martedì 28 aprile 2015

Dai fondi ai certificati. Chi sale se la Borsa cade

Da CorrierEconomia del 27 marzo 2015, pag. 20 - Leggi

Sfortunatamente i mercati non vanno sempre in una sola direzione, verso l'alto. Dopo il rally galoppante di inizio anno, le azioni europee hanno preso un po' di fiato. Anche Piazza Affari è inciampata, ha limato le performance realizzate nel 2015, pur mantenendosi a quota più 23%. E se la maggior parte degli analisti ritiene che i listini del Vecchio continente possano proseguire la corsa, qualche investitore, invece scommette su una correzione più profonda. Quali strumenti consentono di guadagnare quando le Borse vanno giù? I due più utilizzati sono gli etf short, fondi a replica inversa di un indice (con o senza effetto leva) e i certificati d'investimento. Possono essere utilizzati sia per un posizionamento tattico, che in funzione di copertura. “La seconda tende a prevalere - precisa Marcello Rubiu, vicepresidente della società di consulenza Norisk -. Se si teme un ritracciamento temporaneo, anziché vendere, si può acquistare uno strumento in grado di proteggere la posizione”. A condizione, però, di saperlo maneggiare. 


Alternative Gli etf short possono avere un problema di disallineamento rispetto alle performance attese (lo stesso vale per i certificati benchmark short). Intuitivamente, l'investitore è portato a credere che questi prodotti possano guadagnare il 10% se il sottostante perde dieci punti nell'arco di un mese. Non è così però perché la replica su base giornaliera rompe, con il passare del tempo, la specularità dei rendimenti su orizzonti più lunghi. L'“errore” risulta amplificato evidentemente in presenza di un effetto leva. “Gli etf short sono strumenti adatti per chi fa trading [...] Leggi

lunedì 27 aprile 2015

Si rischia a non rischiare

Da Milano Finanza del 25 aprile 2015, pag. 44

«I tassi Usa saliranno solo con la ripartenza dell'inflazione. Ma la svolta avverrà subito dopo: probabilmente a fine anno o nel 2016». Enrico Vaccari, fund manager di Consultinvest sgr, è tra coloro che ritengono ancora prematuro l'inizio del ciclo monetario restrittivo [...] Leggi tutto

venerdì 24 aprile 2015

«No, sono già care. Meglio gli Emergenti»

Da CorrierEconomia del 20 aprile 2015, pag. 26 - LEGGI 
 
Quando tutti gli investitori intonano lo stesso canto, il battito dei mercati si fa più sottile. Una voce fuori dal coro può aiutare quindi a mettere in evidenza possibili stonature. Qual è la nota dominante nelle strategie degli operatori da qualche mese a questa parte? La fiducia nelle azioni europee, amplificata dalle performance dei listini nel primo scorcio d'anno è sostenuta dalle prospettive di consolidamento della congiuntura nel Vecchio Continente. Ma c'è chi suggerisce prudenza. «Noi siamo più cauti del consensus - premette Didier Saint-Georges, managing director e membro del comitato investimenti di Carmignac -. Per credere che la fase di accelerazione dell'economia europea possa proseguire, bisogna essere convinti che anche il resto del mondo continuerà a crescere a buon passo. Non è detto che sia così: se la zona euro non riuscisse a cavalcare l'indebolimento della divisa comune e la ripresa globale fosse più fragile del previsto, sarebbe difficile per i mercati mantenere la tendenza rialzista. Anche la ripresa americana, del resto, è meno robusta di quanto alcuni osservatori vorrebbero far credere». Per Saint-Georges, i listini azionari, gonfiati dalle politiche monetarie ultra-espansive, sono molto esposti a un possibile errore di comunicazione da parte dei banchieri centrali. «Le valutazioni sono piuttosto tirate: se tutto va bene, il trend positivo può avanzare ancora un po'. Ma le Borse sono vulnerabili a possibili sorprese negative o a eventuali incidenti esterni. Nessuno dice che anche le azioni europee sono care ormai: dal whatever it takes pronunciato da Mario Draghi a luglio del 2012, con la promessa di fare quanto necessario per salvare l'euro, le valutazioni sono raddoppiate e oggi si trovano sopra le medie storiche di circa il 40%». Per ragioni opposte i Paesi emergenti sono [...] Leggi tutto

giovedì 23 aprile 2015

Wall Street - il Genoma e quella cavalcata del 420%

Da CorrierEcoonomia del 20 aprile 2015, pag. 42 - LEGGI 

Il biotech è ormai più che una nuova frontiera per la cura di malattie come l'Alzheimer, il diabete o il cancro. Secondo le stime di J. Lamarck, nel 2016 questi farmaci raggiungeranno il 17% della spesa globale per medicinali. Entro il 2020, i ricavi delle aziende biotecnologie saliranno da 130 miliardi di dollari - il 13% di quanto fattura l'industria farmaceutica oggi - a circa 600 miliardi. La biotecnologia può essere anche un tema interessante su cui investire? 
Senza dubbio lo è stato negli ultimi 15 anni. A partire dalla mappatura del genoma umano, nel 2000, l'indice Nasdaq Biotech ha guadagnato il 420%, tre volte e mezzo la performance delle azioni globali rappresentate dall'Msci world (122%). In mezzo ci sono stati molto saliscendi. Anche violenti, soprattutto all'inizio, con lo scoppio della bolla tecnologica, che ha travolto tutto il mondo tech, compreso quello bio. E proprio a quelle vicende guardano con timore gli investitori, preoccupati che il rally delle aziende di questo settore nasconda una nuova bolla, pronta a esplodere. “Non è così. Siamo ben lontani dai livelli valutativi del 2000, quando il rapporto prezzo utili superò quota 120x. Oggi è a 40,4x poco al di sopra della media storica di 33,1x, calcolata per altro escludendo il periodo di bolla”, precisa Stefano Reali, gestore azionario del gruppo Pharus. A questi valori, comunque, non si può dire che il biotech sia a buon mercato, visto che l'S&P500 scambia a multipli di 17,5 volte gli utili. “É vero, ma le sette società biotecnologiche più capitalizzate, che da sole valgono il 70% dell'indice di riferimento, hanno una valutazione media attorno a 21x”, chiarisce Reali. Secondo cui, in ogni caso, le valutazioni più elevate sono giustificate da prospettive di crescita nettamente superiori: gli utili del paniere americano, spiega il gestore, crescono del 5-10% l'anno, quelli del biotech a ritmi del 30/40%. E c'è un altro fattore da considerare. Recentemente i tempi di approvazione di nuovi farmaci da parte della Food and Drug Administration americana (Fda) si sono ridotti drasticamente: da [...] leggi tutto

Protesi vascolari in seta, nuovi zuccheri: sedici startup vanno a caccia di capitali

Da CorrierEconomia del 20 aprile 2015, pag. 40
 
Silk Biomaterials è una piccola start-up che vuole sviluppare nuove protesi vascolari biodegradabili a base di seta. Mogu ha creato un polistirolo naturale partendo da colture di funghi che si nutrono di rifiuti. Eudendron studia nuove terapie oncologiche in grado di contrastare le mutazioni tumorali e ridurre le ricadute. Sono tre dei progetti che saranno presentati al BioinItaly Investment Forum, l'evento annuale organizzato da Assobiotech in collaborazione con l'Intesa Sanpaolo Start-Up Iniziative, giunto all'ottava edizione. L'appuntamento è a Milano il 21 e 22 aprile presso Palazzo Besana e vedrà protagoniste 16 start-up italiane attive nel settore biotecnologico e della salute: tutte a caccia di capitali, sulle orme delle 9 aziende che nelle passate edizioni ce l'hanno fatta, ottenendo i finanziamenti necessari per sviluppare il proprio progetto d'impresa. L'ultima in ordine di tempo è la CellPly, nata dal gruppo ricerca dell'Università di Bologna coordinato dal prof. Roberto Guerrieri, che ne è cofondatore e ad: dopo aver partecipato all'edizione del 2013 con il nome di Mindseeds, ha ottenuto 2 milioni di euro da tre fondi di venture capital, Italian Angels for Growth (Iag), Zernike Meta Ventures e Atlante Seed (gruppo Intesa Sanpaolo). In sette anni, l'iniziativa realizzata da Assobiotech e Intesa ha fruttato un bottino di 100 progetti d'impresa presentati agli investitori su un totale di circa 280 iniziative selezionate, 1.000 partecipanti tra potenziali finanziatori e aziende e oltre 10 milioni di fondi raccolti.  
 
Novità di quest’anno è l’introduzione di una sessione dedicata alle white biotech, o biotecnologie industriali: accanto al progetto firmato da Mogu, ci sono i dolcificanti proteici di iSweetch, fino a 3.000 volte più potenti dello zucchero e la tecnologia di BFBP, che permette di riconvertire gli impianti energetici a biogas in vere e proprie bioraffinerie. Nell'ambito delle biotecnologie farmaceutiche (red biotech) saranno presentati i progetti di TissueGraft [...]

martedì 21 aprile 2015

La lotta al colesterolo allarga il business-salute

Da CorrierEconomia del 20 aprile 2015, pag. 41
 
Per Amgen, seconda azienda biotecnologica al mondo per capitalizzazione di Borsa, il 2015 sarà un anno denso di novità. «Pochi giorni fa, la Food and Drug Administration americana ha approvato il Corlanor (Ivabradine), un nuovo farmaco per il trattamento dell'insufficienza cardiaca cronica», annuncia Francesco Di Marco, amministratore delegato di Amgen Italia. L'azienda, che fattura 20 miliardi di dollari l'anno a livello globale, in crescita del 7% rispetto al 2013, ha lanciato da poco negli Stati Uniti il Blincyto, un anticorpo Bite sviluppato per i pazienti affetti da leucemia acuta. Entro l'anno, è attesa la commercializzazione di Repatha - un medicinale che riduce i livelli di colesterolo nei pazienti gravi, per i quali le terapie tradizionali non danno risultati soddisfacenti - mentre nel 2016 dovrebbe arrivare Kyprolis, un farmaco per la cura del mieloma multiplo. Storicamente Amgen è molto attiva in aree quali l'oncologia, l'immunologia, la nefrologia e l'ematologia ma negli ultimi anni ha lavorato anche sull'osteoporosi e sulle malattie cardiovascolari. «Non solo. Stiamo compiendo [...] - Leggi tutto

domenica 19 aprile 2015

Borsa, la fiducia quota a prezzi alti

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag.38

Ancora fiducia sui mercati azionari. Attenzione a nuove opportunità tattiche nell'industria petrolifera. E più ottimismo sull'Europa meridionale. Sono in pillole i risultati dell'Investment Barometer 2015, un sondaggio condotto da J.P Morgan Private bank su oltre 900 clienti incontrati in 14 città europee. Nel dettaglio, il 51% degli investitori è convinto che nei prossimi 12 mesi le azioni batteranno le altre classi di attivo sul piano dei rendimenti ma la percentuale è scesa di 7 punti rispetto a un anno fa. A sorpresa, risultano particolarmente ottimisti gli investitori italiani, che rappresentano un quinto del campione considerato: il 62% scommette che le azioni saranno regine dei mercati anche nel 2015.
 
Europa in recupero Tra i clienti europei di J.P Morgan Private bank, Wall Street rimane comunque la piazza favorita, con un 30% delle preferenze, in netto calo, però, rispetto al 42% registrato nel 2014. Pesano probabilmente i timori sulle conseguenze di una possibile stretta monetaria da parte della Federal Reserve: infatti, il 38% degli investitori suppone che i rendimenti decennali americani saliranno tra il 2 e il 3% nei prossimi mesi. Al contrario, il Vecchio Continente è in forte recupero: il 27% dei rispondenti al sondaggio ritiene che l'Europa occidentale (Regno Unito, Germania e Francia) guiderà le performance dei mercati nel 2015; il 26% scommette invece sull'Europa meridionale (Spagna e Italia): è il 10% in più rispetto alla rilevazione di un anno fa.

Intanto triplica, passando dal 6 al 18%, la percentuale di chi punta sul settore petrolifero: solo il [...]

Voluntary disclosure - Una corsa ad ostacoli

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag. 34
 
Il quadro della voluntary disclosure non è ancora completo. Rimangono dei nodi su tematiche chiave, che la circolare del 13 marzo firmata dall'Agenzia delle Entrate non ha sciolto. Uno tra tutti, il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari, indipendentemente dalla natura di Paese a fiscalità privilegiata o meno. «Se la norma dovesse rimanere com'è - avverte Massimo Falletta, direttore della svizzera Pkb privatbank - si vanificherebbero in buona parte gli effetti degli accordi bilaterali sottoscritti dall'Italia con Berna, Liechtenstein e Principato di Monaco». Il dimezzamento dei termini di accertamento, beneficio previsto dalle intese firmate a febbraio, verrebbe infatti a cadere qualora la violazione fiscale sfociasse in reato tributario, con il superamento delle soglie di rilevanza penale. Essendo queste relativamente basse, spiega Falletta, la questione riguarderebbe moltissimi contribuenti, che oggi sono in attesa di un provvedimento correttivo.

Margini I tempi stringono. «Serve al più presto una nuova circolare dell'Agenzia che chiarisca il punto», auspica Andrea Ragaini, amministratore delegato di Banca Cesare Ponti: per la dichiarazione infedele gli anni da regolarizzare sono quelli dal 2006 o dal 2010? Ma secondo Leo De Rosa, partner dello studio legale e ributario Russo De Rosa Associati, non c'è tempo da perdere: «Si deve partire subito. La necessità di estendere l'analisi ad anni che integrano violazioni penali, o nei quali le disponibilità erano ubicate in Paesi ancora black list, costringe a spingersi a ben oltre il 2010, a ritroso». 
Alla fine, la collaborazione volontaria costerà molto. L'erede che vuole regolarizzare un lascito prodotto daredditi evasi in un periodo non più accertabile dovrà versare tra il 10 e il 20% del capitale occultato. In presenza di attività finanziarie collegate ad attività imprenditoriali italiane e costituite a seguito di evasione in periodi ancora accertabili, il conto da pagare sarà molto più salato, fino all'80%. Molti cercheranno una scappatoia. «La verità è che non ci sono molte alternative», osserva Ragaini.
 
Qualcuno sta cercando di trasferire i capitali in Paesi ritenuti collaborativi dall'Italia ma più «tutelanti» per il contribuente infedele rispetto alla Svizzera. Ma il quadro internazionale è radicalmente cambiato: tra il 2017 e
il 2018 per quasi 100 Paesi partirà lo scambio automatico d'informazioni, secondo il protocollo Ocse. Il cerchio si stringe. «Si rischia di diventare tuareg dei paradisi fiscali. I Paesi black list sono sempre meno, sempre più lontani e instabili politicamente» [...]

sabato 18 aprile 2015

Gli imprenditori? Sono più giovani. Il 61 per cento ha meno di 54 anni

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag. 32
 
I clienti private non sono tutti uguali. Chi fa l'imprenditore, per esempio, è tendenzialmente più giovane: secondo un'indagine dell'Aipb, solo il 13,9% ha più di 74 anni (è il 27%, in media, per la clientela servita). Quasi i due terzi sono under 65, uno su quattro ne ha meno di 55. Eppure, secondo l'Osservatorio sulle imprese di famiglia Prometeia-Sda Bocconi, gli imprenditori italiani sembrano essere ancora più giovani dei «colleghi» serviti dalle strutture dedicate ai grandi patrimoni. Il 61% di chi guida un'azienda nel nostro Paese ha infatti meno di 54 anni. È come se il mercato non servito, spiega l'Aipb, si caratterizzasse per un'età inferiore, accompagnata però, verosimilmente, a un patrimonio personale meno rilevante. Al tempo stesso, i clienti private imprenditori sembrano essere più fedeli di quanto si pensi. La metà di loro si rivolge a una sola banca e il 70% preferisce avere un unico interlocutore, che considera il proprio punto di riferimento nella relazione con l'intermediario. «Quando si parla di gestione del patrimonio personale, questo segmento di clientela ama delegare: predilige strumenti come le gestioni patrimoniali perché rimane focalizzato sulla crescita dell'azienda e non chiede di essere coinvolto nelle decisioni sugli investimenti», spiega Fabrizio Greco, direttore generale del Gruppo Ersel. L'investimento più importante per l'imprenditore rimane quindi la sua azienda. Ma l'analisi dell'Aipb [...] Leggi tutti

Ora si va a tutto web

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag. 36
 
Il rapporto di fiducia personale tra cliente e banker resterà il cardine della relazione nel mondo private. Ma le modalità di contatto stanno cambiando radicalmente. Secondo un'indagine dell'ufficio studi di Aipb, i clienti private «entrano» in banca tramite il sito Internet mediamente 25 volte l'anno: nel 22 per cento dei casi, lo fanno per comprare o vendere prodotti e 8 volte su 10 per operazioni dispositive di routine. Con quali risultati? Il 75 per cento dei clienti coinvolti nell'indagine dell'Aipb si dichiara molto soddisfatto: una percentuale solo di poco inferiore a chi esprime lo stesso giudizio in riferimento agli incontri in filiale che, in media, si verificano ogni due settimane.Del resto, l?integrazione tra consulenza finanziaria e tecnologia porta a una serie di benefici per il cliente: contatti più frequenti e più agevoli con il proprio banker ; migliore fruibilità dei servizi di natura transazionale, accesso a informazioni più complete e aggiornate, maggiore personalizzazione, grazie alla possibilità per l?intermediario di utilizzare un set più ampio di informazioni sul cliente e di garantire un tempestivo intervento sui portafogli. «Stiamo lavorando [...] Leggi tutto

Clienti - Ora la sfida è farli diventare ancora più fedeli

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag. 32

Sono "fedeli" 68 clienti private su 100. Secondo le rilevazioni dell'AIPB, nel 2006 erano solo 45, il 23% in meno. Per un'industria relativamente giovane, com'è quella del private banking in Italia, otto anni equivalgono a un bel pezzo di storia. Ma un miglioramento così marcato fa riflettere: come hanno fatto le banche dedicate ai grandi patrimoni a guadagnarsi la fedeltà della clientela, misurata dall'AIPB incrociando i livelli di soddisfazione con la percezione di eccellenza dell'istituto di riferimento rispetto ai competitor? Dove invece sono necessari ulteriori progressi?
 
Molto si deve alla pressione competitiva, che ha costretto gli operatori a intensificare gli sforzi per innalzare gli standard di qualità. Due sono i binari sui quali si è incardinato il cambiamento dell'offerta: da un lato, il passaggio dalla logica di prodotto alla logica di servizio. dall'altro, u approccio più ampio alla consulenza con l'obiettivo di abbracciare temi che andassero oltre la gestione degli asset finanziari. (...) Questi risultati non sono comunque venuti da soli. "Tutte le strutture di private banking che operano in Italia hanno effettuato grossi investimenti, sia nella formazione delle risorse, sia nello sviluppo della tecnologia", osserva Fabrizio Greco, direttore generale del Gruppo Ersel. Senza dimenticare i risultati di portafogli. "Dopo la crisi del 2008, le performance sono state molto positive e questo - spiega Greco - ha influenzato inevitabilmente anche la percezione dei clienti e la loro disponibilità a consolidare il rapporto con la propria struttura di riferimento".

Com'è destianto a evolvere il servizio, nei prossimi otto anni, per aumentare ulteriormente la quota di fedeli? "Occorre prima di tutto chiedersi come saranno i clienti del 2023. Probabilmente più giovani - premette Greco. Stiamo assistendo a un importante fenomeno di trasferimento della ricchezza alle nuove generazioni, che sono più attente alle applicazioni della tecnologia: chiederanno un servizio più accessibile, attraverso qualsiasi dispositivo, con informazioni in tempo reale" [...]

venerdì 17 aprile 2015

Tournier: "High yield europei a buon mercato"

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag. 26 - LEGGI 
 
Durante la riunione di metà marzo, come previsto, la Federal Reserve non ha sciolto i nodi sui tempi della svolta monetaria. Il presidente Janet Yellen non esclude l'ipotesi di alzare i tassi tra giugno e settembre. Ma i mercati hanno interpretato le sue parole - e sopratutto la netta revisione al ribasso delle stime su tassi, inflazione e crescita - come il segnale che il giro di boa sia più distante. «In molti sottovalutano la probabilità che la stretta monetaria sia davvero vicina. L?unica certezza è che la Fed procederà con un passo molto lento. Non credo avrà un impatto drammatico», evidenzia Eve Tournier, executive vice president e head of pan-European credit portfolio management di Pimco.Intanto, però, la caccia al rendimento si fa sempre più ostica: soprattutto nella zona euro, dove l'inizio del programma di allentamento quantitativo è coinciso con uno schiacciamento dei Btp decennali all'1,2%: i livelli del bund tedesco di otto mesi fa. Dove si trova ancora valore? Molti investitori guardano all'universo high yield . Il paniere americano rende il 6,5%, circa tre punti percentuali più di quello europeo. Dopo la violenta correzione dello scorso anno, innescata dal crollo delle quotazioni petrolifere e archiviato il [...] Leggi tutto

giovedì 16 aprile 2015

"In Borsa si vince puntando sui titoli da maratoneta. Gli sprinter? Pericolosi"

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag.26

Storie d'investimento belle da raccontare non sempre diventano buoni investimenti. Si prenda Alibaba, celebrata da molti, il 19 settembre scorso, come l'Ipo del secolo; il titolo è balzato in poche settimane dai 68 dollari della quotazione a 119 dollari, più 75%. Ma chi avesse acquistato le azioni del colosso cinese dell'e-commerce vicino ai massimi del 10 novembre, sull'onda dell'euforia, da allora avrebbe perso quasi il 30% del capitale. “Chi insegue in modo acritico le tendenze del momento, dettate dai media attraverso la narrazione quotidiana dei mercati, rischia di scivolare. Noi preferiamo titoli più “noiosi”, ma stabili. Flussi di cassa prevedibili e costanti. La disciplina è fondamentale per non farsi distrarre da notizie di breve respiro”, avverte Laurent Nguyen, gestore del fondo Pictet Quality global equities. La strategia utilizzata da Nguyen è costruita su un modello quantitativo che filtra l'universo azionario globale attraverso quattro parametri: profittabilità, prudenza, prezzo e protezione, ciascuno analizzato sulla base di differenti indicatori. Ad esempio, la “prudenza” esprime il livello d'indebitamento dell'azienda. Per stabilire se il prezzo è adeguato, si considerano tra gli altri, dividend yield, rapporto prezzo/utili e prezzo/valore di libro. Il livelli di protezione si calcolano sulla base di volatilità, correlazioni, perdite massime subite in un determinato lasso temporale e così via. Incrociando i quattro fattori, l'algoritmo attribuisce a ciascun titolo un punteggio sintetico e si ottiene così un sottoinsieme rappresentato dal 25% del paniere globale. A questo punto subentra la gestione attiva. “L'obiettivo è individuare i business contraddistinti da ritorni elevati e stabili, capaci di resistere alla fluttuazione dei cicli economici e con prezzi attraenti. Per definizione, quindi, non investiamo in aziende in start up o [...]

Da Yoox ad Autogrill: piani e fusioni portano a casa belle pagelle

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag. 25 - Leggi  

C’è anche una manciata di beni di consumo tra i titoli di Piazza Affari che potrebbero agganciare la ripresa. Per esempio Autogrill, Mediaset, Yoox e Amplifon, più la matricola Ovs, fresca di debutto in Borsa, avvenuto il 2 marzo scorso. L’effetto traino potrebbe farsi sentire a scoppio (un po’) ritardato rispetto ad altri settori, come i finanziari e gli industriali da export, meglio posizionati per cavalcare l’euro debole e il programma di allentamento monetario della Bce. Occorre anche ricordare che, non più tardi del novembre scorso, l'Istat certificava un tasso di disoccupazione del 13,2%, record negativo dall'inizio delle serie storiche. Da dicembre, però, la tendenza è in lieve miglioramento. E a marzo la fiducia dei consumatori italiani è addirittura salita a 110,9, il livello più alto dal maggio 2002. Insomma ci sono alcune buone ragioni per credere che anche i beni di consumo possano salire sul carro della ripresa. Proprio nelle ultime settimane, del resto, i titoli del settore si sono messi in evidenza, spinti da (buone) notizie di mercato o semplici indiscrezioni. A fine marzo, le nozze tra Yoox e Net-a-porter, celebrate da un balzo di oltre 35 punti percentuali in un mese per il titolo della società specializzata nelle vendite online di abbigliamento. Mediaset, già favorita  [...] Leggi tutto

mercoledì 15 aprile 2015

Piazza Affari - Il piano è di volare
oltre i 25 mila punti

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag. 25 - LEGGI

Nessuna Borsa europea ha fatto meglio di Milano da inizio anno, eccetto quella portoghese. Piazza Affari guadagna il 25,5%, più di Francoforte (24,8%), Parigi (22,3%) e Madrid (15%), con gli Stati Uniti relegati nelle retrovie dello scacchiere azionario globale, a quota più 2,15% (che diventa un 11% abbondante se si ragione in euro, calcolando quindi i benefici valutari del rafforzamento del dollaro).
C'è ossigeno per una prosecuzione del rally italiano? “Sì. Al netto di un'eventuale correzione, che riteniamo possa essere comunque solo passeggera, il movimento può proseguire. Non mi stupirei se il Ftse Mib agguantasse altri 10 punti percentuali da qui a fine anno”, dichiara Marco Nascimbene, gestore del fondo Fondersel Pmi. La rotazione dei portafogli italiani ed europei verso l'azionario, in fuga dai mini-tassi del reddito fisso, è solo all'inizio - spiega Nascimbene - e i flussi d'acquisto testimoniano un interesse crescente degli investitori globali per l'Europa meridionale e l'Italia in particolare. “La corsa di Piazza Affari può continuare almeno fino ai 25.000, area estremamente rilevante anche dal punto di vista tecnico”, dichiara Massimo Trabattoni, gestore del fondo Kairos International sicav Italia. A conti fatti, la previsione equivale a un potenziale apprezzamento dell'indice nell'ordine di circa 5 punti percentuali. “A patto, però - precisa il gestore - di non interrompere il processo di riforme avviato e ben recepito dagli investitori istituzionali esteri”. Secondo Trabattoni, infatti, un cambiamento di percezione su questo fronte è, insieme a un eventuale rallentamento delle aree geografiche più battute storicamente dall'export italiano, una delle condizioni che potrebbero mettere a rischio la prosecuzione della tendenza rialzista.

Almeno due elementi però sembrano giocare a favore di Piazza Affari [...] Leggi tutto

mercoledì 8 aprile 2015

Soldi - puntata del 3 aprile 2015

Tra i temi affrontati negli studi di 7Gold con Cosimo Pastore e Erica del Bianco, le prospettive dei titoli tecnologici negli Stati Uniti, le novità sul fronte dei fondi quotati in Borsa, le fragilità che minacciano la ripresa nel Vecchio Continente e gli effetti dell'obbligo di fatturazione elettronica agli enti della pubblica amministrazione per le imprese italiane.

Guarda la puntata di Soldi andata in onda venerdì 3 aprile su  7Gold.


Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:
- Puntata del 27 febbraio 2015
- Puntata del 16 gennaio 2015
- Puntata del 21 novembre 2014
- Puntata del 17 ottobre 2014
- Puntata del 12 settembre 2014
- Puntata del 27 giugno 2014
- Puntata del 9 maggio 2014
- Puntata del 4 aprile 2014
- Puntata del 28 febbraio 2014
- Puntata del 6 dicembre 2013
- Puntata del 25 ottobre 2013

sabato 4 aprile 2015

«I bond? Una sfida molto difficile»

Da CorrierEconomia del 30 marzo 2015, pag. 24 - Leggi tutto

Sarà uno dei titoli più difficili da difendere, quello conquistato da Natixis Global am, tra i venti maggiori asset manager a livello globale, con un patrimonio in gestione di oltre 735,5 miliardi di euro. Ai Morningstar Awards 2015, la società ha appena ottenuto il premio come migliore scuderia obbligazionaria specializzata. Ma un quadro di riferimento sempre più complicato, fatto di tassi ai minimi storici o persino negativi in molti Paesi, e la svolta monetaria restrittiva in avvicinamento negli Stati Uniti, rischiano di mettere a dura prova anche le capacità dei gestori più bravi, specialmente nel reddito fisso. «I rendimenti sono così bassi da costringere l'investitore a chiedersi se siano sostenibili i livelli di redditività ottenuti finora nell'universo obbligazionario», ricorda Antonio Bottillo, country head ed executive managing director per l'Italia di Natixis Global Asset Management. Dopo oltre sette anni di politiche monetarie ultra accomodanti, la Federal Reserve si appresta a compiere il giro di boa, con un primo intervento sui tassi forse già nella seconda metà dell'anno. Le cui conseguenze sui mercati internazionali sono tutte da verificare: il presidente [...] Leggi tutto

venerdì 3 aprile 2015

I piani sul futuro? Troppo corti e non si investe abbastanza

Da CorrierEconomia del 30 marzo 2015, pag. 26 - Leggi tutto

Gli italiani non sono attrezzati per far fronte alle necessità future. Uno su due non sa quantificare le risorse di cui avrà bisogno per realizzare i propri progetti. E otto su dieci, conti alla mano, decidono di aumentare la propensione al risparmio. É quanto emerge dalla ricerca Io Futuro di Ubi Pramerica, presentata lo scorso 26 marzo in occasione del Salone del Risparmio. Intervistando un campione rappresentativo di 1.001 italiani, composto da uomini e donne di età compresa tra 30 e 65 anni, con un reddito netto mensile superiore ai 3.000 euro a livello di nucleo familiare, la società guidata da Andrea Pennacchia ha voluto esplorare la capacità di programmare il domani, nella popolazione di riferimento. E i risultati sono, a dire il vero, poco incoraggianti. É vero, il 95% del campione dichiara di pensare al proprio futuro e lo associa a sensazioni positive, ma sei intervistati su dieci lo inquadrano in una prospettiva troppo breve, inferiore ai dieci anni. Del resto, pianificare risulta complicato, sia a causa delle incertezze legate al contesto economico e sociale (61,8%), sia per le difficoltà di calibrare opportunamente decisioni economiche che devono essere prese oggi ma avranno effetto solo a lunga distanza (52,4%). E i progetti più difficili da mettere a fuoco sono inevitabilmente quelli più lontani.

Priorità Questo non impedisce agli intervistati di porsi obiettivi importanti. Due sono le priorità: mantenere gli attuali standard di vita (58,6%) e supportare i figli (59,2%), garantendo loro i migliori livelli di educazione, una casa e un'adeguata cura della salute. Viene inoltre riconosciuta [...] Leggi tutto

giovedì 2 aprile 2015

Regole - Scartato 1 file su 10. Ecco come non sbagliare

Da CorrierEconomia del 30 marzo 2015, pag. 32 - Leggi tutto 

Non sempre l'invio di una fattura elettronica va a buon fine. A febbraio, su un totale di 413.434 documenti ricevuti dal Sistema d'interscambio (Sdi) ? la piattaforma informatica gestita da Sogei, braccio telematico dell'Agenzia delle Entrate, guidata da Rossella Orlandi - l'83% dei file è stato inoltrato all'ufficio competente della pubblica amministrazione, mentre il 17% è stato scartato. La percentuale dei rigetti è crollata dal 40% del giugno 2014 al 13% dello scorso dicembre, prima di invertire la tendenza. Pare destinata a salire ancora nei prossimi mesi, con l'estensione dell'obbligo di fatturazione elettronica agli enti locali. Come evitare errori? Ecco i consigli di Infocert e Sia. 
  1. Controllare i riferimenti della fattura: il Cig (Codice Informativo di gara), il Cup (Codice unico di progetto), l'Ipa (Indice della Pa che identifica in modo univoco l'ufficio di competenza nella pubblica amministrazione) e i codici d'identificazione fiscale (numeri di partita Iva)
  2. La stessa fattura non può essere inviata più volte
  3. Chi eroga il servizio d'invio e conservazione del documento digitale deve fare un controllo preventivo sulla correttezza della fattura, prima della trasmissione allo Sdi e comunicare all'impresa le notifiche dello Sdi.
  4. La fattura inviata alla Pa viene controllata automaticamente dallo Sdi, per verificarne la correttezza formale. Se viene scartata, formalmente non è stata emessa: la si può correggere e re-inviare con lo stesso numero.
  5. La Pa che riceva la fattura deve indicare l'esito dell'operazione entro 15 giorni, con l'accettazione o no della fattura. Se è stata rifiutata, si può correggere e re-inviare con lo stesso numero. 
  6. Se l'esito non arriva entro 15 giorni, lo Sdi dichiara concluso il processo e invia una notifica di decorrenza termini. Sarà necessario contattare direttamente la Pa interessata.
  7. Se si intende mantenere un unico registro per tutte le fatture, verso la Pa e verso privati, è necessario [...] Leggi tutto

mercoledì 1 aprile 2015

Il D-Day dei pagamenti per 2 milioni di imprese

Da CorrierEconomia del 30 marzo 2015, pag. 32

Tempo scaduto. Domani, martedì 31 marzo, si compie una piccola rivoluzione digitale per le imprese italiane che hanno rapporti con la Pubblica amministrazione: l'obbligo di creazione, invio e conservazione della fattura in formato elettronico, scattato a giugno per Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti nazionali di previdenza e forze di polizia, viene esteso a tutti gli enti locali: Regioni, Province, Comuni, scuole, università, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, aziende del servizio sanitario nazionale e non solo. Sono in tutto 12.250, calcola l'Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione del Politecnico di Milano, gli enti chiamati a prendere parte alla fase due del percorso iniziano nel 2014, che ha già coinvolto 9.050 soggetti nella Pa centrale, per arrivare a un totale di 42.361 uffici pubblici e oltre un milione 900 mila aziende, a regime, tra fornitori ricorrenti e occasionali.
Il ritardo É un passaggio storico, con implicazioni assai rilevanti per le aziende fornitrici che, senza fattura elettronica, non verranno pagate. Il mondo delle imprese è pronto ad accogliere la sfida della fattura digitale? “Ci sono voluti circa sei mesi perché si andasse a regime, dopo l'avvio della prima fase. Potrebbero servirne altrettanti per la seconda”, ipotizza Carlo Maiocchi, direttore divisione corporate di SIA, società attiva nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici per imprese e Pa. In molti, a dire il vero, non sono ancora partiti ma si stanno attrezzando, al fotofinish. “Registriamo 300 nuove attivazioni al giorno per il nostro servizio, tre volte i valori medi di gennaio. Il picco sarà nelle prossime settimane”, racconta Danilo Cattaneo, direttore generale di Infocert, azienda specializzata nello sviluppo di soluzioni informatiche per la dematerializzazione dei processi documentali. Infocert sta lavorando attivamente con le Camere di Commercio, le Confederazioni degli artigiani, dei commercianti e le varie associazioni professionali di categoria. Dopo aver sviluppato accordi di partnership con i Consigli nazionali dei Commercialisti e dei Geometri, Sia ha da poco siglato un'intesa con la società Studiofarma per offrire il servizio di fatturazione elettronica e conservazione digitale a circa 9.000 farmacie.
 
“Dopo molti anni, la Pa ha introdotto un importante fattore di innovazione nei processi delle aziende private”, sottolinea Maiocchi. E per una volta l'Italia non arriva ultima. Anzi, esprime un modello apprezzato in Europa: l'obbligo della fatturazione elettronica verso la Pa partirà in Spagna quest'anno, in Svizzera nel 2016 e in Francia dall'anno successivo. Nel frattempo, però, non mancano le resistenze anche di tipo culturale. “Molte imprese italiane sono convinte che il costo del documento cartaceo sia nullo. Invece, considerando l'intero ciclo di vita della fattura, si arriva a un costo compreso tra 5 e 10 euro a fattura - ricorda Paolo Catti, responsabile della ricerca dell'Osservatorio Fatturazione elettronica e dematerializzazione del Politecnico di Milano -. Al contrario, il processo di digitalizzazione permette a chi invia il documento di risparmiare fino all'80% di quel costo. Chi lo riceve, nella Pa, ottiene un beneficio fino a 17 euro a fattura, in termini di minore impiego di manodopera, materiali e spazio, grazie al processo digitale”. Per le piccole e imprese, l'Agenzia per l'Italia digitale (Agid) in collaborazione con le Camere di Commercio e il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, ha attivato servizi gratuiti per compilare, trasmettere e conservare a norma le fatture elettroniche, fino a un massimo di, rispettivamente, 24 e 12 documenti l'anno. “Per chi ha rapporti meno saltuari con la Pa, sono comunque disponibili sul mercato servizi estremamente competitivi, a partire da poche decine di euro l'anno”, conclude Catti.

L'offerta per le Pmi Per valorizzare a pieno i vantaggi [...]