domenica 19 aprile 2015

Voluntary disclosure - Una corsa ad ostacoli

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag. 34
 
Il quadro della voluntary disclosure non è ancora completo. Rimangono dei nodi su tematiche chiave, che la circolare del 13 marzo firmata dall'Agenzia delle Entrate non ha sciolto. Uno tra tutti, il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari, indipendentemente dalla natura di Paese a fiscalità privilegiata o meno. «Se la norma dovesse rimanere com'è - avverte Massimo Falletta, direttore della svizzera Pkb privatbank - si vanificherebbero in buona parte gli effetti degli accordi bilaterali sottoscritti dall'Italia con Berna, Liechtenstein e Principato di Monaco». Il dimezzamento dei termini di accertamento, beneficio previsto dalle intese firmate a febbraio, verrebbe infatti a cadere qualora la violazione fiscale sfociasse in reato tributario, con il superamento delle soglie di rilevanza penale. Essendo queste relativamente basse, spiega Falletta, la questione riguarderebbe moltissimi contribuenti, che oggi sono in attesa di un provvedimento correttivo.

Margini I tempi stringono. «Serve al più presto una nuova circolare dell'Agenzia che chiarisca il punto», auspica Andrea Ragaini, amministratore delegato di Banca Cesare Ponti: per la dichiarazione infedele gli anni da regolarizzare sono quelli dal 2006 o dal 2010? Ma secondo Leo De Rosa, partner dello studio legale e ributario Russo De Rosa Associati, non c'è tempo da perdere: «Si deve partire subito. La necessità di estendere l'analisi ad anni che integrano violazioni penali, o nei quali le disponibilità erano ubicate in Paesi ancora black list, costringe a spingersi a ben oltre il 2010, a ritroso». 
Alla fine, la collaborazione volontaria costerà molto. L'erede che vuole regolarizzare un lascito prodotto daredditi evasi in un periodo non più accertabile dovrà versare tra il 10 e il 20% del capitale occultato. In presenza di attività finanziarie collegate ad attività imprenditoriali italiane e costituite a seguito di evasione in periodi ancora accertabili, il conto da pagare sarà molto più salato, fino all'80%. Molti cercheranno una scappatoia. «La verità è che non ci sono molte alternative», osserva Ragaini.
 
Qualcuno sta cercando di trasferire i capitali in Paesi ritenuti collaborativi dall'Italia ma più «tutelanti» per il contribuente infedele rispetto alla Svizzera. Ma il quadro internazionale è radicalmente cambiato: tra il 2017 e
il 2018 per quasi 100 Paesi partirà lo scambio automatico d'informazioni, secondo il protocollo Ocse. Il cerchio si stringe. «Si rischia di diventare tuareg dei paradisi fiscali. I Paesi black list sono sempre meno, sempre più lontani e instabili politicamente» [...]

Nessun commento:

Posta un commento