domenica 31 maggio 2015

I Btp hanno reso molto. Adesso è l'ora dei bond Usa

Da CorrierEconomia del 25 maggio 2015, pag. 25
 
La fiammata improvvisa sui governativi tedeschi ha dato la misura di quanto possa aumentare , nei mesi a venire, la volatilità del reddito fisso. Nonostante la correzione, il bund a 10 anni rende solo 60 punti base e i Btp di pari durata meno del 2%. “Comprammo titoli del Tesoro italiano a gennaio del 2014 (quando il decennale era vicino al 4%), per poi chiudere le posizioni tra agosto e l’autunno dello stesso anno. E’ difficile oggi trovare emissioni attraenti nella zona euro: i rendimenti sono davvero modesti a fronte di rischi elevati. L’economia del Vecchio Continente, del resto, è molto più sana di quanto si pensi. Non a caso, la durata finanziaria della componente europea nel nostro portafoglio è nulla”, dichiara Richard Woolnough, gestore del fondo M&G Optional income. La ricerca di valore, spiega, conduce tra i segmenti che hanno già scontato, almeno in parte, l’inizio del ciclo rialzista dei tassi: negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
“La Federal Reserve dovrà intervenire presto, non può procrastinare ulteriormente la stretta monetaria: deve agire prima che prenda forma la crescita dei salari, tenendo presente che ci vogliono 18 – 24 mesi affinchè l’azione della banca centrale produca gli stessi effetti desiderati.”

“In questo quadro, il segmento più interessante è quello dei corporate bond americani a lunghissima scadenza, fino a 30 anni. Ci sono emissioni con spread paragonabili a quelli del 2007/8” chiarisce il gestore, dichiarando una preferenza per l’universo investment grade, di buona qualità. Dopo lo scivolone dello scorso anno, infatti, le obbligazioni high yield americane sono tornate ai massimi. Qui occorre ricordare che il 15% dell’indice di riferimento è strettamente legato all’andamento delle quotazioni petrolifere. Secondo Woolnough, c’è ancora troppa incertezza sul prezzo del greggio, “preferisco comprare bond di società le cui sorti dipendono dal management piuttosto che pescare tra i titoli ostaggio delle decisioni dell’Arabia Saudita sul prezzo del greggio”. Tra i Bond dei paesi emergenti [...] A volte conviene accettare l’idea che il rendimento sia meno attraente di quanto si vorrebbe.

sabato 30 maggio 2015

Tassi su? La Borsa scende per prima

Da CorrierEconomia del 25 maggio 2015
 
Il 16 dicembre 2008 la Federal Reserve americana tagliò i tassi di riferimento ai minimi storici, nella forbice tra 0% e 0,25%. La prossima estate, dopo oltre sei anni, il successore di Ben Bernanke alla guida della Fed, Janet Yellen, potrebbe invertire la rotta, aumentando per la prima volta il costo del denaro. “Qualche investitore intravede nella svolta monetaria un evento apocalittico. Ma bisogna distinguere: il rialzo dei tassi è molto diverso se il livello di partenza è estremamente basso o invece più elevato: nel primo caso, segnala un ripresa più solida; nel secondo, può indicare un'economia in fase di surriscaldamento”, ricorda David Kelly, chief global strategist di JP. Morgan am -. Non ci sono prove che ci stiamo avvicinando al secondo scenario”.

Nessuno davvero sa come verrà accolta la normalizzazione monetaria. Subito dopo l'aumento dei tassi, di norma la Borsa cade, poi rimbalza. La statistica dice anche che i mercati scendono nei sei mesi precedenti l'inizio del ciclo rialzista sui tassi: in passato, è successo 13 volte su 16. “Noi ci troviamo esattamente a questo punto”, ricorda Kelly. La reazione dei listini, del resto, è molto diversa se la misura restrittiva è attesa dai mercati oppure li coglie impreparati. E bisogna considerare le valutazioni. “Non sono più a buon mercato, gli investitori devono essere più selettivi – avverte Kelly -. Nella parte finale di un ciclo, settori come i consumi discrezionali e la tecnologia tendono a performare bene, insieme ai titoli finanziari. Utility e reits (real estate investment trust ndr), al contrario, possono essere penalizzati” Leggi tutto

venerdì 29 maggio 2015

Borse, Europa meglio dello Zio Sam.
Ma solo se la crescita non farà scherzi

Da CorrierEconomia del 25 maggio 2015, pag. 26  - LEGGI

Europa e Usa resteranno i punti focali dell’investimento azionario nel 2015. E il tema che ha dominato i primi mesi dell’anno — la traiettoria convergente della crescita sulle due sponde dell’Atlantico, con il Vecchio Continente in accelerazione e la locomotiva americana che perde grinta — sarà un’utile chiave di lettura anche nei mesi a venire. «Per le azioni il quadro rimane nel complesso positivo ma i maggiori catalizzatori di performance si concentrano in Europa», chiosa Maria Paola Toschi, market strategist di JP Morgan am: il mix taumaturgico rappresentato da tassi ai minimi, liquidità sovrabbondante, euro debole, ritorno della fiducia e petrolio a sconto (un barile di greggio costa 62 dollari, il 40% in meno rispetto a un anno fa, nonostante il rimbalzo dai minimi di gennaio) pare non abbia ancora sprigionato interamente i propri effetti benefici sui listini.

Ripartenza Perché allora da metà aprile in avanti le Borse europee sembrano aver smarrito il sentiero rialzista? «Dopo il rally dei primi mesi, una correzione era fisiologica. Il consolidamento della ripresa europea e il recupero delle quotazioni petrolifere hanno fatto rientrare il rischio deflazione, alimentando il sospetto che la Bce potesse chiudere prematuramente il capitolo del quantitative easing».

La riposta di Mario Draghi non si è fatta attendere: in un recente discorso tenuto al Fondo monetario internazionale davanti alla direttrice Christine Lagarde, il presidente della Bce ha detto che il programma andrà avanti fino alla fine, rassicurando molti investitori. «Questo chiarimento — auspica la strategist di JP Morgan am — potrebbe rappresentare una buona base per la ripartenza dei mercati europei. Dopo anni di continue delusioni, però, è necessario che arrivino conferme dai numeri delle aziende». Secondo una ricerca di StarMine (Thomson Reuters), dopo che oltre i quattro quinti delle società quotate nello Stoxx Europe 600 hanno già pubblicato i risultati del primo quarto d’anno, il 61% ha rispettato o battuto le previsioni. É il trimestre più robusto da quattro anni a questa parte.

Molti analisti ritengono che il miglioramento del [...] Leggi tutto

Crescita, da Roma a Madrid
Gli outsider dell’Unione

Da CorrierEconomia del 25 maggio 2015 - LEGGI

Dopo uno scatto di quasi 20 punti percentuali, il listino europeo mostra qualche segno di stanchezza. Le buone notizie che nei primi mesi dell’anno hanno alimentato la sovra-performance del Vecchio Continente potrebbero aver esaurito la spinta propulsiva. E secondo qualche analista, il mercato Toro avrebbe ormai le corna spuntate.

Paradossi «Non è così. I prezzi non esprimono ancora pienamente il profondo cambiamento che sta avvenendo in Europa — contesta John Baker, gestore dello Euroland Dynamic Fund per JP Morgan am —. Le deregolamentazione del mercato del lavoro in Irlanda, Spagna e Portogallo ha permesso a questi Paesi di guadagnare competitività e giustifica il loro ritorno alla crescita». L’Irlanda potrebbe chiudere l’anno con un Pil in espansione del 5% e il 3% in Spagna è un risultato a portata di mano adesso. Non solo. Secondo Baker, «il nuovo impegno a favore delle riforme, in Francia sotto la presidenza di François Hollande e in Italia con Matteo Renzi, sarà la chiave per guidare l’accelerazione della ripresa economica in questi Paesi e, per estensione, nel resto dell’Europa». C’è ancora spazio per un rialzo dei corsi, spiega, nella misura in cui gli investitori, ancora scettici sul destino delle riforme, dovranno presto ricredersi e riconoscere la forza del rinnovamento in atto. Altrove, però, la politica continua a rappresentare un elemento di disturbo. Se la Grecia dovesse davvero lasciare l’euro, le conseguenze sarebbero imprevedibili. I potenziali rischi sono mitigati però da quattro fattori. Prima di tutto, Baker ritiene [...] leggi tutto

lunedì 25 maggio 2015

Cina, due anni di toro

Da Milano Finanza del 23 maggio 2015, pag. 45

A guardare le performance delle azioni cinesi nell'ultimo anno vengono i brividi. Lo Shanghai Composite ha guadagnato 127 punti percentuali, molti dei quali realizzati a partire dal 21 novembre quando, per la prima volta dal giugno del 2012, la Banca popolare cinese ha tagliato il costo del denaro [...] Leggi tutto

Replicanti al raddoppio

Da Milano Finanza del 23 maggio 2015, pag. 27
 
Il patrimonio investito in Etp (exchange traded product) a livello globale crescerà di due volte e mezzo nei prossimi cinque anni. Secondo una ricerca realizzata da Pwc, infatti, gli asset in gestione saliranno dai 2,86 mila miliardi di dollari di fine aprile a circa 7 mila miliardi entro il [...] Leggi tutto

sabato 23 maggio 2015

I gestori votano per il Toro

Da CorrierEconomia del 18 maggio 2015, pag. 26
 
Chi ha titoli di Stato in portafoglio forse ha provato qualche brivido nelle ultime settimane. Ma almeno il mini-rimbalzo dei rendimenti sui governativi ha ridato un po' di fiducia agli investitori. A maggio il Morningstar Italy investment sentiment index (Miisi) sul Btp a 10 anni, costruito sulla base delle probabilità attribuite a diversi scenari - mercati in salita, stabili o in discesa - su un orizzonte di sei mesi, è salito da 44,37 a 53,09, il livello più alto da inizio anno. Anche l'indicatore di sentiment sui Bund di pari durata è migliorato di 10 punti, da 38,25 a 48,75, a un passo dalla soglia dei 50 punti che dividono uno scenario rialzista da uno ribassista. Nel frattempo, l'indice sui Treasury è passato da 35,75 a 47,50. “É ancora presto per ipotizzare la fine del ciclo monetario espansivo da parte della Federal Reserve”, ha ricordato Francisco Torralba, economista senior di Morningstar Investment Management. Alcuni dati macro un po' deludenti suggeriscono che la Fed possa ritardare ulteriormente l'innalzamento dei tassi di interesse e in ogni caso, quando accadrà, l'inasprimento sarà contenuto.

Intanto, i gestori interpellati da Morningstar nell’ultimo sondaggio condotto tra le principali case d'investimento che operano in Italia (a cui hanno partecipato 23 investitori professionali), ribadiscono le previsioni positive sui mercati azionari. Rimane una preferenza per il Vecchio Continente: l'indice di sentiment sulle Borse europee, infatti, si è attestato a 69,66 punti, in rialzo di due punti rispetto ad aprile: se sul piano economico le chance di nuove sorprese positive sono ormai limitate, l'attenzione è ora rivolta ai profitti delle aziende; dopo quattro anni di continue delusioni, molti gestori scommettono su una revisione al rialzo degli utili per azione. Le aspettative su Piazza Affari sono in linea con il giudizio sull'Europa: il Miisi di maggio sul Ftse Mib è a 68,26 (67 ad aprile): non sembra quindi aver risentito della pausa di riflessione che ha interrotto il rally di inizio anno.

Anche l'indice di fiducia su Wall Street è salito marginalmente, rimanendo però [...]

venerdì 22 maggio 2015

Ecco chi coccola i clienti
e chi brilla sui social

Da CorrierEconomia del 18 maggio 2015, pag. 23

Il risparmio sulle spese di conto corrente è solo uno dei parametri che esprimono la qualità dei servizi offerti da un istituto di credito. Contano anche aspetti come l'accessibilità o l'assistenza in fase di post-vendita: soprattutto se si tratta di banche online, caratterizzate da modalità di relazione alle quali non tutti i correntisti sono abituati, a cominciare dalla mancanza di un contatto fisico con il consulente allo sportello. Attraverso un sondaggio condotto in collaborazione con l'Istituto di ricerca ServiceValue, l'Istituto Tedesco Qualità e Finanza ha realizzato un'indagine qualitativa su 2.030 giudizi espressi da un campione rappresentativo di italiani che negli ultimi 12 mesi sono stati clienti di una delle 16 principali banche, di cui 7 online: CheBanca!, Fineco, Hellobank!, Ing Direct, IWBank, Mediolanum e Webank.
In testa I tre istituti che, in base al sondaggio dell'Istituto Tedesco, vantano i livelli più elevati di soddisfazione da parte della clientela sono CheBanca!, Fineco e Ing Direct, seguiti al quarto posto da Mediolanum. La classifica è il risultato dell'esame di sette dimensioni - offerta prodotti, banking app, social media, conto corrente, comunicazione con i clienti, assistenza ai clienti, rapporto qualità prezzo - ciascuna delle quali è stata suddivisa a sua volta in diverse aree tematiche. L'offerta, ad esempio, è analizzata in termini di trasparenza e qualità dei prodotti e servizi, assortimento delle soluzioni d'investimento, livello e stabilità degli interessi attivi sul conti deposito. L'app è valutata in base alla praticità, alla sicurezza e alle prestazioni, il giudizio in materia di “social media” è determinato dalla presenza della banca sui social network, dal volume di informazioni disponibili, dalla reazione alle richieste dei clienti e così via. [...]

giovedì 21 maggio 2015

Il risparmiatore? «Ottimista e sognatore»
Vuole il 9% l'anno (e senza rischiare)

Da CorrierEconomia del 18 maggio 2015, pag. 29  - LEGGI 

Ottimista e un po' sognatore. Ma inconsapevole dei rischi cui si espone e privo di un piano finanziario per il futuro. È una fotografia poco rassicurante quella del risparmiatore italiano emersa nell'ambito della ricerca Individual Investors Survey, condotta da Natixis global asset management a livello globale su 7mila investitori di 17 Paesi, dei quali 500 sono in Italia. Il ritratto di un investitore immaturo, come appaiono, del resto, anche i soggetti intervistati negli altri Paesi. Gli italiani affermano di aver bisogno di rendimenti medi del 9,1% l'anno, al netto dell'inflazione, per far fronte alle proprie necessità finanziarie. È l'8% in Germania e Svizzera, il 9,7% a livello globale. Cifre ben superiori alle performance medie registrate dai mercati negli ultimi 100 anni. Ma quasi tre quarti degli intervistati le considerano realistiche. Non solo. «Queste aspettative di guadagno, storicamente elevate e poco verosimili, sono in netto contrasto con il comportamento degli investitori e la loro consolidata avversione al rischio», sottolinea Antonio Bottillo, Country head ed Executive managing director per l'Italia di Natixis gam. Solo il 52% degli italiani, infatti, afferma di essere disposto ad assumersi più rischio rispetto a un anno fa. «Qualcosa deve cambiare - avverte Bottillo -. I mercati hanno raggiunto nuovi massimi e gli investitori si sentono generalmente più fiduciosi sulle performance del portafoglio. Ma senza un piano che prenda in considerazione rischi individuali e benchmark personali, gli obiettivi dei risparmiatori potrebbero risultare irraggiungibili. Se vogliono ottenere rendimenti, devono accettare di assumersi qualche rischio».La sicurezza previdenziale sembra essere, tuttavia, la principale preoccupazione dei risparmiatori a livello globale. Il 71% degli italiani [...] Leggi

mercoledì 20 maggio 2015

Cento stand e la lezione di Aghion
Il guru della crescita venuto da Harvard

Da CorrierEconomia del 18 maggio 2015, pag. 27

Sarà una full-immersion educativa la sedicesima edizione dell'Investment & Trading Forum, il più grande evento italiano indipendente e gratuito dedicato agli investimenti, al trading online e al risparmio gestito, che si svolgerà presso il PalaCongressi di Rimini il 21 e 22 maggio prossimi: 100 espositori, 90 sessioni didattiche, 150 relatori e 20 ospiti di fama internazionale per una due giorni di formazione intensiva, strutturata in percorsi tematici distinti per aspiranti trader, trader esperti, promotori o semplici risparmiatori desiderosi di approfondire la conoscenza dei mercati e le migliori strategie d'investimento (nella sezione http://www.itforum.it/rimini2015/programma è possibile visualizzare il programma completo dell'evento).

Ad aprire i lavori sarà il convegno titolato “Evoluzione delle competenze del consulente finanziario alla luce della Mifid2”, che vedrà protagonisti, per la prima volta i rappresentanti delle principali associazioni di categoria e non solo - Consob, Apf, Anasf, Abi Formazione, Assoreti, Aipb, Ascosim ed Efpa Italia, seduti allo stesso tavolo per confrontarsi sulle conseguenze dell'evoluzione normativa, sull'adozione di nuovi standard professionali e modelli di servizio alternativi. Guest star dell'edizione 2015 di ITforum è Philippe Aghion, economista di Harvard e studioso della moderna teoria della crescita economica, nel solco della lezione di Schumpeter: su invito di The Rimini Centre for Economic Analysis (RCEA), think-tank economico fondato dal professor Gianluigi Pelloni, Aghion terrà una lecture aperta al pubblico dei visitatori. Altri due workshop organizzati dall'Rcea vedranno il coinvolgimento di relatori internazionali quali Steve Ambler (Universitè du Québéc, Montreal), John Murray (Deputy Governor Bank of Canada dal 2008 al 2014) e Pierre Siklos (Wilfrid Laurier University). Tra gli ospiti d'eccezione [...]

Una giuria popolare
per eleggere il miglior fondo

Da CorrierEconomia del 18 maggio 2015, pag. 30

ITForum di Rimini non è un appuntamento per soli trader, professionisti e non. L'edizione 2015 vedrà protagonista anche il risparmio gestito: i fondi d'investimento e le società di gestione più popolari tra consulenti e risparmiatori saranno premiati infatti, per la prima volta, in occasione degli ITForum Fund Awards, a margine dell'evento organizzato a Rimini in collaborazione con Royal Bank of Canada (RBC), main sponsor dell'iniziativa.

“L’Investment & Trading Forum è una manifestazione molto seguita e apprezzata dai promotori finanziari e dagli investitori fai da te; lo potremmo definire un evento nazional-popolare”, premette Davide Pelusi, amministratore delegato di Morningstar Iberia &Italia. “In questo senso, assomiglia un po' al Festival della Canzone di Sanremo. Ci è sembrato giusto, quindi, dare a una “giuria popolare” la possibilità di esprimere il proprio giudizio, partendo dalla lista dei migliori fondi comuni e delle migliori sgr selezionate dalla “giuria tecnica” degli analisti di Morningstar”. I vincitori infatti saranno scelti attraverso un sondaggio online (disponibile fino al 20 maggio su siti www.itforum.it e www.morningstar.it, previa registrazione a ITForum) tra i finalisti ai Fund Awards di Morningstar Italy: il riconoscimento annuale dedicato da Morningstar ai gestori che si si sono distinti per la capacità di conseguire ottimi risultati e mantenerli nel tempo, realizzando le migliori performance corrette per il rischio su un orizzonte di uno e 5 anni. I fondi sono suddivisi in tre categorie azionarie (Asia ed Emergenti, Italia ed Europa, Americani e Internazionali), due categorie obbligazionarie (Globali e High Yield, Area Euro) e una categoria di bilanciati, per un totale di 51 fondi. Le 13 società di gestione candidate si dividono invece tra obbligazionarie, azionarie e multi-asset.

Ci saranno sorprese rispetto ai premi assegnati lo scorso mese di marzo da Morningstar? “Mi aspetto delle differenze perché [...]

martedì 19 maggio 2015

Conti - dove i tassi battono le spese

Da CorrierEconomia del 18 maggio 2015 pag. 23  -  LEGGI

Il conto a zero spese non è un miraggio per chi sceglie una banca online. A condizione di conoscere le migliori offerte disponibili sul mercato. Secondo l’ultima indagine della Banca d’Italia sul costo dei conti correnti, pubblicata lo scorso dicembre, la spesa media è di 81,9 euro l’anno. Se si utilizza un servizio online si può risparmiare parecchio. Ma anche tra gli istituti di credito digitali ci sono differenze da non sottovalutare. I calcoli li ha fatti, in esclusiva per Corriere Economia, l’Istituto Tedesco Qualità e Finanza, analizzando un campione di conti correnti proposti dalle banche che operano online, sulla base dei dati raccolti su Confrontaconti.it, portale del gruppo MutuiOnline. Quali sono le offerte più competitive secondo l’Istituto? Nell’indagine giunta alla terza edizione, cinque istituti hanno ottenuto il giudizio di eccellenza «Top condizioni»: si tratta di CheBanca! (gruppo Mediobanca), Fineco (Unicredit), Ing Direct, IWBank (gruppo Ubi), Webank (Bipiemme). L’analisi parte da un confronto dettagliato dei costi per un profilo di cliente tipo, risultato il più diffuso secondo i dati inseriti dagli italiani nel portale Contiaconfronto.it: saldo medio pari a 3.000 euro, accredito dello stipendio o della pensione sul conto, utilizzo esclusivo del canale online e 60 operazioni l’anno, di cui 28 pagamenti con il bancomat, 23 prelievi (dodici presso uno sportello della propria banca, otto da altri istituti e tre all’estero), 9 bonifici online e due utenze domiciliate. [...] Leggi

venerdì 15 maggio 2015

Borsa, nel portafoglio di Expo
ci sono anche autostrade & lusso

Da CorrierEconomia dell'11 maggio 2015  - LEGGI 

L’albero della vita dista solo 10 chilometri da Piazza Affari. Ma in pochi si sono chiesti quanto possano valere in Borsa i frutti dell’Expo 2015 e i suoi 20 milioni di visitatori attesi, un terzo in arrivo dall’estero.
A pochi giorni dall’inaugurazione, sono stati venduti oltre 11 milioni di biglietti, ha dichiarato il Commissario unico Giuseppe Sala. E secondo la Confcommercio, nel 2015 l’esposizione universale avrà un impatto di 2,7 miliardi sull’economia italiana, pari allo 0,2% del Prodotto interno lordo. Per il periodo 2012-2020, però, si stimava un giro d’affari 10 volte superiore, 23,6 miliardi, i cui benefici ricadranno in buona parte su industria (6 miliardi), servizi alle imprese (4,8), turismo e ristorazione (3,9).

I numeri Cosa significano questi numeri per la Borsa italiana? Uno dei primi nomi che vengono in mente è Fiera Milano. Ma non si tratta di una reale opportunità. «In realtà, il contributo della società ai lavori di Expo è stato marginale», avverte Stefano Turlizzi, portfolio manager di Cassa Lombarda. Non è quindi uno dei titoli da tenere d’occhio se si vuole puntare sul successo del più grande evento mai organizzato sul tema dell’alimentazione e della nutrizione. Fiera Milano è fuori anche dal «Portafoglio Expo» confezionato dagli analisti di Advise Only. «Le ragioni sono legate anche ai fondamentali e al momentum relativamente deludenti

Se si vuole cavalcare l’effetto Expo occorre quindi guardare altrove. «Per esempio, nel settore della mobilità: pensiamo alle autostrade, con Atlantia e Sias. Più incerti invece sono gli effetti su Ferrovie Nord Milano che, in ogni caso, è un titolo molto meno liquido», ricorda Turlizzi. Oltre 20 milioni di visitatori in transito nel capoluogo lombardo equivalgono a quasi un terzo della popolazione italiana. Moltissimi visiteranno Milano, spenderanno di più in cibo, ristoranti e alberghi. Non è un caso se il gestore suggerisce di tenere d’occhio un poker di titoli come [...] Leggi tutto

mercoledì 13 maggio 2015

Fondi, Piazza Affari si sta popolando (piano)

Da CorrierEconomia dell'11 maggio 2015, pag. 33 - LEGGI

Il lancio dei primi fondi quotati a Piazza Affari non è stato un semplice pronti, partenza, via. I tempi sono stati più lunghi del previsto. E rimane in seno alla Cssf, l'organo di vigilanza lussemburghese, un collo di bottiglia che rallenta i tempi dello sbarco in Borsa per le sicav del Granducato. Intanto, però, qualcosa si muove. Pochi giorni fa Pharus ha ottenuto il via libera dalla Cssf. «Manca l'ultimo passaggio, ovvero l'approvazione da parte di Consob e Borsa Italiana. Entro un mese dovremmo essere pronti per quotare i nostri 11 comparti», dichiara il presidente della sicav, Davide Pasquali.Nuovi arrivi Altri operatori potrebbero tagliare il traguardo in tempi simili. La boutique Rivage Investment ha già ottenuto il nullaosta dall'autorità di vigilanza francese. Selectra prevede che entro maggio vengano ammessi alla negoziazione i suoi quattro comparti, tre dei quali freschi di lancio. «Abbiamo già svolto tutti i passi necessari al lancio, effettuato i test operativi con la collaborazione di Borsa e del nostro Intermediario Incaricato. Manca il benestare formale da parte della Cssf», fanno sapere dalla società. Entro un mese potrebbe arrivare il via libera anche per i 5 fondi di Diaman. E in attesa di approvazione da parte dell?autorità lussemburghese ci sono anche Anthilia, per i cinque comparti di Planetarium fund (l?auspicio è di partire entro il primo semestre), Compass am, pronta a quotare nove comparti della sicav CompAm fund, anziché i tre previsti inizialmente (due mesi i tempi stimati), 8a+ Investimenti sgr, Nextam Partners, Zenit Sgr [...] leggi tutto

martedì 12 maggio 2015

Le pagelle del web ai migliori gestori

Da CorrierEconomia dell'11 maggio 2015 - LEGGI

I 52 miliardi di euro raccolti dall’industria del risparmio gestito nel primo trimestre dell’anno promettono di far dimenticare in fretta i numeri del 2014, chiuso con un bilancio (record) di 129 miliardi, tra sottoscrizioni e riscatti. E se il buon andamento dei mercati incoraggia molti investitori a salire rapidamente sul carro del gestito, è importante ricordare che non tutti i prodotti sono uguali. Metodo Una scelta inadeguata può compromettere irreparabilmente i risultati attesi e senza una buona guida, si corre il rischio di perdersi. Quali sono i fondi e le case di investimento che consulenti, promotori, gestori e private banker prediligono e scelgono per i propri investimenti personali, oltre che per i clienti?

La Fiera del trading I comparti e le società di gestione più apprezzati dagli investitori e dai professionisti del risparmio gestito saranno presentati quest’anno, per la prima volta, in occasione degli ITForum Fund Awards, a margine dell’Investment&Trading Forum — il più importante evento italiano, indipendente e gratuito, dedicato agli investimenti, al trading online e al risparmio gestito — che si terrà al Palacongressi di Rimini, il 21 e 22 maggio. I premiati saranno scelti tra i finalisti ai Fund Awards di Morningstar Italy, il riconoscimento annuale [...] leggi tutto

lunedì 11 maggio 2015

Le perle emergenti

Da Milano Finanza del 9 maggio 2015, pag. 41

Su scadenze a cinque anni, il rendimento dei titoli governativi è sotto zero in Austria, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Svezia, Germania e Svizzera. La Francia è a un soffio dal segno meno. E anche i bond speculativi del Vecchio continente offrono ormai solo il 3,5%: come [...] Leggi tutto

Servono brand affidabili

Da Milano Finanza del 9 maggio 2015, pag. 40

La digitalizzazione costringe (tutte) le banche a cambiare. E non basta un semplice rinnovamento di facciata. È necessario ripensare processi e prodotti. Ricostruire la spina dorsale del servizio di consulenza, soprattutto se è dedicato ai clienti di fascia alta. Sono alcuni degli [...] Leggi tutto

venerdì 8 maggio 2015

Aspettando la Fed: più high yield e meno emergenti

Da CorrierEconomia del 4 maggio 2015, pag. 24 - LEGGI

Se il governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, continua a rimandare l'appuntamento con la svolta monetaria è perché ci sono ancora dubbi sulla solidità della ripresa Usa. E sull'urgenza di intervenire subito, in assenza di aspettative al rialzo sull'inflazione. «Prima occorre capire in che misura il crollo dell'oro nero avrà impatto sull'occupazione negli Stati Uniti - ricorda Andrew Harmstone, portfolio manager di Morgan Stanley Investment Management -. Vale la pena ricordare che nei mesi precedenti al calo delle quotazioni petrolifere, la crescita dell?occupazione fu positiva negli Stati produttori. La discesa dei prezzi potrebbe mettere in discussione gli investimenti pianificati e alimentare i licenziamenti. Stiamo a vedere». Intanto, per non sbagliare, Harmstone suggerisce di sottopesare i titoli di Stato americani, i cui rendimenti sono scesi di nuovo sotto il 2%. Tassi così bassi - dice - sono in odore di bolla. Un'eventuale esplosione potrebbe essere violenta e avere una serie di implicazioni per molti mercati. Ma è impossibile sapere quando accadrà. E cita John Maynard Keynes: «I mercati possono rimanere irrazionali più a lungo di quanto tu possa rimanere solvente». Intanto, la caccia al rendimento, spinge molti investitori ad assumere più rischi. È utile avere qualche posizione nei bond high yield: offrono [...] leggi tutto

giovedì 7 maggio 2015

Consumi, tre negozi su dieci prevedono
di vendere di più

Da CorrierEconomia del 4 maggio 2015 - LEGGI

L’Italia è pronta al giro di boa sul fronte dei consumi interni. Archiviato il 2014 con vendite in calo per quasi la metà degli esercenti, nel 2015 dovrebbe prendere forma l’inversione di tendenza e il credito sembra giocare un ruolo determinante nell’imprimere una spinta alla domanda. È il quadro emerso dal primo Osservatorio Compass sul credito al consumo, uno studio realizzato dalla società finanziaria del gruppo Mediobanca su un campione di 400 esercizi convenzionati che offrono soluzioni di finanziamento e pagamenti rateali per l’acquisto di beni e servizi.

Settori Se quasi la metà dei soggetti coinvolti nell’indagine prevede una sostanziale stabilità del fatturato per l’anno in corso, 36 intervistati su 100 scommettono su un aumento delle vendite; gli ottimisti sono quasi tre volte più numerosi di coloro che profetizzano un ulteriore calo dei ricavi per il 2015 (13%). Ma la ripresa della domanda è legata, inevitabilmente, anche all’andamento del settore creditizio. Occorre ricordare che quasi il 20% dei consumi durevoli effettuati nel 2014 è stato finanziato tramite prestiti, sottoscritti presso gli esercenti convenzionati: una soluzione che vale da sola il 40% del credito al consumo erogato in Italia (calcolando l’ammontare complessivo di prestiti personali, prestiti auto e finalizzati).

Quali sono i settori dove è più frequente il ricorso al credito per finanziare gli acquisti? L’erogato proviene per circa i tre quarti [...] Leggi tutto

martedì 5 maggio 2015

Emergenti, meglio reattivi

Da Milano Finanza del 1 maggio 2015, pag. 55
 
Sono passati due anni dallo scossone che travolse i mercati del reddito fisso dopo l'annuncio della riduzione dello stimolo monetario negli Stati Uniti. Il debito dei Paesi emergenti fu anche in quella occasione tra i più penalizzati. E non stupisce che, dopo la fuga scomposta, molti [...] Leggi tutto