martedì 28 luglio 2015

I tassi? Restano bassi

Da Milano Finanza del 25 luglio 2015, pag. 38
 
Il decennale americano si trova esattamente dov'era nel novembre scorso. Prima di tornare a quota 2,3%, però, i rendimenti sono precipitati all'1,6%: lo stesso valore toccato a maggio del 2013 alla vigilia dell'annuncio della riduzione dello stimolo monetario da parte di Ben Bernanke. A fronte di questa volatilità, non stupisce che molti investitori siano preoccupati per la svolta monetaria in avvicinamento negli Stati Uniti. “Il primo ritocco sul costo del denaro sarà entro fine anno. Ma sbaglia chi teme un'impennata dei tassi - rassicura Sian Harvinder, head of G10 Rates research per Citi group -. Il nostro target sui Treasury a 10 anni per il 2015 è 2,45%. Ci aspettiamo un drastico appiattimento della curva ma rimarremo impantanati in uno scenario di tassi storicamente bassi: e si tratta di una tendenza destinata a durare per anni”. L'economista suggerisce [...] leggi tutto

lunedì 27 luglio 2015

L'investimento «buono» fa salire la produttività

Da CorrierEconomia del 20 luglio 2015, pag. 26  - Leggi
 
Ci sono anche Finmeccanica, Boeing e Rolls-Royce tra le 28 aziende rimosse dai portafogli di Nordea am per motivi «etici»: perché violano norme internazionali in tema di tutela dell'ambiente, diritti umani, dignità del lavoro e lotta alla corruzione o sono coinvolte nella produzione di armi nucleari e munizioni a grappolo. Ogni anno i portafogli di tutti i fondi della casa svedese vengono setacciati per scartare i titoli indesiderati sotto il profilo della sostenibilità. Ma l'investimento socialmente responsabile è molto più di questo: accanto alle regole di esclusione vengono utilizzati criteri positivi, che integrano l'analisi prettamente finanziaria con informazioni sul comportamento delle singole aziende (o degli Stati) in tre macro-aree  [...] Leggi tutto

Ramallo (Ubp): «Banche e petroliferi, due chance»

Da CorrierEconomia del 20 luglio, pag 27  Leggi
 
La reazione immediata dei mercati all?accordo sul nucleare tra Washington e Teheran era prevedibile: le prospettive di una possibile riapertura dei rubinetti petroliferi iraniani, in caso di stop alle sanzioni, ha subito spinto giù il prezzo del brent, facendolo scivolare a 56 dollari al barile. Tuttavia, le quotazioni rimangono più care del 25% rispetto ai minimi relativi di metà gennaio, toccati a 45 dollari.«Prevedo prezzi nella forbice tra i 55 e i 65 dollari al barile nel 2015 e tra i 70 e i 75 dollari l?anno prossimo», dichiara Henry Ramallo (nella foto), gestore del fondo Ubam-Neuberg Berman Us equity value di Union bancaire privée (Ubp). «Tuttavia non è necessario che si torni sopra i 100 dollari [...] Leggi tutto

giovedì 23 luglio 2015

Voluntary, si parte. Solo due mesi per chiudere l’operazione

Da Corriere.it del 23 luglio 2015  - LEGGI QUI

La finestra per aderire alla voluntary disclosure si chiude tra poco più di due mesi, il 30 settembre. E ancora non si conoscono tutti i dettagli del decreto sulla certezza del diritto approvato dal Consiglio dei Ministri il 17 luglio e vicinissimo al varo definitivo. Si sa, però, che il testo contiene buone notizie sul raddoppio dei termini di accertamento. Mentre la circolare 27/E dell’Agenzia dell’Entrate, che il 16 luglio ha chiarito alcuni aspetti chiave della procedura di collaborazione volontaria, ha frustrato le aspettative di quanti speravano in un atteggiamento più morbido da parte dell’Amministrazione finanziaria. La sensazione è che la procedura di auto-denuncia rimanga complessa. I costi saranno elevati per molti contribuenti, fino al 90% del capitale occultato. E probabilmente l’Agenzia sarà più severa di quando si creda. Niente tappeto rosso dunque per chi fa la pace con il Fisco e chiede di regolarizzare i capitali detenuti irregolarmente in Italia e all’estero, pagando per intero le imposte, con copertura su alcuni reati penali e sanzioni ridotte.

Delegati e prelievi Su un punto la circolare del 16 luglio è chiarissima: “Le persone con delega ad operare su conti esteri nascosti al Fisco sono tenute a fare auto-denuncia, anche nel caso in cui, pur avendo formalmente la disponibilità di una certa somma, possano dimostrare di non aver mai esercitato la delega e usufruito del denaro. In questo caso, le sanzioni amministrative [...] Leggi

lunedì 20 luglio 2015

«Alle Borse ora serve un'accelerata degli utili»

Da CorrierEconomia del 13 luglio 2015, pag. 23 - Leggi
 
Dopo la galoppata d'inizio anno, che aveva portato il listino europeo a guadagnare 20 punti percentuali in meno di quattro mesi, le Borse del Vecchio Continente sono state costrette a riprendere il fiato. Forse più a lungo di quanto non ci si aspettasse. L'estenuante tira e molla sul debito greco, ha reso gli investitori sempre più inquieti. Ma affinché i listini riprendano slancio, non basta la firma di un nuovo accordo all'ombra del Partenone. È necessario che l'espansione dei multipli osservata nel primo scorcio dell'anno trovi piena conferma nella dinamica degli utili aziendali: in questo senso, i prossimi due trimestri saranno cruciali per capire se l'euro debole e i minori costi di finanziamento, figli del quantitative easing sono in grado di generare i risultati sperati, in termini di profitti. «Le previsioni sono in prevalenza per un incremento degli utili di oltre il 10% - avverte Maximillian Anderl, head of concentrated alpha team e gestore di Ubs European opportunity unconstrained fund -. Ma spesso si inizia l'anno meglio di come lo si finisce. Occorre [...] Leggi

domenica 19 luglio 2015

Giro d’Italia no cash: ad Assisi
una cartolina pagata con la carta

Da Corriere.it, 13 luglio 2014  - LEGGI
 
Una settimana senza contanti in giro per l’Italia. Dieci tappe - Roma, Cagliari, Bari, Assisi, Vicenza, Bergamo, Pavia, Milano, Torino e Biella. E una sola regola: vietato pagare cash. «L’esperimento ha funzionato, sebbene con qualche intoppo», racconta Gianluigi De Stefano, giornalista alla guida del team che ha partecipato al NoCashTrip, iniziativa organizzata da CashlessWay (l’associazione italiana per la promozione degli strumenti digitali di pagamento), giunta alla terza edizione. «A distanza di un anno dall’obbligo di accettare pagamenti tramite carta di debito per importi superiori ai 30 euro, molti esercenti non si sono attrezzati. Non sanno o fingono di non sapere — denuncia De Stefano —. Durante il viaggio, però, abbiamo raccolto anche sorprese positive: come quando ad Assisi siamo riusciti a pagare una cartolina da 70 centesimi con la carta». Secondo il giornalista [...] Leggi

sabato 18 luglio 2015

Estate no cash: pago con gli sms
E prendo il metrò col telefonino

Da CorrierEconomia del 13 luglio 2015  - LEGGI

Direttamente ai tornelli del metro in modalità contactless. Denaro in tempo reale sul conto di un amico con un sms: forse non sarà al 100% senza contante ma l’estate 2015 potrebbe essere ricordata da molti come la prima in cui i pagamenti digitali hanno superato l’uso della carta moneta.
Intanto, per regolare i conti dopo una cena al ristorante, non si userà più il cash, ma lo smartphone. Jiffy è un nuovo sistema di pagamenti peer to peer sviluppato da Sia, società attiva nella progettazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici: tramite un’app consente di inviare denaro in tempo reale ai propri contatti, associando il codice Iban del conto al numero di telefono; la disponibilità è immediata e i livelli di sicurezza sono garantiti dagli standard Sepa. UbiBanca distribuisce il servizio da febbraio, Carige è partita la settimana scorsa.Oggi tocca a Intesa Sanpaolo: tramite il proprio internet banking, la banca guidata da Carlo Messina ha già raccolto 70 mila adesioni. «Entro luglio sarà commercializzato anche da Unicredit, Bnl, Cariparma e subito dopo l’estate arriveranno CheBanca!, Mediolanum, il gruppo Mps, Poste, Bpm, le Popolari di Sondrio e Vicenza – racconta Nicola Cordone, senior vice president di Sia —. Poi, verso fine anno, Jiffy consentirà di effettuare acquisti anche presso gli esercenti».
Con Satispay, l’altra Whatsapp dei pagamenti, è già possibile farlo: si tratta di un’app per trasferire denaro in tempo reale via smartphone sviluppata da [...] Leggi

venerdì 17 luglio 2015

Risparmio, Consob e gestori
alla battaglia delle commissioni

Da Corriere.it del 15 luglio 201 - LEGGI QUI 

Risparmio gestito in recupero, a Piazza Affari, dopo il tonfo di ieri, innescato dal richiamo della Consob sul rispetto della direttiva Mifid. I principali titoli del comparto sono in territorio positivo, da Anima (+3,56%) a Banca Generali (2,32%), da Finecobank (+0,89%) a Mediolanum (+0,40), con la sola eccezione di Azimut, che cede un punto percentuale. Ieri il mercato aveva accolto la nota della Commissione di vigilanza con perdite superiori all’8% per la banca-rete guidata da Piermario Motta e sopra il 7% per Azimut e Mediolanum. In una nota, l’Autorità ha bacchettato gli operatori sul rischio di “comportamenti opportunistici e non in linea con i doveri di diligenza e correttezza” da osservare nel rapporto con i clienti. Il riferimento è alla metodologia di calcolo delle commissioni di performance sui fondi di diritto estero collocati alla clientela retail, inclusi i fondi estero vestiti, istituti da intermediari italiani. In particolare, analizzando la disciplina sulle commissioni d’incentivo per i fondi di diritto italiano ed estero, l’Autority rileva una disparità di trattamento che potrebbe incoraggiare gli operatori a privilegiare i secondi rispetto ai primi: la normativa italiana, infatti, prescrive specifiche condizioni [...] Leggi

giovedì 16 luglio 2015

Euro, quanto Tsipras c’è
nei portafogli dei risparmiatori

Da CorrierEconomia del 13 luglio 2015  - LEGGI QUI

Qualunque sia l’atto conclusivo della tragedia greca, per non inciampare in due atteggiamenti opposti e ugualmente pericolosi — l’incauta sottovalutazione del problema, gli eccessi di panico immotivato — è necessario ragionare sui numeri. Quanta Grecia c’è nei portafogli?

Qui le medie contano poco. Se è vero che, secondo un’analisi del team di ricerca di Morningstar, solo lo 0,2% dei fondi obbligazionari europei è ancora investito nel debito di Atene, oggi per circa l’80% custodito tra le mani di creditori ufficiali (Bce, Fmi, European financial stability fund e governi dell’Ue) ci sono strumenti molto più esposti al rischio di un crollo del Partenone, sia sul versante azionario sia nel reddito fisso. Secondo quanto Corriere Economia è in grado di ricostruire, sono 24 i fondi d’investimento collocati in Italia con un’esposizione alla Grecia, azionaria o obbligazionaria, superiore al 3%. In collaborazione con Morningstar, è stata analizzata la composizione dei fondi disponibili per la vendita alla clientela retail, esaminando esclusivamente i prodotti che nel corso del 2015 hanno comunicato almeno una volta i dati di portafoglio alla società. Tutti i gestori sono stati interpellati per avere informazioni aggiornate sull’attuale posizionamento. E i risultati non sono sempre incoraggianti. Solo tre fondi risultano esposti al debito di Atene sopra la soglia del 3% ma in un caso, H2O Allegro, la Grecia vale quasi un quarto del portafoglio (era il 33,15% il 31 dicembre scorso). «Le attuali valutazioni dei bond greci esprimono una probabilità di default molto elevata, con un severo haircut (taglio del valore nominale ndr) — osservano Vincent Chailley e Loic Cadiou, co-gestori del fondo —. Le possibilità di ribasso dagli attuali livelli sono ulteriormente limitate da una posizione lunga sul biglietto verde, che dovrebbe dare ottimi risultati in uno scenario di crescente avversione al rischio».


Azioni Molto più numerosi sono i fondi investiti in azioni di società greche. «L’esposizione è in media residuale ed è perlopiù concentrata nei prodotti focalizzati sugli emerging markets», rassicura Francesco Paganelli, analista fondi di Morningstar Italy. Vale la pena ricordare che nel 2013 la Grecia è stata riclassificata come emergente dalla società Msci, primo caso di Paese occidentale declassato a economia in via di sviluppo. «L’indice azionario [...] Leggi tutto

sabato 4 luglio 2015

Metti in portafoglio la scommessa
dell'auto elettrica

Da CorrierEconomia del 29 giugno 2015, pag. 22
 
“Entro il 2030, non avrà più alcun senso, dal punto di vista finanziario, acquistare un'auto con motore a benzina. A quel punto i segmenti di mercato top di gamma e quelli intermedi saranno già passati in larga parte a un veicolo elettrico”. È la previsione di Tony Seba, imprenditore e docente presso la Stanford University, dove tiene un corso in “Energia pulita, mercato e opportunità d'investimento”. L'investitore sintetizza il tema con una domanda più secca: vale la pena scommettere su questo trend, oggi? “Secondo noi la risposta è si: la tecnologica ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni: oggi le batterie dei veicoli elettrici hanno un'autonomia di 100-130 km. 15 modelli sono già commercializzati in Europa e il numero è destinato a quadruplicare nei prossimi due anni”, spiega Massimo Baggiani, responsabile mercati azionari internazionali di Symphonia sgr e gestore del comparto Electric vehicles revolution, appena lanciato da Symphonia Lux sicav. Baggiani scommette sugli effetti di un potenziale circolo virtuoso: l'aumento delle vendite alimenterà nuovi investimenti nella ricerca e sviluppo, rendendo disponibili tecnologie più efficienti e performanti, a costi inferiori per il consumatore. Senza dimenticare il crescente supporto di governi e opinione pubblica a favore di tecnologie meno inquinanti. Nel libro “Clean Disruption”, Seba dimostra, numeri alla mano, come i motori elettrici siano destinati in poco più di un decennio a prendere il sopravvento nell'industria automobilistica: “Basti pensare che il costo di una batteria al litio scenderà dai 500 dollari per kwh del 2014 ai 73 dollari del 2025 – calcola Seba -. Questo porterà il costo di un'auto elettrica con un'autonomia di almeno 200 miglia a circa 15.000 dollari. Meno della metà di quanto è costata un'auto nuova negli Stati uniti, in media, nel 2013”.

Se i tempi dello sviluppo tecnologico sembrano quasi maturi, rimane il dubbio che non lo siano quelli dei mercati: esiste un universo sufficientemente ampio e diversificato di aziende quotate che permettano di cavalcare il mega trend? Il portafoglio del fondo di Symphonia sgr investe in una sessantina di titoli, di settori differenti: non solo automobili (Renault-Nissan, Volkswagen, Bmw, Daimler tra gli altri) ma anche energie rinnovabili, produttori di batterie - Samsung Sdi, Panasonic, LG Chem – anodi, catodi e componentistica di vario genere. C'è anche Google, pronta ai test su strada per il suo prototipo di auto elettrica che si guida da sola. Qualcuno potrebbe storcere il naso pensando che in un paniere così, l'auto elettrica rappresenti solo un piccolo ingrediente e si finiscano per comprare anche o soprattutto auto (a benzina o diesel), televisori e pubblicità online. “Le società che permettono un investimento “puro” sono poche – ricorda Baggiani -. Questo è un portafoglio azionario diversificato, con un'opzione su un settore che ha eccezionali potenzialità di sviluppo e pagata a buon mercato”.

venerdì 3 luglio 2015

Conto - Sportello e rete
ecco chi costa meno

Da CorrierEconomia del 29 giugno 2015, pag. 25
Fuori dal perimetro delle banche online, il conto a zero spese è solo un miraggio. Anche per chi predilige l’uso dei canali digitali e si reca allo sportello solo saltuariamente. È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Istituto Tedesco Qualità e Finanza, in esclusiva per CorrierEconomia, sui costi dei conti correnti per un campione di 10 tra le maggiori banche che operano in Italia attraverso una rete di agenzie (definite “banche filiali” in contrapposizione alle banche online): si tratta di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Popolare, Ubi Banca, Monte dei Paschi di Siena, Bnl, Credem, Cariparma, Banca popolare di Milano e Deutsche Bank.

Giacenza I calcoli dell’Istituto tedesco si riferiscono all'ipotesi di un correntista con una giacenza media di 3.000 euro, che utilizza prevalentemente il canale online, accredita sul conto lo stipendio o la pensione, possiede una carta di credito e un bancomat, domicilia le utenze ed effettua in tutto 60 operazioni l'anno: tre versamenti in filiale, 18 prelievi (di cui tre in agenzia, 9 presso uno sportello della propria banca, 5 presso altri istituti e uno all'estero), 26 pagamenti con il bancomat, 4 con assegni e 9 bonifici, otto online e uno in filiale. Si ipotizza, inoltre, la richiesta di un fido di 1.500 euro da rimborsare in tre mesi. Quanto spende in un anno il correntista “tipo”? In nessuno dei 10 prodotti analizzati, scelti dall'Istituto tedesco di qualità e finanza in collaborazione con il portale Confrontaconti.it del broker MutuiOnline (da cui provengono i dati dello studio), il saldo di conto corrente è risultato positivo: il bilancio tra spese di conto corrente e interessi netti maturati sul conto è infatti negativo in tutti i casi e varia dai tre euro di Deutsche Bank ai 108 di Intesa Sanpaolo.

Classifica In base all'analisi dell'Istituto Tedesco, che nella valutazione dei singoli prodotti ha preso in esame sia il saldo che le spese per il fido, le tre banche che offrono le migliori condizioni di mercato sono Deutsche Bank, Credem e il Banco Popolare, seguite da Unicredit e Banca popolare di Milano, che si aggiudicano il bollino “Top condizioni”. Per effettuare il confronto sui costi del finanziamento, si è utilizzato il taeg [...]

Ma il servizio è un'altra partita

Da CorrierEconomia del 29 giugno 2015, pag. 25

La qualità del servizio non si giudica solo in base ai costi. Contano l'ampiezza della gamma di prodotti offerta, il servizio di assistenza ai clienti, la semplicità e completezza della piattaforma di banking online o la praticità dell'applicazione per accedere alla banca via smartphone o tablet. Materie nelle quali primeggiano, secondo l'Istituto Tedesco Qualità e Finanza solo alcuni istituti: le tre banche che vantano i livelli più elevati di soddisfazione della clientela sono Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo e Unicredit (valutazione ottima), seguite da Credem e Banco Popolare, con un giudizio “molto positivo”. 
La classifica generale è il risultato di un'indagine condotta dall'Istituto Tedesco, in collaborazione con l'Istituto di ricerca ServiceValue, su 2.030 giudizi espressi da un campione rappresentativo di italiani che negli ultimi 12 mesi sono stati clienti di una delle 16 principali banche in Italia. Le dimensioni qualitative analizzate sono otto: alle cinque già presenti nelle passate edizioni, offerta prodotti, conto corrente, assistenza ai clienti, comunicazione con i clienti e rapporto qualità prezzo, se ne sono aggiunte nel 2015, altre tre: online banking, banking app e social media, per rappresentare al meglio le nuove tendenze in atto nel mondo bancario. Ciascuna dimensione è stata suddivisa a sua volta in diverse aree tematiche: l'offerta, ad esempio, è analizzata in base alla trasparenza, alla qualità dei prodotti e all'assortimento delle soluzioni d'investimento disponibili; l'app è valutata in termini di praticità, sicurezza e prestazioni; la comunicazione e l'assistenza ai clienti si misurano in funzione della comprensibilità, dell'adeguatezza della mole di informazioni fornite, della facilità nel raggiungere il personale della banca e così via.
 
In base alle analisi qualitative [...]