrato, in particolare, ha saputo interpretare al meglio gli andamenti di Borsa, facendo registrare un effetto mercato sugli investimenti pari al 14,4%. Ma se nel primo scorcio dell’anno il rally dell’Europa ha facilitato l’attività dei [...] Leggi tutto

martedì 22 settembre 2015

Lombardia, Emilia, Veneto e Piemonte
Ecco la mappa delle regioni «forziere»

Da CorrierEconomia del 14 settembre 2015, pag. 27   -   Leggi tutto

Quasi due terzi della ricchezza «private» italiana sono custoditi in quattro regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. E il divario tra Nord e Sud tende ad allargarsi con la progressiva uscita del Paese dalla crisi economica. É quanto emerge da un'analisi dell'ufficio studi dell'Aipb, secondo cui il 68% del mercato potenziale sarebbe localizzato al Nord, seguito dal Centro Italia (18%) e dalle altre regioni (14%). La Lombardia detiene la quota più rilevante degli asset riconducibili ai grani patrimoni, pari a 295 miliardi di euro, in aumento del 5,6% rispetto all'anno precedente. Seguono, a distanza, Emilia Romagna (109 miliardi), Veneto e Piemonte (102 miliardi circa a testa). A conti fatti, queste quattro regioni valgono da sole il 62% delle masse private italiane e, secondo stime dell?Aipb, hanno assorbito quasi 9 degli oltre 12 milia [...] Leggi tutto

lunedì 21 settembre 2015

Professione - La finanza (da sola) non basta

Da CorrierEconomia del 14 settembre 2015

Se leggere l'andamento dei mercati diventa sempre più complesso, anche i gestori di portafoglio devono essere più preparati. «Negli ultimi tre anni, i mercati finanziari hanno offerto performance nel complesso positive. Ci avviciniamo a una fase caratterizzata da una volatilità più marcata e per fare la differenza, in questo scenario, servono maggiori competenze», premette Stefano Piantelli, direttore commerciale di Bim Banca Intermobiliare. Oggi, però, i private banker non possono limitarsi a conoscere bene la materia dei mercati e degli investimenti finanziari. «Devono padroneggiare almeno altre tre aree - precisa Piantelli -: il risparmio assicurativo, la consulenza fiscale e la finanza straordinaria».Competenze Sempre meno gestori di portafoglio, quindi. Sempre più consulenti globali, coordinatori della relazione tra il cliente e la banca. Così sembra destinata a cambiare la professione del private banker nei prossimi anni. E non è un caso che alcune private bank, in fase di reclutamento, tendano a privilegiare professionisti di provenienza non esclusivamente bancaria. «Noi guardiamo con attenzione a chi, prima di lavorare in banca, ha fatto esperienza in studi professionali di avvocati [...] Leggi tutto

Emergenti? No grazie

Da Milano Finanza del 19 settembre 2015, pag. 43

Le violente ondate d'instabilità innescate dalla Cina durante l'estate, le turbolenze sui mercati emergenti e la bassa inflazione, favorita in modo persistente dal crollo dei prezzi delle materie prime hanno convinto la Federal Reserve a rinviare ulteriormente la svolta monetaria. Ma la [...] leggi tutto

domenica 20 settembre 2015

Conti correnti, trasloco facile al 2,5 per cento

Da CorrierEconomia del 14 settembre 2015, pag. 25
 
Traslocare il conto con solo clic da una banca ad un'altra. Entro 12 giorni lavorativi, come prevede il decreto numero 3 del 24 gennaio 2015, convertito in legge il 24 marzo scorso. Senza costi e con tutti i servizi collegati: carta di credito, accredito dello stipendio, bollette e addebiti ricorrenti, compresa la rata del mutuo. Widiba, la banca online di Banca Mps, è la prima a rendere la procedura disponibile online e a sfruttare in modo positivo (per i conti dell'istituto e si spera anche per i clienti) una regola nuova che abbatte un po' di burocrazia e un po' di lungaggini che spesso scoraggiano i traslochi finanziari dei correntisti. Ed ecco come funziona: sul sito web [...] Leggi tutto

martedì 15 settembre 2015

Pasquoni (Tower Watson), doppia sfida
per i gestori delle pensioni

Da Milano Finanza del 12 settembre 2015, pag. 30

A nove mesi dall'entrata in vigore del decreto ministeriale 166/2014 che ha modificato la disciplina degli investimenti dei fondi pensione, gli operatori italiani non sembrano aver accolto la sfida del regolatore alla conquista di una maggiore autonomia gestionale. «L'atteggiamento[...] Leggi

Bond a prova di crisi

Da Milano Finanza del 12 settembre 2015, pag. 44

Chi si tiene alla larga dal debito dei Paesi emergenti, indistintamente, perché teme gli effetti della risalita dei tassi americani potrebbe avere torto. È vero che l'annuncio della riduzione dello stimolo monetario da parte dell'allora presidente Ben Bernanke nella primavera del 2013[...] Leggi

lunedì 14 settembre 2015

Un paracadute per le aziende con il passo globale

Da CorrierEconomia del 7 settembre 2015, pag. 24 - Leggi

Alimenti contaminati. Richiamo in fabbrica di prodotti difettosi o pericolosi. Situazioni di grave tensione geopolitica, rivolte sociali e terrorismo. La gamma dei potenziali fattori di rischio che possono minacciare la sopravvivenza di un'azienda, specialmente quando varca i confini del proprio Paese per aprirsi a mercati esotici, è molto ampia. E spesso l'imprenditore sottovaluta l'impatto che questi eventi possono avere sul destino dell?azienda, in termini di costi da sostenere (non solo operativi, anche reputazionali) e profitti mancati. «In Italia, il rischio più sottovalutato è quello legato alla contaminazione di prodotti alimentari e all'eventuale loro richiamo dal mercato», dichiara Christof Bentele, head of global crisis management di Allianz global corporate & specialty (Agcs). Emergenza Gli standard qualitativi dell?industria agroalimentare italiana sono tra i più elevati in Europa e non solo, assicura Bentele. Ma dove ci sono persone che lavorano, possono verificarsi degli errori. Con ripercussioni potenzialmente gravissime. Talvolta il problema nasce da una semplice discrepanza tra le normative sulla sicurezza alimentare del Paese di produzione e quello d?importazione. Bentele cita il [...] Leggi tutto

martedì 8 settembre 2015

L'effetto scarsità paga

Da Milano Finanza del 5 settembre 2015, pag. 38

È vero che la Federal Reserve inizierà a normalizzare la sua politica monetaria, forse già in questo mese di settembre o poco più avanti. Entro l'anno infatti la maggior parte degli analisti si aspetterà il primo rialzo del costo del denaro negli Usa Ma in Europa [...] Leggi

lunedì 10 agosto 2015

Aspettando la Fed

Da Milano Finanza dell' 8 agosto 2015, pag. 39

Se si fosse limitata a considerare lo stato di salute dell'economia americana, forse Janet Yellen avrebbe già alzato i tassi. Da inizio anno, però, la presidente della Fed ha dovuto fare i conti con un nuovo, l'ennesimo, focolaio di tensione in Grecia. Poi, a metà giugno [...] leggi tutto

lunedì 3 agosto 2015

Il mattone di carta? Meglio a Sidney
Quello americano soffre per i tassi

Da CorrierEconomia del 20 luglio 2015, pag. 23 - leggi
 
Paradossi del mattone di carta. Sette anni dopo lo scoppio della crisi dei mutui subprime americani, l'economia globale sta ancora cercando di risollevarsi. Nel frattempo, in Spagna e Irlanda sono esplose altre due bolle immobiliari. Anche il real estate cinese trema pericolosamente. «Eppure i titoli del settore immobiliare sono stati la migliore classe di attivo del 2014, con rendimenti superiori al 15%. Su un orizzonte di 5, 10 e 20 anni, il comparto ha battuto le azioni e i bond, a livello globale», osserva Jana Sehnalova, managing director e gestore di Forum Securities, boutique specializzata nel real estate e partner del gruppo La Française. Nel primo semestre, tuttavia, l'indice Ftse Epra Nareit Global, rappresentativo delle società immobiliari e dei Reits (Real Estate investment trust, società attive nella messa a reddito di patrimoni immobiliari, con obbligo di distribuire almeno l'80-90% dei dividendi a fronte di benefici fiscali) è sceso di circa un punto percentuale, in dollari. Hanno sofferto, in particolare, i segmenti penalizzati dai timori per la svolta [...] Leggi

martedì 28 luglio 2015

I tassi? Restano bassi

Da Milano Finanza del 25 luglio 2015, pag. 38
 
Il decennale americano si trova esattamente dov'era nel novembre scorso. Prima di tornare a quota 2,3%, però, i rendimenti sono precipitati all'1,6%: lo stesso valore toccato a maggio del 2013 alla vigilia dell'annuncio della riduzione dello stimolo monetario da parte di Ben Bernanke. A fronte di questa volatilità, non stupisce che molti investitori siano preoccupati per la svolta monetaria in avvicinamento negli Stati Uniti. “Il primo ritocco sul costo del denaro sarà entro fine anno. Ma sbaglia chi teme un'impennata dei tassi - rassicura Sian Harvinder, head of G10 Rates research per Citi group -. Il nostro target sui Treasury a 10 anni per il 2015 è 2,45%. Ci aspettiamo un drastico appiattimento della curva ma rimarremo impantanati in uno scenario di tassi storicamente bassi: e si tratta di una tendenza destinata a durare per anni”. L'economista suggerisce [...] leggi tutto

lunedì 27 luglio 2015

L'investimento «buono» fa salire la produttività

Da CorrierEconomia del 20 luglio 2015, pag. 26  - Leggi
 
Ci sono anche Finmeccanica, Boeing e Rolls-Royce tra le 28 aziende rimosse dai portafogli di Nordea am per motivi «etici»: perché violano norme internazionali in tema di tutela dell'ambiente, diritti umani, dignità del lavoro e lotta alla corruzione o sono coinvolte nella produzione di armi nucleari e munizioni a grappolo. Ogni anno i portafogli di tutti i fondi della casa svedese vengono setacciati per scartare i titoli indesiderati sotto il profilo della sostenibilità. Ma l'investimento socialmente responsabile è molto più di questo: accanto alle regole di esclusione vengono utilizzati criteri positivi, che integrano l'analisi prettamente finanziaria con informazioni sul comportamento delle singole aziende (o degli Stati) in tre macro-aree  [...] Leggi tutto

Ramallo (Ubp): «Banche e petroliferi, due chance»

Da CorrierEconomia del 20 luglio, pag 27  Leggi
 
La reazione immediata dei mercati all?accordo sul nucleare tra Washington e Teheran era prevedibile: le prospettive di una possibile riapertura dei rubinetti petroliferi iraniani, in caso di stop alle sanzioni, ha subito spinto giù il prezzo del brent, facendolo scivolare a 56 dollari al barile. Tuttavia, le quotazioni rimangono più care del 25% rispetto ai minimi relativi di metà gennaio, toccati a 45 dollari.«Prevedo prezzi nella forbice tra i 55 e i 65 dollari al barile nel 2015 e tra i 70 e i 75 dollari l?anno prossimo», dichiara Henry Ramallo (nella foto), gestore del fondo Ubam-Neuberg Berman Us equity value di Union bancaire privée (Ubp). «Tuttavia non è necessario che si torni sopra i 100 dollari [...] Leggi tutto

giovedì 23 luglio 2015

Voluntary, si parte. Solo due mesi per chiudere l’operazione

Da Corriere.it del 23 luglio 2015  - LEGGI QUI

La finestra per aderire alla voluntary disclosure si chiude tra poco più di due mesi, il 30 settembre. E ancora non si conoscono tutti i dettagli del decreto sulla certezza del diritto approvato dal Consiglio dei Ministri il 17 luglio e vicinissimo al varo definitivo. Si sa, però, che il testo contiene buone notizie sul raddoppio dei termini di accertamento. Mentre la circolare 27/E dell’Agenzia dell’Entrate, che il 16 luglio ha chiarito alcuni aspetti chiave della procedura di collaborazione volontaria, ha frustrato le aspettative di quanti speravano in un atteggiamento più morbido da parte dell’Amministrazione finanziaria. La sensazione è che la procedura di auto-denuncia rimanga complessa. I costi saranno elevati per molti contribuenti, fino al 90% del capitale occultato. E probabilmente l’Agenzia sarà più severa di quando si creda. Niente tappeto rosso dunque per chi fa la pace con il Fisco e chiede di regolarizzare i capitali detenuti irregolarmente in Italia e all’estero, pagando per intero le imposte, con copertura su alcuni reati penali e sanzioni ridotte.

Delegati e prelievi Su un punto la circolare del 16 luglio è chiarissima: “Le persone con delega ad operare su conti esteri nascosti al Fisco sono tenute a fare auto-denuncia, anche nel caso in cui, pur avendo formalmente la disponibilità di una certa somma, possano dimostrare di non aver mai esercitato la delega e usufruito del denaro. In questo caso, le sanzioni amministrative [...] Leggi

lunedì 20 luglio 2015

«Alle Borse ora serve un'accelerata degli utili»

Da CorrierEconomia del 13 luglio 2015, pag. 23 - Leggi
 
Dopo la galoppata d'inizio anno, che aveva portato il listino europeo a guadagnare 20 punti percentuali in meno di quattro mesi, le Borse del Vecchio Continente sono state costrette a riprendere il fiato. Forse più a lungo di quanto non ci si aspettasse. L'estenuante tira e molla sul debito greco, ha reso gli investitori sempre più inquieti. Ma affinché i listini riprendano slancio, non basta la firma di un nuovo accordo all'ombra del Partenone. È necessario che l'espansione dei multipli osservata nel primo scorcio dell'anno trovi piena conferma nella dinamica degli utili aziendali: in questo senso, i prossimi due trimestri saranno cruciali per capire se l'euro debole e i minori costi di finanziamento, figli del quantitative easing sono in grado di generare i risultati sperati, in termini di profitti. «Le previsioni sono in prevalenza per un incremento degli utili di oltre il 10% - avverte Maximillian Anderl, head of concentrated alpha team e gestore di Ubs European opportunity unconstrained fund -. Ma spesso si inizia l'anno meglio di come lo si finisce. Occorre [...] Leggi

domenica 19 luglio 2015

Giro d’Italia no cash: ad Assisi
una cartolina pagata con la carta

Da Corriere.it, 13 luglio 2014  - LEGGI
 
Una settimana senza contanti in giro per l’Italia. Dieci tappe - Roma, Cagliari, Bari, Assisi, Vicenza, Bergamo, Pavia, Milano, Torino e Biella. E una sola regola: vietato pagare cash. «L’esperimento ha funzionato, sebbene con qualche intoppo», racconta Gianluigi De Stefano, giornalista alla guida del team che ha partecipato al NoCashTrip, iniziativa organizzata da CashlessWay (l’associazione italiana per la promozione degli strumenti digitali di pagamento), giunta alla terza edizione. «A distanza di un anno dall’obbligo di accettare pagamenti tramite carta di debito per importi superiori ai 30 euro, molti esercenti non si sono attrezzati. Non sanno o fingono di non sapere — denuncia De Stefano —. Durante il viaggio, però, abbiamo raccolto anche sorprese positive: come quando ad Assisi siamo riusciti a pagare una cartolina da 70 centesimi con la carta». Secondo il giornalista [...] Leggi

sabato 18 luglio 2015

Estate no cash: pago con gli sms
E prendo il metrò col telefonino

Da CorrierEconomia del 13 luglio 2015  - LEGGI

Direttamente ai tornelli del metro in modalità contactless. Denaro in tempo reale sul conto di un amico con un sms: forse non sarà al 100% senza contante ma l’estate 2015 potrebbe essere ricordata da molti come la prima in cui i pagamenti digitali hanno superato l’uso della carta moneta.
Intanto, per regolare i conti dopo una cena al ristorante, non si userà più il cash, ma lo smartphone. Jiffy è un nuovo sistema di pagamenti peer to peer sviluppato da Sia, società attiva nella progettazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici: tramite un’app consente di inviare denaro in tempo reale ai propri contatti, associando il codice Iban del conto al numero di telefono; la disponibilità è immediata e i livelli di sicurezza sono garantiti dagli standard Sepa. UbiBanca distribuisce il servizio da febbraio, Carige è partita la settimana scorsa.Oggi tocca a Intesa Sanpaolo: tramite il proprio internet banking, la banca guidata da Carlo Messina ha già raccolto 70 mila adesioni. «Entro luglio sarà commercializzato anche da Unicredit, Bnl, Cariparma e subito dopo l’estate arriveranno CheBanca!, Mediolanum, il gruppo Mps, Poste, Bpm, le Popolari di Sondrio e Vicenza – racconta Nicola Cordone, senior vice president di Sia —. Poi, verso fine anno, Jiffy consentirà di effettuare acquisti anche presso gli esercenti».
Con Satispay, l’altra Whatsapp dei pagamenti, è già possibile farlo: si tratta di un’app per trasferire denaro in tempo reale via smartphone sviluppata da [...] Leggi

venerdì 17 luglio 2015

Risparmio, Consob e gestori
alla battaglia delle commissioni

Da Corriere.it del 15 luglio 201 - LEGGI QUI 

Risparmio gestito in recupero, a Piazza Affari, dopo il tonfo di ieri, innescato dal richiamo della Consob sul rispetto della direttiva Mifid. I principali titoli del comparto sono in territorio positivo, da Anima (+3,56%) a Banca Generali (2,32%), da Finecobank (+0,89%) a Mediolanum (+0,40), con la sola eccezione di Azimut, che cede un punto percentuale. Ieri il mercato aveva accolto la nota della Commissione di vigilanza con perdite superiori all’8% per la banca-rete guidata da Piermario Motta e sopra il 7% per Azimut e Mediolanum. In una nota, l’Autorità ha bacchettato gli operatori sul rischio di “comportamenti opportunistici e non in linea con i doveri di diligenza e correttezza” da osservare nel rapporto con i clienti. Il riferimento è alla metodologia di calcolo delle commissioni di performance sui fondi di diritto estero collocati alla clientela retail, inclusi i fondi estero vestiti, istituti da intermediari italiani. In particolare, analizzando la disciplina sulle commissioni d’incentivo per i fondi di diritto italiano ed estero, l’Autority rileva una disparità di trattamento che potrebbe incoraggiare gli operatori a privilegiare i secondi rispetto ai primi: la normativa italiana, infatti, prescrive specifiche condizioni [...] Leggi

giovedì 16 luglio 2015

Euro, quanto Tsipras c’è
nei portafogli dei risparmiatori

Da CorrierEconomia del 13 luglio 2015  - LEGGI QUI

Qualunque sia l’atto conclusivo della tragedia greca, per non inciampare in due atteggiamenti opposti e ugualmente pericolosi — l’incauta sottovalutazione del problema, gli eccessi di panico immotivato — è necessario ragionare sui numeri. Quanta Grecia c’è nei portafogli?

Qui le medie contano poco. Se è vero che, secondo un’analisi del team di ricerca di Morningstar, solo lo 0,2% dei fondi obbligazionari europei è ancora investito nel debito di Atene, oggi per circa l’80% custodito tra le mani di creditori ufficiali (Bce, Fmi, European financial stability fund e governi dell’Ue) ci sono strumenti molto più esposti al rischio di un crollo del Partenone, sia sul versante azionario sia nel reddito fisso. Secondo quanto Corriere Economia è in grado di ricostruire, sono 24 i fondi d’investimento collocati in Italia con un’esposizione alla Grecia, azionaria o obbligazionaria, superiore al 3%. In collaborazione con Morningstar, è stata analizzata la composizione dei fondi disponibili per la vendita alla clientela retail, esaminando esclusivamente i prodotti che nel corso del 2015 hanno comunicato almeno una volta i dati di portafoglio alla società. Tutti i gestori sono stati interpellati per avere informazioni aggiornate sull’attuale posizionamento. E i risultati non sono sempre incoraggianti. Solo tre fondi risultano esposti al debito di Atene sopra la soglia del 3% ma in un caso, H2O Allegro, la Grecia vale quasi un quarto del portafoglio (era il 33,15% il 31 dicembre scorso). «Le attuali valutazioni dei bond greci esprimono una probabilità di default molto elevata, con un severo haircut (taglio del valore nominale ndr) — osservano Vincent Chailley e Loic Cadiou, co-gestori del fondo —. Le possibilità di ribasso dagli attuali livelli sono ulteriormente limitate da una posizione lunga sul biglietto verde, che dovrebbe dare ottimi risultati in uno scenario di crescente avversione al rischio».


Azioni Molto più numerosi sono i fondi investiti in azioni di società greche. «L’esposizione è in media residuale ed è perlopiù concentrata nei prodotti focalizzati sugli emerging markets», rassicura Francesco Paganelli, analista fondi di Morningstar Italy. Vale la pena ricordare che nel 2013 la Grecia è stata riclassificata come emergente dalla società Msci, primo caso di Paese occidentale declassato a economia in via di sviluppo. «L’indice azionario [...] Leggi tutto

sabato 4 luglio 2015

Metti in portafoglio la scommessa
dell'auto elettrica

Da CorrierEconomia del 29 giugno 2015, pag. 22
 
“Entro il 2030, non avrà più alcun senso, dal punto di vista finanziario, acquistare un'auto con motore a benzina. A quel punto i segmenti di mercato top di gamma e quelli intermedi saranno già passati in larga parte a un veicolo elettrico”. È la previsione di Tony Seba, imprenditore e docente presso la Stanford University, dove tiene un corso in “Energia pulita, mercato e opportunità d'investimento”. L'investitore sintetizza il tema con una domanda più secca: vale la pena scommettere su questo trend, oggi? “Secondo noi la risposta è si: la tecnologica ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni: oggi le batterie dei veicoli elettrici hanno un'autonomia di 100-130 km. 15 modelli sono già commercializzati in Europa e il numero è destinato a quadruplicare nei prossimi due anni”, spiega Massimo Baggiani, responsabile mercati azionari internazionali di Symphonia sgr e gestore del comparto Electric vehicles revolution, appena lanciato da Symphonia Lux sicav. Baggiani scommette sugli effetti di un potenziale circolo virtuoso: l'aumento delle vendite alimenterà nuovi investimenti nella ricerca e sviluppo, rendendo disponibili tecnologie più efficienti e performanti, a costi inferiori per il consumatore. Senza dimenticare il crescente supporto di governi e opinione pubblica a favore di tecnologie meno inquinanti. Nel libro “Clean Disruption”, Seba dimostra, numeri alla mano, come i motori elettrici siano destinati in poco più di un decennio a prendere il sopravvento nell'industria automobilistica: “Basti pensare che il costo di una batteria al litio scenderà dai 500 dollari per kwh del 2014 ai 73 dollari del 2025 – calcola Seba -. Questo porterà il costo di un'auto elettrica con un'autonomia di almeno 200 miglia a circa 15.000 dollari. Meno della metà di quanto è costata un'auto nuova negli Stati uniti, in media, nel 2013”.

Se i tempi dello sviluppo tecnologico sembrano quasi maturi, rimane il dubbio che non lo siano quelli dei mercati: esiste un universo sufficientemente ampio e diversificato di aziende quotate che permettano di cavalcare il mega trend? Il portafoglio del fondo di Symphonia sgr investe in una sessantina di titoli, di settori differenti: non solo automobili (Renault-Nissan, Volkswagen, Bmw, Daimler tra gli altri) ma anche energie rinnovabili, produttori di batterie - Samsung Sdi, Panasonic, LG Chem – anodi, catodi e componentistica di vario genere. C'è anche Google, pronta ai test su strada per il suo prototipo di auto elettrica che si guida da sola. Qualcuno potrebbe storcere il naso pensando che in un paniere così, l'auto elettrica rappresenti solo un piccolo ingrediente e si finiscano per comprare anche o soprattutto auto (a benzina o diesel), televisori e pubblicità online. “Le società che permettono un investimento “puro” sono poche – ricorda Baggiani -. Questo è un portafoglio azionario diversificato, con un'opzione su un settore che ha eccezionali potenzialità di sviluppo e pagata a buon mercato”.

venerdì 3 luglio 2015

Conto - Sportello e rete
ecco chi costa meno

Da CorrierEconomia del 29 giugno 2015, pag. 25
Fuori dal perimetro delle banche online, il conto a zero spese è solo un miraggio. Anche per chi predilige l’uso dei canali digitali e si reca allo sportello solo saltuariamente. È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Istituto Tedesco Qualità e Finanza, in esclusiva per CorrierEconomia, sui costi dei conti correnti per un campione di 10 tra le maggiori banche che operano in Italia attraverso una rete di agenzie (definite “banche filiali” in contrapposizione alle banche online): si tratta di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Popolare, Ubi Banca, Monte dei Paschi di Siena, Bnl, Credem, Cariparma, Banca popolare di Milano e Deutsche Bank.

Giacenza I calcoli dell’Istituto tedesco si riferiscono all'ipotesi di un correntista con una giacenza media di 3.000 euro, che utilizza prevalentemente il canale online, accredita sul conto lo stipendio o la pensione, possiede una carta di credito e un bancomat, domicilia le utenze ed effettua in tutto 60 operazioni l'anno: tre versamenti in filiale, 18 prelievi (di cui tre in agenzia, 9 presso uno sportello della propria banca, 5 presso altri istituti e uno all'estero), 26 pagamenti con il bancomat, 4 con assegni e 9 bonifici, otto online e uno in filiale. Si ipotizza, inoltre, la richiesta di un fido di 1.500 euro da rimborsare in tre mesi. Quanto spende in un anno il correntista “tipo”? In nessuno dei 10 prodotti analizzati, scelti dall'Istituto tedesco di qualità e finanza in collaborazione con il portale Confrontaconti.it del broker MutuiOnline (da cui provengono i dati dello studio), il saldo di conto corrente è risultato positivo: il bilancio tra spese di conto corrente e interessi netti maturati sul conto è infatti negativo in tutti i casi e varia dai tre euro di Deutsche Bank ai 108 di Intesa Sanpaolo.

Classifica In base all'analisi dell'Istituto Tedesco, che nella valutazione dei singoli prodotti ha preso in esame sia il saldo che le spese per il fido, le tre banche che offrono le migliori condizioni di mercato sono Deutsche Bank, Credem e il Banco Popolare, seguite da Unicredit e Banca popolare di Milano, che si aggiudicano il bollino “Top condizioni”. Per effettuare il confronto sui costi del finanziamento, si è utilizzato il taeg [...]

Ma il servizio è un'altra partita

Da CorrierEconomia del 29 giugno 2015, pag. 25

La qualità del servizio non si giudica solo in base ai costi. Contano l'ampiezza della gamma di prodotti offerta, il servizio di assistenza ai clienti, la semplicità e completezza della piattaforma di banking online o la praticità dell'applicazione per accedere alla banca via smartphone o tablet. Materie nelle quali primeggiano, secondo l'Istituto Tedesco Qualità e Finanza solo alcuni istituti: le tre banche che vantano i livelli più elevati di soddisfazione della clientela sono Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo e Unicredit (valutazione ottima), seguite da Credem e Banco Popolare, con un giudizio “molto positivo”. 
La classifica generale è il risultato di un'indagine condotta dall'Istituto Tedesco, in collaborazione con l'Istituto di ricerca ServiceValue, su 2.030 giudizi espressi da un campione rappresentativo di italiani che negli ultimi 12 mesi sono stati clienti di una delle 16 principali banche in Italia. Le dimensioni qualitative analizzate sono otto: alle cinque già presenti nelle passate edizioni, offerta prodotti, conto corrente, assistenza ai clienti, comunicazione con i clienti e rapporto qualità prezzo, se ne sono aggiunte nel 2015, altre tre: online banking, banking app e social media, per rappresentare al meglio le nuove tendenze in atto nel mondo bancario. Ciascuna dimensione è stata suddivisa a sua volta in diverse aree tematiche: l'offerta, ad esempio, è analizzata in base alla trasparenza, alla qualità dei prodotti e all'assortimento delle soluzioni d'investimento disponibili; l'app è valutata in termini di praticità, sicurezza e prestazioni; la comunicazione e l'assistenza ai clienti si misurano in funzione della comprensibilità, dell'adeguatezza della mole di informazioni fornite, della facilità nel raggiungere il personale della banca e così via.
 
In base alle analisi qualitative [...]

lunedì 29 giugno 2015

Emergenti, ma bizzosi

Da Milano Finanza del 27 giugno 2015, pag. 54

«Siamo arrivati?». Proprio come un bambino durante un lungo viaggio in macchina, gli investitori sono ansiosi di sapere quando i mercati emergenti torneranno a offrire rendimenti positivi, battendo l'Occidente. «Il nostro suggerimento è di cercare di godersi il viaggio, portando pazienza”. La metafora utilizzata da Devan Kaloo, Head of Global Emerging Markets equities di Aberdeen, parte da una premessa: i listini dei Paesi meno sviluppati resteranno molto volatili ed esposti ai repentini cambi d'umore degli investitori esteri. In quattro degli ultimi cinque anni, ricorda il gestore, le azioni dei mercati emergenti hanno subito deflussi, per un totale di 113,3 miliardi di dollari, un'emorragia solo parzialmente compensata dai numeri positivi del 2012 (+ 52,3 miliardi). “Dato che [...] Leggi tutto

lunedì 22 giugno 2015

Sotto il segno del Qe

Da Milano Finanza del 20 giugno 2015, pag. 45

Le regole con le quali Basilea 3 e il Financial Stability Board vogliono rendere più solido il sistema finanziario globale, chiamando le banche a rafforzare le proprie strutture patrimoniali, pone interrogativi sul piano della redditività ma apre a nuove opportunità per gli [...] leggi tutto

sabato 20 giugno 2015

Finanza etica, il boom dei fondi è «responsabile»

 Da CorrierEconomia dell'8 giugno 2015, pag. 27
 
Se per l'industria del risparmio gestito è un momento d'oro, ci sono operatori che rivendicano una crescita quattro volte superiore al mercato. «Nel solo 2014 abbiamo centrato gli obiettivi di raccolta del piano triennale, con 446 milioni di euro, in aumento del 53%. Il patrimonio gestito ha superato 1,3 miliardi di euro, più 70% rispetto all'anno precedente», dichiara Alessandra Viscovi, direttore generale di Etica Sgr. Il bilancio tra sottoscrizioni e riscatti nei primi quattro mesi del 2015, positivo per 431 milioni, promette di far impallidire in fretta i numeri dello scorso anno. «L'investimento responsabile sta uscendo dalla nicchia», osserva la Viscovi che dichiara una quota di mercato del 42% nei fondi etici. Gli sforzi compiuti in questi anni per aprire gli investitori a un'idea di finanza più sostenibile, spiega Viscovi, accompagnata a buone performance e a una gamma di prodotti semplice, composta da 4 prodotti, stanno portando frutti. É in arrivo il quinto strumento: sarà un [...] leggi tutto