mercoledì 1 aprile 2015

Il D-Day dei pagamenti per 2 milioni di imprese

Da CorrierEconomia del 30 marzo 2015, pag. 32

Tempo scaduto. Domani, martedì 31 marzo, si compie una piccola rivoluzione digitale per le imprese italiane che hanno rapporti con la Pubblica amministrazione: l'obbligo di creazione, invio e conservazione della fattura in formato elettronico, scattato a giugno per Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti nazionali di previdenza e forze di polizia, viene esteso a tutti gli enti locali: Regioni, Province, Comuni, scuole, università, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, aziende del servizio sanitario nazionale e non solo. Sono in tutto 12.250, calcola l'Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione del Politecnico di Milano, gli enti chiamati a prendere parte alla fase due del percorso iniziano nel 2014, che ha già coinvolto 9.050 soggetti nella Pa centrale, per arrivare a un totale di 42.361 uffici pubblici e oltre un milione 900 mila aziende, a regime, tra fornitori ricorrenti e occasionali.
Il ritardo É un passaggio storico, con implicazioni assai rilevanti per le aziende fornitrici che, senza fattura elettronica, non verranno pagate. Il mondo delle imprese è pronto ad accogliere la sfida della fattura digitale? “Ci sono voluti circa sei mesi perché si andasse a regime, dopo l'avvio della prima fase. Potrebbero servirne altrettanti per la seconda”, ipotizza Carlo Maiocchi, direttore divisione corporate di SIA, società attiva nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici per imprese e Pa. In molti, a dire il vero, non sono ancora partiti ma si stanno attrezzando, al fotofinish. “Registriamo 300 nuove attivazioni al giorno per il nostro servizio, tre volte i valori medi di gennaio. Il picco sarà nelle prossime settimane”, racconta Danilo Cattaneo, direttore generale di Infocert, azienda specializzata nello sviluppo di soluzioni informatiche per la dematerializzazione dei processi documentali. Infocert sta lavorando attivamente con le Camere di Commercio, le Confederazioni degli artigiani, dei commercianti e le varie associazioni professionali di categoria. Dopo aver sviluppato accordi di partnership con i Consigli nazionali dei Commercialisti e dei Geometri, Sia ha da poco siglato un'intesa con la società Studiofarma per offrire il servizio di fatturazione elettronica e conservazione digitale a circa 9.000 farmacie.
 
“Dopo molti anni, la Pa ha introdotto un importante fattore di innovazione nei processi delle aziende private”, sottolinea Maiocchi. E per una volta l'Italia non arriva ultima. Anzi, esprime un modello apprezzato in Europa: l'obbligo della fatturazione elettronica verso la Pa partirà in Spagna quest'anno, in Svizzera nel 2016 e in Francia dall'anno successivo. Nel frattempo, però, non mancano le resistenze anche di tipo culturale. “Molte imprese italiane sono convinte che il costo del documento cartaceo sia nullo. Invece, considerando l'intero ciclo di vita della fattura, si arriva a un costo compreso tra 5 e 10 euro a fattura - ricorda Paolo Catti, responsabile della ricerca dell'Osservatorio Fatturazione elettronica e dematerializzazione del Politecnico di Milano -. Al contrario, il processo di digitalizzazione permette a chi invia il documento di risparmiare fino all'80% di quel costo. Chi lo riceve, nella Pa, ottiene un beneficio fino a 17 euro a fattura, in termini di minore impiego di manodopera, materiali e spazio, grazie al processo digitale”. Per le piccole e imprese, l'Agenzia per l'Italia digitale (Agid) in collaborazione con le Camere di Commercio e il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, ha attivato servizi gratuiti per compilare, trasmettere e conservare a norma le fatture elettroniche, fino a un massimo di, rispettivamente, 24 e 12 documenti l'anno. “Per chi ha rapporti meno saltuari con la Pa, sono comunque disponibili sul mercato servizi estremamente competitivi, a partire da poche decine di euro l'anno”, conclude Catti.

L'offerta per le Pmi Per valorizzare a pieno i vantaggi [...]

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