venerdì 29 maggio 2015

Crescita, da Roma a Madrid
Gli outsider dell’Unione

Da CorrierEconomia del 25 maggio 2015 - LEGGI

Dopo uno scatto di quasi 20 punti percentuali, il listino europeo mostra qualche segno di stanchezza. Le buone notizie che nei primi mesi dell’anno hanno alimentato la sovra-performance del Vecchio Continente potrebbero aver esaurito la spinta propulsiva. E secondo qualche analista, il mercato Toro avrebbe ormai le corna spuntate.

Paradossi «Non è così. I prezzi non esprimono ancora pienamente il profondo cambiamento che sta avvenendo in Europa — contesta John Baker, gestore dello Euroland Dynamic Fund per JP Morgan am —. Le deregolamentazione del mercato del lavoro in Irlanda, Spagna e Portogallo ha permesso a questi Paesi di guadagnare competitività e giustifica il loro ritorno alla crescita». L’Irlanda potrebbe chiudere l’anno con un Pil in espansione del 5% e il 3% in Spagna è un risultato a portata di mano adesso. Non solo. Secondo Baker, «il nuovo impegno a favore delle riforme, in Francia sotto la presidenza di François Hollande e in Italia con Matteo Renzi, sarà la chiave per guidare l’accelerazione della ripresa economica in questi Paesi e, per estensione, nel resto dell’Europa». C’è ancora spazio per un rialzo dei corsi, spiega, nella misura in cui gli investitori, ancora scettici sul destino delle riforme, dovranno presto ricredersi e riconoscere la forza del rinnovamento in atto. Altrove, però, la politica continua a rappresentare un elemento di disturbo. Se la Grecia dovesse davvero lasciare l’euro, le conseguenze sarebbero imprevedibili. I potenziali rischi sono mitigati però da quattro fattori. Prima di tutto, Baker ritiene [...] leggi tutto

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