venerdì 24 aprile 2015

«No, sono già care. Meglio gli Emergenti»

Da CorrierEconomia del 20 aprile 2015, pag. 26 - LEGGI 
 
Quando tutti gli investitori intonano lo stesso canto, il battito dei mercati si fa più sottile. Una voce fuori dal coro può aiutare quindi a mettere in evidenza possibili stonature. Qual è la nota dominante nelle strategie degli operatori da qualche mese a questa parte? La fiducia nelle azioni europee, amplificata dalle performance dei listini nel primo scorcio d'anno è sostenuta dalle prospettive di consolidamento della congiuntura nel Vecchio Continente. Ma c'è chi suggerisce prudenza. «Noi siamo più cauti del consensus - premette Didier Saint-Georges, managing director e membro del comitato investimenti di Carmignac -. Per credere che la fase di accelerazione dell'economia europea possa proseguire, bisogna essere convinti che anche il resto del mondo continuerà a crescere a buon passo. Non è detto che sia così: se la zona euro non riuscisse a cavalcare l'indebolimento della divisa comune e la ripresa globale fosse più fragile del previsto, sarebbe difficile per i mercati mantenere la tendenza rialzista. Anche la ripresa americana, del resto, è meno robusta di quanto alcuni osservatori vorrebbero far credere». Per Saint-Georges, i listini azionari, gonfiati dalle politiche monetarie ultra-espansive, sono molto esposti a un possibile errore di comunicazione da parte dei banchieri centrali. «Le valutazioni sono piuttosto tirate: se tutto va bene, il trend positivo può avanzare ancora un po'. Ma le Borse sono vulnerabili a possibili sorprese negative o a eventuali incidenti esterni. Nessuno dice che anche le azioni europee sono care ormai: dal whatever it takes pronunciato da Mario Draghi a luglio del 2012, con la promessa di fare quanto necessario per salvare l'euro, le valutazioni sono raddoppiate e oggi si trovano sopra le medie storiche di circa il 40%». Per ragioni opposte i Paesi emergenti sono [...] Leggi tutto

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