mercoledì 21 gennaio 2015

Banche, caccia all'extrarendimento tra i subordinati

Da CorrierEconomia del 19 gennaio 2015, pag. 22

La caccia al rendimento resterà il tema dominante del 2015 per molti investitori obbligazionari, stretti tra due fuochi. Da un lato, titoli governativi congelati ai minimi e spread anemici per i bond societari di buona qualità. Dall'altro, i recenti venti contrari soffiati su obbligazioni high yield e debito emergente, capaci da rinfrescare la memoria a quanti si fossero dimenticati che non c'è alto rendimento senza rischio elevato. Ma si può guardare al reddito fisso da prospettive differenti. Partendo, per esempio, da una constatazione apparentemente banale: “É raro che le aziende giudicate investment grade falliscano. Per estensione, anche il debito junior di questi emittenti difficilmente va in default. A fronte, però, di rendimenti molto più elevati”, spiega Jeremy Smouha, co-gestore del fondo Gam Star credit opportunities. A puro titolo esemplificativo, il gestore cita il caso di Hsbc: lo spread sull'emissione perpetua Additional Tier I (cedola 6,375%, call date settembre 2024) è di 360 punti base, circa cinque volte quello del titolo senior con scadenza 2022. Vale la pena ricordare che il settore bancario è reduce da un lungo e faticoso percorso di ristrutturazione e rafforzamento dei coefficienti patrimoniali, che l'ha reso più robusto. E nei prossimi cinque anni, ricorda Smouha, prima che nel 2019 le regole di Basilea 3 diventino pienamente operative, le banche dovranno accantonare cuscinetti addizionali di capitale, adatti ad assorbire le perdite in caso di prolungati periodi di stress. Le nuove regole, quindi, consolideranno ulteriormente il sistema finanziario. “In questo scenario, [...]

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