mercoledì 21 gennaio 2015

Cina - Consumi e assicurazioni per continuare il rally silenzioso

Da CorrierEconomia del 19 gennaio 2015, pag. 23
 
Senza far rumore, la Cina ha chiuso il 2014 con un guadagno del 52%. Quasi cinque volte la performance dell’S&P 500, celebrato da molti osservatori come l’atteso trionfatore dei mercati. Buona parte del rally, offuscato dai venti contrari che da molti mesi soffiano sugli emergenti – superdollaro e svolta restrittiva da parte della Federal Reserve – si è consumato in poche settimane. L’innesco è partito dalla Banca popolare cinese: il 21 novembre, per la prima volta dal giugno del 2012, ha tagliato il costo del denaro per ridare fiato alla crescita interna. Il calo dell’inflazione ha spalancato le porte all’intervento monetario. E le condizioni di liquidità sul fronte domestico ne hanno reso esplosivi gli effetti. 
 
Addio mattone «A guidare lo sprint dello Shanghai Composite sono stati gli investitori locali», ricorda Xing Hu, responsabile azioni cinesi per Edmond de Rothschild am. L’ultimo anno, spiega Hu, ha visto diventare via via meno attraenti le due scelte d’investimento a lungo predilette dai risparmiatori del Dragone, mattone e prodotti di wealth management. Alla vigilia del rally, le valutazioni delle azioni cinesi erano estremamente basse e gli investitori locali in forte sottopeso. Alla fine, la banca centrale ha acceso la propensione al rischio, attivando i flussi in acquisto. Ci sono le condizioni per una prosecuzione della tendenza rialzista? «Si, siamo solo all’inizio di un trend pluriennale», dichiara Haiyan Li-Labbé, analista di Carmignac Gestion. Prima di tutto perché, spiega, le condizioni monetarie resteranno espansive, complice il crollo delle quotazioni petrolifere. «Nei prossimi mesi ci aspettiamo nuovi tagli sui tassi d’interesse e sui coefficienti di riserva obbligatoria. Il ciclo espansivo dovrebbe favorire le azioni cinesi», chiarisce Li-Labbé. Non solo. L’analista di Carmignac è convinta che la spinta rialzista al mercato cinese sia orchestrata dal governo e suggerita dai ripetuti richiami dell’organo ufficiale del partito comunista, il People’s Daily: «Le azioni cinesi sono troppo a buon mercato». 
 
Le riforme La riforma delle società controllate dallo Stato, infatti, intende favorire un aumento della loro redditività e un coinvolgimento di capitali privati. Ma per convincere gli investitori a mettere mano al portafogli, è necessario un mercato domestico più maturo e accessibile. E prezzi in risalita. Ora, due mesi dopo l’inizio dello scatto, lo Shanghai Composite scambia a multipli di 12,6 volte gli utili attesi con un rapporto prezzo/libro pari a 2,1. «Le valutazioni tenderanno a convergere verso le medie storielle: equivale ad un ulteriore potenziale apprezzamento dell’indice tra il 15% e il 25%», calcola Hu. Secondo cui, però, nei prossimi tre mesi si potrebbero verificare momentanee fasi si assestamento, fisiologiche dopo uno strappo così violento. Intanto, il 17 novembre è partito lo Shanghai Hong Kong Connect, il programma pilota che consente agli investitori esteri di acquistare azioni quotate a Shanghai con meno vincoli. A poche settimane dal lancio, l’operazione ponte tra le due piazze appare un mezzo flop. In media, solo il 25% delle quote giornaliere disponibili [...]

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