lunedì 29 giugno 2015

Emergenti, ma bizzosi

Da Milano Finanza del 27 giugno 2015, pag. 54

«Siamo arrivati?». Proprio come un bambino durante un lungo viaggio in macchina, gli investitori sono ansiosi di sapere quando i mercati emergenti torneranno a offrire rendimenti positivi, battendo l'Occidente. «Il nostro suggerimento è di cercare di godersi il viaggio, portando pazienza”. La metafora utilizzata da Devan Kaloo, Head of Global Emerging Markets equities di Aberdeen, parte da una premessa: i listini dei Paesi meno sviluppati resteranno molto volatili ed esposti ai repentini cambi d'umore degli investitori esteri. In quattro degli ultimi cinque anni, ricorda il gestore, le azioni dei mercati emergenti hanno subito deflussi, per un totale di 113,3 miliardi di dollari, un'emorragia solo parzialmente compensata dai numeri positivi del 2012 (+ 52,3 miliardi). “Dato che [...] Leggi tutto

lunedì 22 giugno 2015

Sotto il segno del Qe

Da Milano Finanza del 20 giugno 2015, pag. 45

Le regole con le quali Basilea 3 e il Financial Stability Board vogliono rendere più solido il sistema finanziario globale, chiamando le banche a rafforzare le proprie strutture patrimoniali, pone interrogativi sul piano della redditività ma apre a nuove opportunità per gli [...] leggi tutto

sabato 20 giugno 2015

Finanza etica, il boom dei fondi è «responsabile»

 Da CorrierEconomia dell'8 giugno 2015, pag. 27
 
Se per l'industria del risparmio gestito è un momento d'oro, ci sono operatori che rivendicano una crescita quattro volte superiore al mercato. «Nel solo 2014 abbiamo centrato gli obiettivi di raccolta del piano triennale, con 446 milioni di euro, in aumento del 53%. Il patrimonio gestito ha superato 1,3 miliardi di euro, più 70% rispetto all'anno precedente», dichiara Alessandra Viscovi, direttore generale di Etica Sgr. Il bilancio tra sottoscrizioni e riscatti nei primi quattro mesi del 2015, positivo per 431 milioni, promette di far impallidire in fretta i numeri dello scorso anno. «L'investimento responsabile sta uscendo dalla nicchia», osserva la Viscovi che dichiara una quota di mercato del 42% nei fondi etici. Gli sforzi compiuti in questi anni per aprire gli investitori a un'idea di finanza più sostenibile, spiega Viscovi, accompagnata a buone performance e a una gamma di prodotti semplice, composta da 4 prodotti, stanno portando frutti. É in arrivo il quinto strumento: sarà un [...] leggi tutto

venerdì 19 giugno 2015

Foti: ecco com’è il nostro milionesimo cliente

Da Corriere.it del 17 giugno 2015 - LEGGI QUI

“Il modello di banca online “pura” è superato. Perché non esiste una distinzione netta tra chi utilizza solo la piattaforma digitale e chi si affida esclusivamente al canale fisico”. Per Alessandro Foti, amministratore delegato e direttore generale di Fineco, è dall’idea di cliente multicanale che si deve partire per comprendere come cambia la relazione con gli istituti di credito. La banca diretta del gruppo UniCredit ha appena superato un milione di clienti. Un traguardo simbolico, reso possibile grazie ai 51 mila nuovi contratti acquisiti da inizio anno, in aumento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2014 e incorniciato da una raccolta netta pari a 2.474 milioni di euro nei primi cinque mesi del 2015 (+39%).
 
Identikit Qual è l’identikit dei clienti della banca diretta di Unicredit? Il 68% è rappresentato da over 35 (età media 48 anni), sono soprattutto uomini (60 su 100) e concentrati nell’Italia Settentrionale. I clienti con ampie disponibilità finanziarie sono ben rappresentati se è vero che il 37% del patrimonio complessivo di Fineco, pari a 53,7 miliardi di euro, è riconducibile al segmento Private. E solo in pochi optano per il fai da te: la maggior parte dei clienti, infatti, apre il conto tramite il promotore finanziario e si avvale [...] leggi tutti


giovedì 18 giugno 2015

Asset class - Le buone azioni più forti della crisi ellenica

Da CorrierEconomia dell'8 giugno 2015, pag. 25

Sono passati quasi sei anni dallo scoppio del primo focolaio di tensione in Grecia. Ma Atene è ancora una spina nel fianco per molti investitori: secondo la Franklin Templeton Global Investor Sentiment Survey, una ricerca condotta da Orc International su un campione di 11.500 investitori in 23 Paesi, giunta alla quinta edizione, il 32% degli intervistati annovera la crisi dei debiti dell'Eurozona tra le principali preoccupazioni per il 2015, accanto allo stato di salute dell?economia globale (38%) e alle politiche fiscali dei governi (32%).

Fiducia Timori diffusi, ma non abbastanza da compromettere il generale clima di fiducia, specialmente verso le azioni: per 57 investitori su 100, infatti, sarà la classe di attivo più interessante nel 2015 sul piano dei rendimenti attesi, seguita da real estate (52%) e metalli preziosi (39%). Le posizioni in classifica non cambiano neppure se l'orizzonte d'investimento si allarga fino ai prossimi 10 anni. Anche gli italiani intravedono nelle azioni il mercato più attraente per l'anno in corso, sebbene con una quota di preferenze significativamente inferiore, pari al 22%. Un intervistato su due prevede un rialzo del listino milanese nel 2015 ma la percentuale degli ottimisti è in calo rispetto al 2014 (57%) e risulta molto inferiore a quella di Paesi come Stati Uniti e Canada, dove quasi due terzi degli interpellati scommettono su una performance positiva del mercato azionario domestico (64%); è il 62% tra gli investitori europei, il 56% nella regione dell'Asia Pacifico. Gli italiani sono molto più propensi ad investire all'estero: l'85% ritiene infatti che le migliori opportunità sui mercati azionari e obbligazionari siano oltreconfine.

Percezioni Un'esterofilia non del tutto giustificata se si guarda [...] Leggi tutto

mercoledì 17 giugno 2015

Le azioni del cyber-progresso sono salite
quattro volte i listini globali

Da CorrierEconomia del 15 giugno 2015, pag. 5  - LEGGI QUI 
 
Se l'interazione tra uomo e macchina pone una serie di questioni sociali e culturali molto complesse, la domanda degli investitori è più semplice: vale già la pena scommettere sulla robotica? Nel 2014 sono stati installati 205 mila robot (+15%). Le stime dell'International Federation of Robotics (Ifr) dicono che tra il 2015 e il 2017 questa cifra aumenterà in media a un tasso del 12% su base annua ed entro dieci anni, la spesa complessiva collegata supererà il miliardo di dollari. Tre fattori possono accelerare il processo di automazione: l'aumento della produttività imposto dalla crescente competizione a livello industriale, l?invecchiamento della popolazione che in molti Paesi renderà necessaria una sostituzione uomo-macchina e la convergenza tra costi di produzione robotizzata e forza lavoro umana: dal 2.000 in avanti i salari sono aumentati di circa il 500% in Cina e continueranno a lievitare a un ritmo del 18% l'anno. Sono sufficienti questi dati a trasformare il megatrend della robotica in un buon investimento? Di certo ha dato buoni frutti negli ultimi 10 anni. In questo periodo, l'indice Robo-Stox Global Robotics and Automation sviluppato dalla società Robo-Stox Partners Ltd raggruppando le aziende attive nel settore, ha reso il 483%, oltre quattro volte l'Msci world (seppure a fronte di una volatilità superiore). Quanto basta per alimentare il sospetto che sia una gigantesca bolla pronta ad esplodere. «Non vedo eccessi di euforia sul tema della robotica, né sul fronte dei consumi, né nel dibattito tra investitori», contesta David Borah, nel team d?investimento di The Boston Company am (Bny Mellon) [...] leggi tutto

martedì 16 giugno 2015

Quel fascino discreto delle obbligazioni speculative

Da CorrierEconomia del 15 giugno 2015, pag. 26  - LEGGI QUI 
 
«Sono impaziente di assistere a una svolta monetaria da parte della Federal Reserve, verso un orientamento meno accomodante. Ma temo che si troverà il modo di dilazionare ulteriormente la risalita dei tassi. Con conseguenze ovvie - avverte George H. Walker, presidente e amministratore delegato di Neuberger Berman, società di gestione indipendente con un patrimonio di oltre 250 miliardi di dollari -. Gli effetti distorsivi sui mercati continueranno a gonfiare i prezzi di alcuni asset, mettendo alla prova i risparmiatori». A dicembre del 2014, la società è tornata al 100% di proprietà dei suoi dipendenti, chiudendo definitivamente il doloroso capitolo aperto con il fallimento di Lehman Brother's. Nel 2003 Neuberger Berman venne comprata da Lehman. Nel 2009, dopo il default, il management della società riuscì a riacquistare il 51% del capitale. Due anni dopo, nel dicembre del 2011, ha firmato con Lehman Estate un accordo per ottenere il restante 49%. Il 2011 è anche l'anno in cui Neuberger Berman apre i suoi uffici in Italia. Qui, di recente, è tornata a investire, annunciando a fine maggio una partnership strategica con Intesa Sanpaolo, a seguito della quale il team di private equity della più grande banca italiana è entrato a far parte del gruppo americano. «A livello globale abbiamo asset per oltre 25 miliardi di dollari investiti in veicoli di private equity. L'operazione s'inserisce in una strategia di ampliamento geografico, finalizzata a consolidare le nostre competenze sui mercati locali. Quello italiano offre opportunità molto interessanti», spiega Walker. Due anni fa, nel maggio 2013, Neuberger ha anche acquisito (questa volta da Ing im) uno dei maggiori team al mondo specializzati sul debito dei mercati emergenti, composto da 22 persone. Ma è soprattutto per le competenze nel segmento high yield che è conosciuta tra gli investitori. «È molto difficile trovare aree a buon mercato nel reddito fisso, a causa dello sforzo coordinato delle maggiori banche centrali, per tenere le curve dei rendimenti lì dove sono - premette l'ad -. Ma gli spread di credito nel segmento dei bond high yield americani sono prezzati correttamente: riflettono uno scenario [...] Leggi tutto

lunedì 15 giugno 2015

Dilemmi a Wall street

Da Milano Finanza del 13 giugno 2015 pag. 43

Dopo aver guidato a lungo le performance azionarie globali, nel 2015 Wall Street è rimasta indietro. Da inizio anno, guadagna circa 4 punti percentuali, 15 in meno rispetto al paniere europeo. Come si spiega? Impensieriti dall'appropinquarsi della svolta monetaria della Fed e attratti dagli [...] Leggi

venerdì 12 giugno 2015

Soldi - puntata del 5 giugno 2015

Tra i temi affrontati negli studi di 7Gold con Cosimo Pastore e Erica del Bianco, i mercati alla prova delle urne in Turchia, Polonia e Spagna, rischi ed opportunità dell'investimento in obbligazioni cinesi (dim sum bond) e le prospettive dei mercati emergenti per i prossimi mesi.

Guarda la puntata di Soldi andata in onda venerdì 5 giugno su  7Gold.


Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:
- Puntata dell'8 maggio 2015
- Puntata del 3 aprile 2015
- Puntata del 27 febbraio 2015
- Puntata del 16 gennaio 2015
- Puntata del 21 novembre 2014
- Puntata del 17 ottobre 2014
- Puntata del 12 settembre 2014
- Puntata del 27 giugno 2014
- Puntata del 9 maggio 2014
- Puntata del 4 aprile 2014
- Puntata del 28 febbraio 2014
- Puntata del 6 dicembre 2013
- Puntata del 25 ottobre 2013

mercoledì 10 giugno 2015

Nuovi arrivi sul listino
E si compra con lo sconto

Da CorrierEconomia del 8 giugno 2015 pag. 28  - LEGGI QUI
 
Ci sarà anche Base Investments tra i primi inquilini di Palazzo Mezzanotte, nel segmento di Borsa dedicato ai fondi quotati. La sicav lussemburghese multi-comparto, costituita il 29 maggio 2001 e promossa da Banca del Sempione, ha avviato l'iter per portare a Piazza Affari 4 dei suoi 11 fondi: si tratta dei comparti Bonds value, Flexible low risk exposure, Bonds multicurrency ed Euro hedging. L'operazione dovrebbe concludersi entro il mese di settembre, dopo l'approvazione da parte della Cssf (la Consob lussemburghese) del prospetto relativo alle classi create ad hoc per la quotazione, cui farà seguito l'ok definitivo di Borsa Italiana. Base Investments ha scelto Equita sim come operatore incaricato ed è una delle sette società che, secondo quanto Corriere Economia è in grado di anticipare, approderanno al segmento ETFPlus in estate. Ad oggi, sono tre gli operatori che hanno già inaugurato il nuovo canale distributivo offerto dalla Borsa: New Millennium sicav ha tagliato il nastro per prima, lo scorso 24 febbraio, seguita da Acomea sgr, il 16 aprile e Pharus sicav, il 28 maggio. A pochi giorni dal via ufficiale alle contrattazioni, la società guidata da Davide Pasquali ha annunciato un accordo con Directa Sim, in base al quale tutti i clienti della piattaforma di trading online potranno acquistare i fondi quotati di Pharus Sicav, senza pagare le commissioni di negoziazione. Non sarà quindi applicato alcun costo relativo agli ordini di acquisto delle quote eseguiti attraverso il sito web di Directa. Un'intesa analoga era già stata firmata [...] Leggi tutto

martedì 9 giugno 2015

Obbligazioni - Come diversificare
con i «bocconcini» cinesi

Da CorrierEconomia del 8 giugno 2015, pag. 27  - LEGGI QUI

Sembra logico che, dopo una cavalcata del 144% in 12 mesi da parte dello Shanghai Composite, di Cina si parli soprattutto in termini azionari. Ma c'è un altro modo, sicuramente più a buon mercato, di guardare al Dragone con le lenti dell?investitore: da obbligazionista. E significa avere accesso a rendimenti al di sopra del 4% anche su scadenze brevi. Come? Attraverso i dim sum bond (letteralmente: «bocconcini» bond) , obbligazioni emesse a Hong Kong e denominate in renminbi offshore : un universo da 523 miliardi di yuan, molto più piccolo e quindi meno liquido rispetto al mercato onshore (che vale 35 mila miliardi di yuan, l'equivalente di 5,7 trilioni di dollari) ma liberamente accessibile a società e investitori istituzionali, al contrario di quello continentale, disciplinato da un rigido sistema di quote. Effetto«Il rischio creditizio ha generalmente prezzi più interessanti nel mercato offshore », ricorda Bryan Collins, gestore del FF China rmb bond fund di Fidelity Wi. Con una scadenza media vicina a tre anni, le obbligazioni dim sum (termine che indica un tipo di cucina tradizionale della Cina meridionale fatto appunto di piccoli assaggi) rendono il 4,2%, in un paniere fatto per oltre due terzi di emissioni investment grade, cioè di buona qualità. Un piatto apparentemente appetitoso, in epoca di caccia al rendimento. «Il merito è soprattutto dei tassi elevati della curva cinese», spiega Massimo Guiati, gestore e responsabile Asia del gruppo Azimut. Pechino cresce a un ritmo del 7% l'anno [...] Leggi tutto

venerdì 5 giugno 2015

«Così coltiviamo i grandi patrimoni di famiglia»

Da CorrierEconomia del 1 giugno 2015, pag. 26  -  LEGGI

Il wealth management è una cosa seria. Non può essere una semplice variante lessicale del private banking. Un'operazione di maquillage per dare più dignità a quella che talvolta resta un'attività di vendita, focalizzata sui prodotti d'investimento, a clienti danarosi. «Bisogna distinguere i trucchi del marketing dalla sostanza del servizio - ricorda Luca Toniutti, direttore generale di Pictet Wealth Management in Italia -. Che non può limitarsi alla gestione del portafoglio finanziario del cliente, ma deve diventare governo del patrimonio. Pensiamo alle molte famiglie imprenditoriali impegnate in un delicato trasferimento di responsabilità e ricchezza dai padri ai figli. Non un semplice passaggio generazionale ma un cambiamento epocale: molte famiglie cedono la maggioranza dell'azienda, fanno cassa, mantenendo una quota di azioni e magari la dirigenza. Hanno bisogno di capire come riorganizzarsi e strutturare il patrimonio, pensando al futuro».

Spesso l'imprenditore vuole essere assistito anche nella fase di dismissione dell'azienda. Oppure cerca una consulenza per operazioni di fusione e acquisizione o per reperire risorse sul mercato dei capitali. Cosa potete offrire a questi clienti? 
«Noi abbiamo scelto di non oltrepassare il confine del wealth management: possiamo affiancarlo al momento del trasferimento della ricchezza. Lo accompagniamo nella scelta del veicolo più efficiente, lo aiutiamo a stabilire che tipo di disciplina darsi. Ma il focus esclusivo sui servizi d'investimento ci libera da possibili conflitti d'interesse che alcune banche commerciali possono subire in caso di sovrapposizione tra divisioni di private banking e corporate finance».

In Italia la ricchezza non è concentrata in poche grandi città ma disseminata in un reticolo di piccole e medie imprese, che si estende su tutto il Centro-Nord. Dove si trovano le migliori opportunità di sviluppo commerciale, in questa fase? «Il Veneto è un'area geograficamente molto interessante. Ha una grande tradizione imprenditoriale e sta facendo i conti [...] leggi tutto

giovedì 4 giugno 2015

Continua lo sbarco dei fondi

Da CorrierEconomia del 1 giugno 2015, pag. 25  - LEGGI
 
Passo dopo passo, il neonato segmento di Borsa dedicato ai fondi comuni d'investimento inizia a popolarsi. Giovedì 28 maggio hanno fatto il proprio debutto a Piazza Affari gli 11 comparti di Pharus Sicav, organismo d'investimento collettivo multicomparto di diritto lussemburghese costituito nel 2002 da Pharus Management SA. Si affiancano ai 12 fondi di New Mellennium Sicav che hanno dato il via alle negoziazioni il 24 febbraio scorso, più i 14 prodotti di Acomea, arrivati il 16 aprile: ad oggi, gli unici fondi di diritto italiano ad aver varcato la soglia di Palazzo Mezzanotte. «Il nuovo segmento sta suscitando un interesse crescente da parte delle sgr e ci aspettiamo che possa dare presto il benvenuto a numerose altre società», ha dichiarato Silvia Bosoni, responsabile Listing su ETFplus di Borsa Italiana. guidata da Raffaele Jerusalmi. Secondo quanto CorrierEconomia è in grado di ricostruire, in estate almeno altre sette società d'investimento - tra sicav estere e sgr italiane - faranno capolino a Piazza Affari, per arrivare a un totale di 15 nella seconda metà dell'anno. Entro il 2015, salvo sorprese, dovrebbero essere negoziati [...] Leggi tutto

mercoledì 3 giugno 2015

Listini al voto - Da Varsavia a Madrid
Come cavalcare il vento elettorale

Da CorrierEconomia del 1 giugno 2015, pag. 28 - LEGGI

I risultati delle elezioni amministrative in Spagna e presidenziali in Polonia hanno ricordato a tutti che il rischio politico non è soltanto un affare greco. Dopo Londra, Madrid e Varsavia, rimane un fitto calendario di appuntamenti elettorali che potrebbero tenere qualche investitore con il fiato sospeso. Le Parlamentari in Turchia il prossimo 7 giugno. La Danimarca il 18 giugno. Portogallo, Svizzera, Canada, Ucraina e Polonia (di nuovo), in autunno. A dicembre, la Spagna, questa volta alle prese con le elezioni politiche. E, in più di un caso, le urne potrebbero mettere sotto pressione i mercati. A cominciare da Istanbul.
Pericolo a Est La principale incognita in Turchia è legata al superamento della soglia del 10% da parte del partito democratico dei popoli (Hdp), filo-curdo: se dovesse entrare in Parlamento, sarebbe una sconfitta per l'Akp del presidente Erdogan, che vedrebbe sfumare la maggioranza assoluta, necessaria per cambiare la Costituzione in chiave presidenzialista. Forse si aprirebbe la strada a un governo di coalizione. «L'ipotesi peggiore per i mercati, perché aumenterebbe l'incertezza politica, con effetti negativi su azioni, bond e lira turca», avverte Maarten-Jan Bakkum, emerging markets strategist di NN ip (ex Ing im). Altri operatori temono invece che la conquista di una maggioranza assoluta da parte dell'Akp possa aggravare la parabola autoritaria di Erdogan. «Sarebbe una cattiva notizia soprattutto per la valuta locale - osserva Claudia Segre, segretario generale di Assiom Forex -. Le dichiarazioni allarmiste del ministro delle Finanze, secondo cui un governo di coalizione porterebbe il Paese al default certamente non aiutano, come anche l'ambiguità dei rapporti con l'Isis: allontanano il Paese dall'Europa e mettono in fuga gli investitori».
Neppure Andrzej Duda, neo presidente polacco (a sorpresa) e leader di Diritto e Giustizia (PiS) è uomo gradito ai mercati. I timori si concentrano sullo strapotere del presidente, alla guida di un partito nazionalista ultraconservatore ed euroscettico: anche in caso di sorpasso da parte della destra liberale ed europeista di Piattaforma Civica alle elezioni parlamentari di ottobre, spiega Segre, Duda potrebbe affidare al suo PiS la guida di un governo di coalizione, mettendo all'angolo i moderati. «A soffrire sarebbe soprattutto lo zloty polacco», chiosa il segretario di Assiom Forex. Ma anche la Borsa di Varsavia. «Le conseguenze sarebbero negative, meno drammatiche però di quanto si creda - rassicura Bakkum - perché le azioni polacche sono rimaste molto indietro rispetto agli altri emergenti». 
Penisola iberica Intanto, all'altra estremità del Vecchio Continente, l?avanzata della sinistra radicale di Podemos, accanto ai liberali di Ciudadanos, complica il tragitto verso le elezioni politiche di dicembre in Spagna. Si teme qualche passo indietro sul programma di rigore e riforme che ha permesso di ottenere risultati insperati sino a un anno fa: Madrid potrebbe archiviare il 2015 con un Pil in crescita del 3%, cinque volte quello italiano (ma con una disoccupazione quasi doppia, al 24%). Se Podemos e Ciudadanos ottenessero un ampio consenso alle politiche, seguirebbe un certo nervosismo sui listini. «Non crediamo, però, che un risultato di questo genere possa distrarre il Paese dal percorso intrapreso», ricorda Marco Fiorentini, responsabile dell'investment advisory per il private banking di [...] Leggi tutto