martedì 31 marzo 2015

Fondi, anche gli italiani sbarcano in Piazza Affari

Da CorrierEconomia del 30 marzo 2015 - Leggi tutto

Quattordici fondi di diritto italiano sono pronti alla quotazione in Borsa. Si è sciolta dunque la lunga catena dei ritardi accumulati negli ultimi mesi, da quando il primo dicembre Borsa Italiana ha iniziato ad accogliere le richieste di ammissione al nuovo segmento di mercato.
Anche l’impasse sulle sicav lussemburghesi sembra vicina ad una soluzione. E intanto fonti ben informate raccontano di contatti intervenuti tra intermediari italiani e alcuni pesi massimi del risparmio gestito anglosassone, non ancora presenti nel nostro mercato: anche loro starebbero valutare l’opportunità di uno sbarco in Borsa. Una svolta, se confermata, per un segmento che pareva destinato a ospitare solo piccole case di gestione. Almeno nella fase iniziale.
Intanto si parte con i primi prodotti made in Italy. Nessun fondo di diritto italiano ha potuto fino qui presentare la domanda e le uniche a farsi avanti sono state sicav di diritto estero. Per altro con alterne vicende. Per essere autorizzati alla negoziazione in Borsa, infatti, mancava un decreto del ministero dell’Economia e delle finanze che rendesse operativo il nuovo regolamento sulla gestione collettiva del risparmio.

lunedì 30 marzo 2015

Ci vuole selettività

Da Milano Finanza del 28 marzo 2015, pag. 34

«Se dovessimo paragonare la ripresa americana a una partita di calcio, direi che siamo al 60° minuto di gioco». Con questa metafora, Cesar Perez, global head of investment strategy di Jp Morgan private bank, vuole sottolineare un dato: c'è ancora tempo prima che l'attuale [...] Leggi tutto

sabato 28 marzo 2015

La finanza farà fruttare le eccellenze agricole

Da CorrierEconomia del 23 marzo 2015, pag. 27 - Leggi tutto

Agricoltura e finanza devono tornare al dialogo. Perché se è vero che la prima sembra resistere alla crisi meglio di altri settori, per essere competitiva sui mercati internazionali non può rinunciare al sodalizio con il mondo finanziario, in grado di mettere a disposizione nuovi strumenti per crescere, favorendo l'accesso agli investimenti.Secondo un'analisi della Coldiretti, relativa al terzo trimestre del 2014, nonostante le gravi difficoltà legate al maltempo, il comparto agricolo ha messo a segno un incremento dell'1,5% nel numero di occupati, il triplo della media registrata negli altri settori. Ma le potenzialità di sviluppo ancora inespresse sono enormi e per vincere le sfide dei prossimi mesi e anni, partendo da Expo 2015, è necessario un cambio di passo: l'obiettivo della filiera è portare l'export agroalimentare dagli attuali 33 miliardi di euro a quota 50 miliardi entro il 2020, valorizzando un unico segno distintivo del Made in Italy.In un contesto di forti cambiamenti [...] Leggi tutto

venerdì 27 marzo 2015

Consulenza - La guerra dei Robot
Costi bassi e ricette razionali

Da CorrierEconomia del 23 marzo 2014, pag. XII
 
AAA cercasi (buoni) consigli per investitori di piccola taglia. In Italia l'accesso ai servizi di consulenza evoluta è riservato ai clienti con patrimoni importanti: la qualità si paga e quasi sempre resta appannaggio di pochi. Così i piccoli risparmiatori non hanno altra scelta che affidarsi ai suggerimenti dei canali di vendita: sportelli bancari e promotori. O, peggio, si dedicano a un pericoloso fai da te. Come se ne esce? 
 
Strade Una possibile soluzione viene dalla tecnologia, con i robo-advisor: servizi di consulenza finanziaria online, basati su portafogli modello. Funzionano così: l'asset allocation viene definita tramite un algoritmo che calcola il peso delle singole componenti in funzione del profilo di rischio dell'investitore; il portafoglio viene ribilanciato automaticamente in base all'andamento dei mercati, a fronte di una commissione annua compresa tra lo 0,25% e l'1,25% del patrimonio sotto-consulenza. Nel mondo anglosassone i robo-advisor sono un fenomeno affermato (vedi box). In Italia i numeri sono ancora molto piccoli. Eccoli.

Il più noto robo-advisor italiano si chiama MoneyFarm. Nato nel 2011 come società d'intermediazione mobiliare (sim), è iscritto nell'apposito Albo, sottoposto alla vigilanza di Consob e Bankitalia e fa consulenza finanziaria online in modo indipendente, non c’è quindi alcuna retribuzione dalle fabbriche prodotto. Propone sei portafogli modello composti da Etf, con un'esposizione crescente ai mercati azionari, in base al profilo di rischio dell'investitore. Il servizio è remunerato a parcella: l'abbonamento base costa 150 euro l'anno per un investimento minimo di 10.000 euro: si parte dalla definizione degli obiettivi d'investimento, si sceglie il portafoglio più adatto tra i sei disponibili, fino all'indicazione dettagliata dei titoli e delle quantità da acquistare, in base alla somma disponibile. Ogni due mesi circa, l'investitore riceve un aggiornamento via mail su come ribilanciare le posizioni affinché il portafoglio si mantenga coerente con gli obiettivi iniziali. C'è anche la formula “consulenza più trading”, che richiede l'apertura (tramite procedura guidata online) di un deposito titoli presso Banca Sella e permette di eseguire le operazioni direttamente dalla piattaforma di MoneyFarm, autorizzandole con un semplice click. Il costo omni-comprensivo è dello 0,7% per investimenti sopra i 3.000 euro, consente di risparmiare sui costi di transazione e dà accesso a un consulente dedicato, questa volta in carne e ossa. “Contiamo oltre 2 mila abbonati, il doppio rispetto a un anno fa. E nei primi due mesi del 2015 abbiamo già superato i numeri dell'intero 2014”, racconta Claudio Barberis, responsabile asset allocation di MoneyFarm.
 
Le formule Su portafogli modello girano anche le piattaforme dedicate alla consulenza generica, per esempio Advise Only: sviluppata nel 2011 come Sim di consulenza dalla Virtual B [...]

Quando nel menu ci sono anche i fondi globe-trotter

Da CorrierEconomia del 23 marzo 2014 - Leggi tutto

Chi ha detto che i robo-advisor funzionano solo con gli Etf? Fundstore, la piattaforma di fondi online controllata da Banca Ifigest, ha appena lanciato un nuovo servizio di consulenza focalizzato sull'investimento in fondi azionari, L'ultimo Miglio: da un lato, attraverso un modello matematico, vengono selezionati i migliori gestori del momento, analizzando le performance dell'ultimo trimestre e confrontandole con quelle a 12 e 36 mesi. Dall'altro, si automatizza il metodo: “Stabiliti l'importo da investire, la durata e l'obiettivo di rendimento, il servizio offre un piano operativo per disciplinare il comportamento dell'investitore, mettendolo nelle condizioni di realizzare il risultato atteso”, spiega Simone Calami, ad di Fundstore.it. Nella tarda primavera, poi, partirà la consulenza generica basata su portafogli modello diversificati. Dal 2013 anche Online Sim, il “supermercato” di fondi online controllato dal Gruppo Ersel, propone un servizio basato su cinque panieri “tipo” [...] - Leggi tutto

Il caso inglese

Da CorrierEconomia del 23 marzo 2015, pag. XII
 
Numeri Nel mondo anglosassone i robo-advisor avanzano a passo di carica. Secondo un report di MyPrivateBanking Research, le masse gestite attraverso queste piattaforme digitali valgono 14 miliardi di dollari a livello globale e sfioreranno i 255 miliardi entro cinque anni. È un business che inizia a fare gola anche alle grandi case d'investimento. A giugno dello scorso anno, per esempio, Schroders ha acquistato il 12,5% di Nutmeg, uno dei più importanti robo-advisor del Regno Unito. Pochi mesi dopo, Fidelity International ha avviato una collaborazione con due dei maggiori player americani, Betterment e Learnvest. Altri nomi noti sono Wealthfront e Personal Capital, tutti dichiarano decine di migliaia di abbonati e masse in gestione superiori in alcuni casi a un miliardo di dollari. Il successo dei servizi di consulenza robotizzata è legato anche agli sviluppi della regolamentazione. Nel Regno Unito, per esempio, la Retail distribution review (Rrd) ha vietato alle reti distributive di essere remunerate dalle società prodotto. A beneficio della trasparenza e della qualità del servizio di consulenza, prima viziati da un legame promiscuo con le case d’investimento. Oggi i fondi in Uk costano la metà ma milioni di investitori sono rimasti senza advisor perché la consulenza a parcella è troppo cara per chi ha meno di 200 mila euro da investire. Molti sono stati costretti a scegliere un consulente virtuale. Ma i robo-advisor iniziano a conquistare anche i clienti di fascia più elevata.

giovedì 26 marzo 2015

Piazza Affari e il Vecchio Continente salgono nel «sentiment» dei fondi

Dal CorrierEconomia del 23 marzo 2015, pag. 26 - Leggi tutti

L'Europa farà meglio di Wall Street. E anche le prospettive di Piazza Affari continuano a migliorare. É quanto emerge dall'ultimo sondaggio mensile condotto da Morningstar tra le principali case d'investimento in Italia, a cui hanno partecipato 23 investitori professionali. Il Morningstar Italy investment sentiment index (Miisi), costruito sulla base delle probabilità attribuite ai diversi scenari (mercati in salita, stabili o in discesa) su un orizzonte di sei mesi, mostra infatti una fiducia sempre più robusta da parte degli intervistati sulle Borse del Vecchio continente. A marzo, in particolare, l'indice di sentiment sull'Italia è salito oltre i 69 punti, in linea con quello relativo ai listini europei, che vale 70,11 punti, in aumento a sua volta dal 68,6 di febbraio. Diversi fattori hanno contribuito a migliorare le aspettative degli investitori: il rafforzamento della ripresa economica, favorito dal calo del prezzo del petrolio e dall'euro debole, l'attenuarsi dei timori sull'evoluzione della crisi greca e il consensus sugli utili delle aziende. Nel 2014, le previsioni erano troppo ottimistiche [...] Leggi tutto

mercoledì 25 marzo 2015

Bilanciati, i signori dell’equilibrio

Da CorrierEconomia del 23 marzo 2015 - Leggi tutto

Per la prima volta i Morningstar Awards consegneranno quattro riconoscimenti ai migliori fondi bilanciati, nelle categorie euro aggressivi, euro moderati, euro prudenti ed euro flessibili. In una buona annata per i mercati azionari, come il 2014, non stupisce che i più redditizi siano stati gli aggressivi. Secondo la classificazione della casa internazionale di rating e analisi, sono fondi con un’esposizione azionaria superiore al 65%, che scende nella forbice tra il 35% e il 65% per i bilanciati moderati e sotto la soglia del 35% per i prudenti. Nei bilanciati flessibili invece la componente azionaria è variabile.

Il pool I tre candidati al premio di miglior fondo bilanciato aggressivo sono Eurizon manager selection fund - Ms 70, Franklin Strategic dynamic e Ing (L) Patrimonial Aggressive. Lo scorso anno hanno ottenuto rendimenti compresi tra il 12,4% e il 14,6%, ma si distinguono anche a 3 e 5 anni. Quali scelte si sono rivelate premianti nel 2014, nel mescolare azioni e bond? «La sovraesposizione al rischio azionario, che in alcune fasi ha superato l’80%, in particolare su Stati Uniti, Eurozona e Giappone. Il forte sovrappeso sul biglietto verde e, nel reddito fisso, su bond periferici e credito, specialmente obbligazioni high yield europee», sintetizza Luisella Calcante, che, con Emilia Martuscelli e Giovanni Petrillo, gestisce il fondo Eurizon Manager selection fund - Ms 70. Di recente i tre gestori hanno limato alcune posizioni: per esempio, è stata ridotta marginalmente la componente azionaria: «Oggi è scesa sotto l’80% del portafoglio. Tuttavia, a causa dell’incertezza legata alla svolta di politica monetaria da parte della Fed abbiamo portato a neutrale l’esposizione agli Stati Uniti, accentuando l’impegno su euro e Giappone. In tema valutario, abbiamo più yen e meno dollari americani».

Le tre nomination tra i bilanciati moderati vanno a [...] Leggi tutto

martedì 24 marzo 2015

Fondi, Asia e Zio Sam sugli scudi
E c’è chi ha doppiato il mercato

Da CorrierEconomia del 23 marzo 2015 - Leggi tutto

È ancora è Wall Street la regina indiscussa dei mercati azionari. Negli ultimi 12 mesi, l’indice Russell 1000, rappresentativo delle società americane a maggiore capitalizzazione, ha guadagnato il 36%, superando gli ottimi risultati conseguiti nei quattro anni precedenti. Molto bene è andata anche l’Asia ex-Japan, +31%, seguita da azioni globali, +28%, mercati emergenti, +26% ed Europa, 17%. L’Italia ha chiuso la classifica nelle retrovie, con un guadagno del 7,5%, maturato in buona parte nei primi mesi del 2015.

Non sempre, però, i gestori sono stati all’altezza delle performance di mercato. A cominciare da quelli americani. Basti pensare che due dei tre fondi finalisti ai Morningstar Awards 2015 nella categoria azionari Usa sono Etf: iShare Dow Jones Us select dividend ucits e iShares S&P500 ucits, entrambi commercializzati da Black Rock. Su tre e cinque anni, i due prodotti a replica passiva hanno offerto rendimenti in linea con il Russel 1000, su 12 mesi il primo dei due ha guadagnato circa tre punti percentuali in più. Il terzo candidato alla nomina di miglior fondo di categoria è il Legg Mason Clear-Bridge US aggressive growth fund: supera il benchmark su tre e cinque anni ma è sotto di quattro punti percentuali se si prende in esame un orizzonte di 12 mesi.

Mondo Analogamente, tra gli azionari internazionali, uno dei tre finalisti è un etf, iShares Core Msci world ucits. Gli altri due, Robeco Sam sustainable healthy living fund e UniFavorit equity hanno superato il paniere di riferimento nell’ultimo anno ma sulla lunga distanza non sono stati capaci di battere l’Msci world sistematicamente. Nelle altre categorie, i fondi che hanno ottenuto la nomination, hanno sovraperformato l’indice in ogni periodo considerato, uno, tre e cinque anni. Vale la pena ricordare che i tre finalisti di ogni gruppo sono selezionati da Morningstar con una metodologia che enfatizza i rendimenti realizzati nell’ultimo anno ma tiene conto anche della continuità nel consegnare buoni rendimenti nel tempo e del fatto che il gestore non abbia mai assunto rischi ingiustificati. I money manager più bravi, in ogni caso, sono quelli asiatici. In 12 mesi, ad esempio [...] Leggi tutto

lunedì 23 marzo 2015

Occasioni emergenti

Da Milano Finanza del 21 marzo 2015, pag. 41

«I mercati emergenti hanno toccato il fondo». E forse sono pronti a ripartire. William Nef, gestore di Union Bancaire Privée (Ubp), specializzato nel debito emergente, è convinto che le economie dei Paesi meno sviluppati siano prossime al giro di boa, verso[...] Leggi tutto

domenica 22 marzo 2015

La fattura elettronica passa all'incasso

Da CorrierEconomia del 16 marzo 2015, pag. 40 - Leggi tutto

Mancano due settimane alla scadenza. Il 31 marzo scatta la fatturazione elettronica anche per le pubbliche amministrazioni locali, dalle Regioni ai Comuni alle scuole, le Camere di commercio, fino alle aziende del Servizio sanitario. Viene esteso a tutti i soggetti che hanno rapporti con lo Stato, a ogni livello, l?obbligo di creazione, invio e conservazione del documento in digitale già in vigore dal 6 giugno scorso per la pubblica amministrazione centrale. É un passaggio chiave e le aziende fornitrici devono sapere che, senza fattura elettronica, non verranno pagate. Il mondo delle imprese, grandi e piccole e quello dei liberi professionisti sono pronti? «Nel corso dell?ultima settimana siamo passati da una media di 100 a circa 200 attivazioni al giorno.. Il picco si avrà a ridosso della scadenza», ricorda Danilo Cattaneo, direttore generale di Infocert, attiva nello sviluppo di soluzioni It [...]  Leggi tutto

venerdì 20 marzo 2015

Bond - La caccia all'high yield diventa meno pericolosa

Da CorrierEconomia del 16 marzo 2015, pag. 35
 
"Nei prossimi 12 mesi, il 15% degli emittenti high yield europei sarà promosso dall’universo speculativo a quello di migliore qualità, l’investment grade". Per Iain Stealey, head of global aggregate strategies di jp-Morgan am, è soltanto una delle ragioni per essere ottimisti sulle obbligazioni ad alto rendimento del Vecchio Continente. L’euro debole rende più competitive le aziende vocate all’export. Il crollo delle quotazioni petrolifere ridà fiato all’economia dei Paesi importatori. Diversi indicatori macroeconomici segnalano un consolidamento della ripresa e il programma di allentamento monetario potrebbe favorire la riattivazione del credito. Non stupisce perciò che gli investitori internazionali stiano riposizionandosi proprio sugli High yield europei.

Qualcuno fa notare però che rendimenti vicini al 3,5% sono troppo magri per essere definiti “High yield”, ma vanno, contesta Stealey, confrontati con tassi a zero. I bond Usa ad alto rendimento pagano di più circa il 6%.Ma è sbagliato metterli a confronto con gli emittenti europei, il rating medio del paniere americano, infatti è B, inferiore a quello europeo, giudicato BB. La durata finanziaria è più elevata, quattro anni. E il settore energetico, il più penalizzato dal tracollo del greggio, ha un peso elevato negli States (15%) mentre vale meno di un punto in Europa. “Tra i bond speculativi a stelle e strisce preferiamo comunque pescare fuori dall'energy. Da un lato, perché quest'ultimo è troppo influenzato dall'andamento del petrolio. Dall'altro, perché la correzione di fine 2014 ha colpito ingiustamente anche i settori che al contrario beneficeranno della tendenza ribassista sull'oro nero”. Nel frattempo, si osserva un marginale deterioramento nella qualità del credito. Ma i tassi di fallimento dovrebbero rimanere sotto controllo. Tra il 2015 e il 2016, calcola Stealey, gli emittenti americani dovranno rifinanziare debito per circa 135 miliardi di dollari. “È un obiettivo ampiamente alla portata se si pensa che nei primi due mesi dell'anno le nuove emissioni hanno superato i 50 miliardi”. [...]

giovedì 19 marzo 2015

«Serve un po'di flessibilità per sopravvivere ai tassi zero»

Da CorrierEconomia del 16 marzo 2015, pag. 34 - Leggi tutto

Gli investitori devono voltare pagina. Chi ha trovato per molti anni nei titoli di Stato un approdo sicuro (e redditizio) per i propri risparmi, dovrà rassegnarsi all'idea che lo scenario è cambiato radicalmente.I decennali italiani rendono l'1,20%, come i bund tedeschi di pari durata otto mesi fa. É vero che l'Istat certifica un'inflazione negativa su base annua pari al -0,2%. Ma il guadagno atteso a scadenza è comunque ben poca cosa, soprattutto se l'andamento dei prezzi al consumo dovesse ritrovare il segno più. 
Minimi storici «Lo scenario è quello di rendimenti molto bassi, mai sperimentati in passato dai risparmiatori italiani. Nel mercato obbligazionario è difficile trovare idee in grado di dare soddisfazione», spiega Lorenzo Alfieri, country head per l'Italia di JPMorgan am, il gigante del risparmio gestito Usa che il 18 marzo comincia un ciclo di incontri con gli investitori italiani, in collaborazione con Corriere Economia: la prima tappa è a Roma. Bisognerebbe provare altre due strade. La prima: se si vuole rimanere ancorati al reddito fisso, è necessario mescolare molti segmenti obbligazionari e adottare un approccio più tattico. «Quello attuale è un mercato tecnico, da professionisti, troppo complesso per essere gestito in autonomia da un investitore inesperto», sottolinea Alfieri. La seconda strada porta fuori dal mondo obbligazionario, verso un'incursione in altre classi di attivo: per esempio bond convertibili, Reit (Real estate investment trust, società attive nella messa a reddito di patrimoni immobiliari) e azioni. «Siamo positivi sulle Borse, sia europee sia americane - precisa il responsabile per l'Italia di JP Morgan am -. Il Vecchio Continente rimane sottovalutato e mostra dinamiche di miglioramento sul fronte degli utili. Gli Stati Uniti sono protagonisti di una crescita robusta, più vicina al 3% che al 2% e sembrano favoriti dalla ripartenza degli investimenti produttivi e da segnali di ripresa sul fronte dei salari, a beneficio dei consumi interni». 
Strumenti Sulla carta, prodotti finanziari come i fondi flessibili sembrano in grado di coniugare al meglio queste esigenze. Tuttavia le tipologie di prodotto sono molto differenziate e vanno dai fondi obbligazionari flessibili, ai prodotti multi-asset autorizzati a spaziare tra tutte le cassi di attivo, bond, azioni, materie prime e valute. «Entrambe queste soluzioni possono essere adeguate - commenta Alfieri -. L'importante è verificare, con l'aiuto del proprio consulente, che si tratti di un prodotto davvero flessibile, in grado di modificare la composizione del portafoglio anche in modo rilevante, al mutare delle condizioni di mercato. Senza escludere all' occorrenza l'eventuale uscita da una classe di attivo per rifugiarsi nella liquidità, in attesa di tempi migliori. Il rischio altrimenti è di ritrovarsi investiti in un bilanciatone, un fondo bilanciato che mescola azioni e obbligazioni, ma poco dinamico nelle scelte di allocazione, con interventi solo marginali a modifica delle posizioni». 
Fiducia Per farsi coraggio e uscire dalla gabbia dell?universo obbligazionario, l'investitore deve ritrovare [...] Leggi tutto

La WhatsApp dei pagamenti punta sull’Europa

Da CorrierEconomia del 16 marzo 2015 - Leggi tutto

I primi quattro progetti pilota partiranno entro il 2015. E non c’è dubbio che la nuova frontiera dei pagamenti via mobile in modalità contactless sia l’Hce (Host card emulation): la tecnologia sperimentale con applicazione di pagamento nel cloud (nuvola informatica) che, sulla carta, promette di essere più flessibile rispetto a quelle già disponibili sul mercato, perché non richiede accordi di integrazione, tecnologica e commerciale, tra istituti di credito e operatori di telefonia.

"Per la commercializzazione, però, ci vorrà tempo, forse un paio d’anni. Prima è necessario approfondire gli aspetti tecnici, a cominciare dalla sicurezza delle transazioni — ricorda Massimo Arrighetti, amministratore delegato di Sia, società attiva nella progettazione, realizzazione di infrastrutture e servizi tecnologici per imprese, istituzioni finanziarie e pubblica amministrazione —. L’unica soluzione già collaudata, robusta e sicura è quella sim based (basata sulla memorizzazione dei dati della carta di pagamento nella sim del telefono, ndr)".

Proprio sul campo della sicurezza si gioca il futuro dei pagamenti contactless. Apple Pay, la funzionalità di iPhone per i pagamenti senza contatto, dovrebbe [...]  Leggi tutto

lunedì 16 marzo 2015

Un rialzo a sorpresa

Da Milano Finanza del 14 marzo 2015, pag. 43

Nessuno davvero sa quando saliranno i tassi negli Usa. Se a giugno, settembre oppure molto più tardi, nel 2016. Ma in ogni caso i mercati sono impreparati. E rischiano di farsi cogliere di sorpresa. «La curva dei rendimenti americani sconta un aumento inferiore ai 50 punti base sui [...] Leggi tutto

giovedì 12 marzo 2015

Così lo scudo blocca i pirati

Da CorrierEconomia del 9 marzo 2015, pag. 32
 
Se c'è qualcosa che tiene ancora lontani molti correntisti dai servizi bancari online sono i timori sulla sicurezza. Si tratta, tuttavia, di paure in larga parte ingiustificate. Secondo un'analisi condotta dall’Osservatorio sicurezza e frodi informatiche di Abi Lab, i clienti retail attivi che, a seguito del furto di credenziali, hanno subito un danno economico è pari allo 0,005%: solo un accesso all’Internet Banking ogni 1,1 milioni ha determinato una perdita di denaro, nonostante la percentuale dei clienti che smarriscono le password sia nettamente più elevata, 2,48%. I dati evidenziano l'efficacia delle azioni di contrasto poste in essere dalle banche italiane, che sono riuscite a bloccare il 97,5% degli attacchi. Come? Grazie a una seria di innovazioni, sia tecnologiche che di processo, realizzate per proteggere i propri sistemi informatici e l'identità digitale dei clienti. Il 62,5% del campione di istituti considerato, infatti, utilizza strumenti per il monitoraggio delle tran­sazioni anomale, al fine di bloccarle tempestivamente prima che il denaro venga definitivamente sottratto dal conto della vittima; due banche su tre effettuano un monitorag­gio della rete per l’identificazione dei siti contraffatti, utilizzati generalmente dai criminali per la realizzazione di attacchi di phishing (un tipo di truffa via e-mail finalizzata a carpire informazioni sulle credenziali di accesso al conto o i dati della carta di credito). “I sistemi più avanzati sono quelli adattivi: riconoscono una transazione sospetta perché si discosta dalla modalità operativa abituale del cliente: per esempio in riferimento alla postazione utilizzata, all'importo o alla data - spiegano gli esperti di Cariparma Credit Agricole - noi lo utilizziamo da alcuni anni, molti istituti si stanno adeguando”.
Un aiuto viene anche dalla regolamentazione: la Raccomandazione per la sicurezza dei pagamenti via internet, firmata dalla Banca centrale europea, stabilisce che entro il primo agosto 2015, tutte le banche adottino sistemi di autenticazione evoluta, per esempio [...]

mercoledì 11 marzo 2015

Web - In Rete 4 correntisti su 10
É corsa tra i big sui canali diretti

Da CorrierEconomia del 9 marzo 2015, pag. 32

I correntisti 2.0, quelli che in filiale non ci mettono piede perché entrano in banca solo tramite pc, tablet o smartphone, in Italia sono ancora pochi. Nel 2014 però, dice un rapporto dell'Istat, la quota di chi utilizza internet per accedere ai servizi bancari è salita al 37,4%, più 4,5% rispetto all'anno precedente. Quasi la metà, il 46%, ha tra 25 e 54 anni. Ma l'internet banking è sempre più diffuso anche tra i meno giovani. “Il 50% dei nostri clienti lo utilizza regolarmente. Solo il 20% delle operazioni di bonifico, per esempio, viene effettuato in filiale, l'80% passa per il web o gli atm", ricorda Massimo Tessitore, responsabile direzione multicanalità integrata di Intesa Sanpaolo. La percentuale è più alta negli istituti con una spiccata vocazione digitale come CheBanca!, dove il 98% dei bonifici avviene tramite canale remoto e il 91% dei clienti accede ai servizi prevalentemente online. 

Filiale trasormata Del resto, In una banca che diventa più accessibile, anche via mobile, i diversi canali tendono a specializzarsi: così lo smartphone viene utilizzato soprattutto per il controllo del saldo o la ricarica del cellulare, mentre il pc rimane lo strumento privilegiato per operazioni dispositive più complesse, il bonifico, la gestione del conto titoli, la richiesta di contatto con la banca. E la filiale, che fine fa? “Si trasforma, diventa il luogo dedicato alla consulenza sui prodotti più complessi, dal mutuo agli investimenti - spiega Roberto Ferrari direttore generale di CheBanca! -. Non solo: segnala la presenza della banca sul territorio e rassicura il cliente che ha bisogno di un contatto diretto”.
Firma grafometrica Intanto, la tecnologia entra anche in filiale, passando per la smaterializzazione dei processi. Ma è attorno allo sviluppo della banca online che si concentrano gli sforzi dell'industria sul piano dell'innovazione. Come emerge [...]

martedì 10 marzo 2015

India e Cina, coppia vincente

Da CorrierEconomia del 9 marzo 2015, pag.26 - Leggi tutto

Il 2014 è stato un anno bipolare per i mercati emergenti, protagonisti con la Cina della migliore performance a livello globale (+53%) e con la Russia della peggiore in assoluto, -45%. Il 2015 sarà quello della svolta monetaria da parte della Federal Reserve, che tanto preoccupa gli investitori. Quali saranno le piazze emergenti in grado di resistere alla svolta monetaria restrittiva? «Noi siamo stock picker , selezioniamo le singole aziende in grado di generare una crescita dei profitti in modo relativamente stabile per molti anni, a prescindere dalle variabili macroeconomiche o dalle scelte della Fed», dichiara Rajiv Jain, gestore dei fondi Vontobel Emerging markets equities e Vontobel Far East equity. Nel 2014 ha avuto ragione, visto che entrambi i fondi sono finalisti ai Morningstar Awards 2015 nelle categorie mercati azionari emergenti e Asia Pacifico.

Shanghai ha ancora ossigeno per correre?
«Ci aspettiamo una crescita stabile degli utili nei prossimi cinque anni per le azioni cinesi che abbiamo in portafoglio. Si tratta di aziende che stanno beneficiando dell’aumento del potere d’acquisto dei consumatori locali e in grado di tradurre questo trend in una prevedibile espansione dei profitti grazie a posizioni dominanti in settori con elevate barriere all’ingresso. Ci piacciono, per esempio, l’e-commerce e i videogiochi».

Il calo dell’inflazione, alimentato dal crollo del greggio, favorisce un atteggiamento più morbido da parte delle banche centrali emergenti. A sorpresa, dopo la Cina, anche l’India ha tagliato i tassi, due volte da inizio anno. É una carta da giocare?
«
L’India è ben posizionata [...] Leggi tutto

sabato 7 marzo 2015

Aspettando la Fed: l'euro-periferia è una scommessa da coltivare

Da CorrierEconomia del 2 marzo 2015, pag. 28

Il rally dei titoli di Stato italiani prosegue ininterrotto da almeno due anni. Ma potrebbe essere ancora presto per liquidare le posizioni. “C'è spazio per un ulteriore rialzo – dichiara Arnoldo Valsangiacomo, membro del Cda di Ethenea e gestore di portafoglio degli Ethna Funds -. Se la tensione sulla Grecia si riducesse ulteriormente, come pare, i rendimenti dei decennali italiano e spagnolo potrebbero avvicinarsi allo 0,75%, almeno finché il bund rimane sopra lo 0,25%”. Secondo il gestore, in ogni caso, i Treasury americani, vicini al 2%, offrono un differenziale di rendimento interessante rispetto alle obbligazioni in euro. Nonostante la Federal Reserve si appresti a compiere il giro di boa sul fronte della politica monetaria: “Senza pressioni inflattive, la Fed non ha fretta di alzare i tassi e lo farà dopo e lentamente piuttosto che prima e di corsa”, ricorda Valsangiacomo, ipotizzando uno o due rialzi di 25 punti base ciascuno sui tassi di riferimento nella seconda metà del 2015. “In base al linguaggio utilizzato dal braccio di politica monetaria della Banca centrale, i rendimenti decennali americani potrebbero persino scendere dopo un ritocco all'insù da parte della Fed”. Analogamente, il gestore non intravede il rischio di una significativa correzione sui mercati azionari, almeno finché la crescita economica rimarrà positiva negli Stati Uniti. Di recente, infatti, ha incrementato la componente azionaria netta all'interno del fondo Ethna-Defensiv: gli acquisti si sono concentrati sui titoli difensivi di società farmaceutiche e sulle azioni del settore tecnologico, rafforzando inoltre l’esposizione alle azioni di compagnie assicurative europee, sostenute dai dividend yield elevati. Semmai i maggiori pericoli in casi di una stretta monetaria negli Usa si concentrano sul debito emergente denominato in dollari: “L'inizio di un ciclo rialzista sui tassi si è accompagnato storicamente al rimpatrio di un significativo ammontare di liquidità”, ricorda il gestore.

venerdì 6 marzo 2015

Voluntary meno pesante con il sì svizzero

Da CorrierEconomia del 2 marzo 2015, pag. 30

La voluntary disclosure scalda i motori. Il tassello mancante, la ratifica dell'accordo bilaterale con la Svizzera, è arrivato lunedì 23 febbraio. Un passaggio chiave perché, cancellando Berna dall'elenco dei Paesi a fiscalità privilegiata, dimezza i tempi di accertamento e le sanzioni sulle imposte evase previsti per chi regolarizza capitali detenuti in uno stato black list. Rende quindi l'adesione meno onerosa, sia in termini impositivi che sul piano della ricostruzione documentale delle attività oggetto di auto-denuncia. Vale la pena ricordare che, secondo le stime, circa l'80% dei capitali detenuti irregolarmente all'estero, sarebbe detenuto presso conti in Svizzera. L'accordo bilaterale dovrebbe incoraggiare molti a fare definitivamente la pace con il Fisco italiano. E un'altra spinta decisiva dovrebbe arrivare dalla legge svizzera del 12 dicembre scorso, che rende l'evasione oltre i 300 mila franchi reato presupposto del riciclaggio e gli intermedi elvetici, quindi, punibili per concorso nel reato commesso dal cliente. Intanto, il 26 febbraio, l'Italia ha firmato con il Liechtenstein un'intesa bilaterale per lo scambio di informazioni a fini fiscali. È in arrivo, infine, anche l'accordo con il Principato di Monaco.

giovedì 5 marzo 2015

Portafogli Private - Il rischio peggiore? Quello di non rischiare abbastanza

Da CorrierEconomia del 2 marzo 2015, pag. 29
 
Gestori e consulenti lo vanno ripetendo da tempo: essere poco esposti al rischio potrebbe essere pericoloso in questa fase di mercato. Un paradosso, con due possibili spiegazioni: da un lato, troppe obbligazioni in portafoglio possono compromettere i risultati perché i rendimenti sono ai minimi. Dall'altro alcuni segmenti sono molto esposti a un possibile contraccolpo al momento della risalita dei tassi. “La compressione estrema dei rendimenti obbligazionari e le attese di ulteriori cali per le emissioni della zona euro indirizzano le scelte d'investimento per il 2015 verso la macro asset class azionaria: questa è presente anche nei portafogli prudenti, in percentuali coerenti con il budget di rischio assegnato”, osserva Franco Dentella, vice direttore generale e responsabile private banking di Banca Aletti. La ricerca di extra-rendimento, prosegue Dentella, coniugata ad un obiettivo di contenimento del rischio, passa però anche attraverso la diversificazione valutaria e la selezione di emissioni obbligazionarie societarie lungo tutto lo spettro del merito creditizio. Significa guardare anche ai segmenti di qualità inferiore nell'ambito dell'universo obbligazionario. 
 
Corporate&c Francesco Ferrarini, responsabile private banking di Banca Euromobiliare è ancora più esplicito: “le prospettive del reddito fisso sono negative, ad eccezione del segmento high yield”. Nell'ultimo trimestre dello scorso anno i titoli ad alto rendimento americani hanno subito una drastica correzione: il crollo delle quotazioni petrolifere ha messo in crisi alcune società attive nel mercato dello shale oil, danneggiando il settore energetico, ben rappresentato nel paniere di riferimento, con un peso prossimo al 15%. Da metà dicembre, però, si è verificato un rimbalzo e diversi analisti scommettono su una prosecuzione del trend rialzista, alimentato da operazioni di consolidamento nel settore. Come si costruisce un portafoglio bilanciato in questo scenario? “La pianificazione degli investimenti va delineata sulla base di obiettivi di vita, orizzonte temporale e tolleranza al rischio” [...]

mercoledì 4 marzo 2015

Piazza Affari, arriva il clone col Nobel

Da CorrierEconomia del 2 marzo 2015, pag. 29 - Leggi tutto

Sono nati negli Stati Uniti una decina di anni fa. E ancora relativamente poco diffusi, se paragonati al ben più vasto universo dei replicanti tradizionali. Ma è soprattutto di loro che si parla negli ultimi mesi, tra nuovi prodotti, sempre più sofisticati e tassi di crescita galoppante. Secondo una ricerca realizzata da Morningstar in collaborazione con State Street Global Advisors, nel 2004 gli Etf intelligenti - detti anche smart o advanced beta - valevano poco meno di due miliardi di euro e oggi gestiscono asset per circa 73 miliardi in Europa. A differenza dei cloni tradizionali, nati per la replica passiva di un indice, gli smart beta incorporano elementi di strategia attiva. Alcuni sono studiati per ridurre la volatilità. Altri riflettono l'andamento di indici basati su modelli quantitativi, con l'obiettivo di selezionare in automatico i titoli di migliore qualità o più a buon mercato, all'interno di un dato universo investibile. Ed è qui che si concentra oggi l'innovazione di prodotto. L'ultimo approdato in Borsa porta il nome di un Premio Nobel: si chiama Ossiam Shiller Barclays CAPE Europe Sector Value ed è il primo Etf al mondo basato sugli indici realizzati da Barclays in collaborazione con il professore americano Robert Shiller, insignito del Nobel per l'Economia; utilizzano il [...] Leggi tutto

martedì 3 marzo 2015

Soldi - puntata del 27 febbraio 2015

Tra i temi affrontati negli studi di 7Gold con Cosimo Pastore e Erica del Bianco, le prospettive dei mercati azionari in vista di una possibile svolta della Federal Reserve sul piano della politica monetaria, le previsioni sulle Borse che nel 2014 hanno subito maggiori perdite (Mosca, Atene e Lisbona), le novità di mercato sul fronte degli Etf intelligenti (o smart beta) e la voluntary disclosure dopo l'accordo con Svizzera e Liechtenstein.

Guarda la puntata di Soldi andata in onda venerdì 27 febbraio su  7Gold.

Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:
- Puntata del 16 gennaio 2015
- Puntata del 21 novembre 2014
- Puntata del 17 ottobre 2014
- Puntata del 12 settembre 2014
- Puntata del 27 giugno 2014
- Puntata del 9 maggio 2014
- Puntata del 4 aprile 2014
- Puntata del 28 febbraio 2014
- Puntata del 6 dicembre 2013
- Puntata del 25 ottobre 2013

domenica 1 marzo 2015

Titoli ciclici nel mirino

Da Milano Finanza del 21 febbraio 2015, pag. 43

Sino alla fine del 2014 l'S&P500 del mercato azionario Usa guadagnava 15 punti percentuali, circa tre volte la performance del paniere europeo. Ma il 2015 è iniziato meglio per quest'ultimo. Da un lato, le valutazioni più basse dovrebbero mettere il Vecchio Continente [...] Leggi tutto