sabato 28 novembre 2015

Gestori globali, torna la voglia di rischiare. Europa preferita

Da CorrierEconomia del 23 novembre 2015, pag. 30

Nella prima metà di novembre, i grandi investitori hanno alzato l?asticella del rischio. È quanto emerge dall'ultima edizione della Global fund manager survey (Fms), l'indagine realizzata da BofA Merrill Lynch su base mensile per misurare le aspettative di 201 gestori di fondi globali, riconducibili a masse amministrate pari a 576 miliardi di dollari. L'indice BofaML Risk & Liquidity, che esprime la percentuale di investitori propensi ad assumere più rischio nei propri portafogli, è balzato ai massimi degli ultimi 7 mesi. La percentuale [...] leggi

venerdì 27 novembre 2015

«Ora anche il fondo di liquidità deve diventare avventuroso»

Da CorrierEconomia del 23 novembre 2015, pag. 23

Una gestione efficace della liquidità è un aspetto non trascurabile nella costruzione di un portafoglio efficiente. Su questo piano, i mini-tassi hanno complicato la vita agli investitori. «I fondi monetari tradizionali sono stati creati con l'obiettivo di non subire mai perdite. Oggi invece sappiamo con certezza che andranno incontro a performance negative», avverte Michael Story, vice president di Pimco e co-gestore di due Etf attivi quotati a Piazza Affari, il Pimco Euro short maturity Ucits e il Pimco Us Dollar short maturity ucits. L'Eonia, il tasso d'interesse di riferimento nelle operazioni a brevissima scadenza, è a -15 punti base. Ed è abbastanza certo che sia destinato a scendere ancora: la banca centrale europea, infatti, sta inondando il sistema con liquidità sovrabbondante e probabilmente i suoi sforzi espansivi si intensificheranno: si va verso un'estensione del programma di Quantitative easing (allentamento monetario) oltre la scadenza iniziale ipotizzata a settembre del 2016, un incremento degli asset in acquisto, una modifica della loro composizione oppure un ulteriore taglio ai tassi sui depositi, attualmente a -0,20% nella zona euro. «Non mi stupirei se fossero portati a -30 punti base nel giro di pochi mesi», osserva Story. Risultato: se oggi il cash in Europa impone rendimenti negativi nell?ordine di 5-25 punti base, questa tendenza potrebbe aggravarsi nei prossimi mesi. Come se ne esce? «Se ci si allontana un po' dal bacino sovraffollato [...] Leggi tutto

venerdì 20 novembre 2015

Consumi - Guida ai pagamenti facili Telefonini e app (per risparmiare)

Da CorrierEconomia del 16 novembre 2015 pag. 1-26-27  - Leggi tutto

La rivoluzione dei pagamenti digitali ha già trasformato il telefonino in uno strumento (anche) finanziario, capace di dare accesso a molti servizi bancari tradizionali. Il punto d?arrivo, però, è una banca completamente mobile. Che permetta di usare lo smartphone al posto di contanti, carte di credito e debito, per tutto ciò che riguarda la gestione quotidiana del denaro: pagare il caffè al bar, la sosta al parcheggio e le bollette di luce e gas. Fare acquisti online e negli esercizi commerciali, magari in modalità contactless , cioè senza nemmeno tirar fuori la carta di credito. Inviare denaro ad altri privati con addebito istantaneo sul conto del destinatario. O ancora, trasformare il proprio telefono in un punto vendita portatile, per incassare i pagamenti. Come raccontano gli articoli pubblicati in queste pagine, si tratta di soluzioni già oggi disponibili sul mercato. L'offerta è ampia e la scelta non sempre facile. Manca forse una sintesi, che condensi in un unico menu di servizi digitali tutto ciò che oggi è possibile fare con il proprio [...] Leggi tutto

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- Vedo, codifico, compro: il negozio è ovunque
- Parcheggio e bollette: tutto finisce nel wallet
- Quando i telefoni pagano il conto da soli
- Se lo smartphone si trasforma in «Pos»

sabato 14 novembre 2015

Metti la performance al primo posto: ecco i criteri per selezionare il banker

Da CorrierEconomia del 9 novembre 2015, pag. 37

Le performance prima di tutto. Secondo l'ultima indagine sulla clientela «private» in Italia, realizzata dall'ufficio studi dell'Aipb, il desiderio di ottenere migliori rendimenti è divenuto l'interesse preminente di un cliente su tre, superando, nella classifica delle preferenze, le aspettative sulla capacità del banker di identificare correttamente i suoi bisogni, per la costruzione di soluzioni individuali. Quest'ultimo aspetto rimane comunque il più rilevante per il 27% dei rispondenti, il tre per cento in più rispetto all'edizione del 2014. Tuttavia, il crollo dei rendimenti obbligazionari [...] leggi l'articolo

venerdì 13 novembre 2015

Eredità - Trust & polizze: se il passaggio è globale

Da CorrierEconomia del 9 novembre 2015, pag. 40

I grandi patrimoni sono più difficili da amministrare. Non solo per un fattore dimensionale. Spesso, infatti, subentrano elementi di particolare complessità, soprattutto se entrano in gioco giurisdizioni differenti. In questi casi, la pianificazione del passaggio generazionale può risultare particolarmente delicata. Fisco In un contesto internazionale in cui le imposte di successione viaggiano tra il 25% e il 50%, l'Italia gode di un regime premiante, con un'aliquota bassa (4%) e franchigie elevate, pari a un milione di euro per ogni erede nelle successioni in linea retta o tra coniugi. «Molti temono che questi benefici possano venire ridimensionati in futuro e quindi si sono attrezzati», osserva Gianluca Attimis, responsabile dell'area wealth management di Banca Leonardo. Secondo Attimis, chi deve gestire il trasferimento della ricchezza alle nuove generazioni, in presenza di parenti all'estero (minori o meno), dispone di due strumenti principali: il trust e la polizza, meglio se multi-ramo. «Il più efficace e semplice da gestire è il secondo, anche attraverso un veicolo fiduciario che garantisca il rispetto delle volontà del contraente nelle modalità di elargizione delle somme», osserva l'esperto. Ad esempio, spiega, la fiduciaria potrebbe essere incaricata di erogare [...] leggi l'articolo

giovedì 12 novembre 2015

Gestioni - Con Etf e robot, portafogli più «democratici»

Da CorrierEconomia del 9 novembre 2015, pag. 41

Non sono ancora adatte al piccolo risparmiatore. Ma montate su un algoritmo che definisce la composizione del portafoglio in modo automatico e utilizza solo Etf, le gestione patrimoniali iniziano a diventare strumenti più democratici. Valgono in media quasi un quinto dei portafogli private e ne rappresentano la componente più rilevante. Grazie all'uso della tecnologia, ai bassi costi e all'efficienza degli Exchange traded fund, però, sono sempre più accessibili anche a investitori con un patrimonio inferiore alla soglia dei 500 mila euro. Piattaforme Nella prima metà di ottobre sono arrivate due novità. La padovana Giotto Sim ha lanciato in collaborazione con Diaman Scf, società di consulenza finanziaria indipendente specializzata in metodologie matematico-statistiche, tre linee di gestione quantitative a rendimento assoluto, che si focalizzano sull?utilizzo degli Etf di Ubs quotati a Piazza Affari. L'investimento minimo è di 50 mila euro. «Ma il patrimonio medio dei primi clienti in consulenza, pari al 30% del totale, è di circa 5 milioni», fa sapere un portavoce di Giotto Sim. Il servizio prevede una commissione di gestione [...] Leggi tutto

MoneyFarm - Adesso c'è Londra nel suo mirino

Da CorrierEconomia del 9 novembre 2015, pag 10

Oggi è quasi sempre un promotore finanziario o il private banker di fiducia. Ma tra qualche anno chi darà consigli in tema d'investimento a molti risparmiatori potrebbe non essere un consulente in carne e ossa, bensì un (sofisticato) software. È la scommessa di MoneyFarm, società d'intermediazione mobiliare fondata nel 2011 da Paolo Galvani e Giovanni Daprà, tra i primi esempi di robo-advisor in Europa. Si tratta di servizi di consulenza finanziaria online, basati su portafogli modello, composti generalmente da soli etf ( exchange traded fund ); un algoritmo definisce il peso delle singole classi di attivo, in base al profilo di rischio dell'investitore e lo ribilancia periodicamente, al mutare delle condizioni di mercato.Superati da poco i 150 milioni di euro di masse in consulenza, grazie a una crescita dei clienti italiani nell?ordine del 20% mese su mese, MoneyFarm ha appena ottenuto un finanziamento di 16 milioni di euro dal fondo di private equity inglese Cabot Square Capital e da United Ventures. «Questa somma ci permette da un lato di potenziare l'acquisizione di nuovi clienti e l'innovazione di prodotto nel mercato italiano - spiega Galvani, presidente di MoneyFarm -. Dall'altro, di sviluppare la nostra presenza a livello internazionale, a cominciare dal Regno Unito». L'obiettivo è di lanciare il servizio sul mercato inglese nel primo trimestre del 2016. Secondo una ricerca realizzata da Citi, a fine 2014 i robo-advisor gestivano 14 miliardi di dollari; a livello globale, le masse potrebbero crescere fino a 5 mila miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. Solo nel Regno Unito, stima uno studio della società di consulenza Oliver Wyman, il digital wealth management dovrebbe raggiungere quota 20/30 miliardi di sterline entro il 2019. 

Un mercato enorme. Nell'arco dei prossimi cinque anni [...] Leggi 

venerdì 6 novembre 2015

«Portafogli alternativi per non ballare coi mercati»

Da CorrierEconomia del 12 ottobre 2015, pag. 35
 
Le forti turbolenze estive hanno offerto un assaggio di cosa potrebbe significare nei prossimi anni la navigazione sui mercati finanziari: da un lato, le valutazioni gonfiate da anni di stimoli monetari ultra-espansivi deprimono le prospettive di rendimento su molti listini azionari e nel reddito fisso. Dall'altro, l'avvio del processo di normalizzazione dei tassi alimenta nuove ondate di volatilità. La Fed è sempre più vicina al giro di boa, subito dopo toccherà alla Bank of England e prima o poi, quando i tempi saranno maturi, anche gli altri banchieri centrali dovranno staccare la spina. Intanto, l'eccesso di liquidità aumenta l'ampiezza delle oscillazioni. E come se non bastasse, a tratti sembra svanire la correlazione inversa tra bond e titoli azionari, che un tempo fungeva da cuscinetto naturale nei portafogli bilanciati, in fasi di profondo rosso. «Questo scenario suggerisce l'opportunità di un'allocazione strategica a favore di strumenti alternativi, con due finalità - spiega Declan Canavan, responsabile delle strategie alternative nella regione Emea per JpMorgan asset management - ottenere una più efficace diversificazione di portafoglio e attenuare la volatilità».

Portafogli Consideriamo tre panieri bilanciati, composti da azioni e bond, in un rapporto di, rispettivamente, 30/70, 50/50 e 70/30. Se si analizzano le performance degli ultimi 25 anni - osserva il gestore - si scopre che i portafogli avrebbero ottenuto rendimenti più elevati, a fronte di una minore volatilità, se si fosse inserita una componente del 20% di asset alternativi, suddivisi equamente tra hedge fund, private equity e immobiliare. Queste classi di attivo, ricorda Canavan, tendono a sovraperformare quando i mercati sono in fibrillazione. Hanno però soglie d'investimento in genere molto elevate e presentano caratteristiche di illiquidità incompatibili [...] Leggi tutto

giovedì 5 novembre 2015

Ora è meglio puntare sui titoli domestici

Da CorrierEconomia del 12 ottobre 2015
 
La periferia sta scaldando i muscoli. È pronta a prendersi una rivincita sui Paesi forti della zona euro, che fino al 2014 hanno fatto da locomotiva.Lo dicono le stime dell'Fmi. La Spagna, ad esempio, crescerà del 3,1% nel 2015, il doppio della Germania (1,5%). «Anche l'Italia è in fase di accelerazione, favorita da una situazione politica stabile, disoccupazione in calo e una ripresa della domanda di credito», spiegano Maria Paola Toschi e David Stubbs, market strategist di J.P.Morgan am. Inoltre nel secondo trimestre, gli utili delle aziende rappresentate [...] Leggi tutto

martedì 3 novembre 2015

Fondi, investire è questione di fede
I portafogli a vocazione religiosa

Da CorrierEconomia del 2 novembre 2015  - LEGGI

Non è un precetto della Chiesa Cattolica, né tra i temi trattati da papa Francesco nell’ultima enciclica. Ma sempre più spesso, per ragioni di business la finanza guarda a chi cerca un compromesso virtuoso tra le esigenze dell’anima e quelle del portafoglio. E vuole investire come Dio comanda. La divisione wealth management di Morgan Stanley ha appena lanciato il Catholic Values Investing Tool Kit, un servizio che permette a privati e istituzionali di personalizzare le strategie in modo conforme alla dottrina della Chiesa. Ubs realizza mandati e gestioni ad hoc, integrando nel processo d’investimento i valori (anche religiosi) del cliente. «Partendo da un universo di seimila emittenti possiamo escludere quelle che fanno affari in conflitto con le sue convinzioni religiose», spiega Luca Taiana, specialista Values-based investing di Ubs.

Idee Con la stessa logica, poche settimane fa, S&P Dow Jones Indices ha presentato l’S&P500 Catholic values rappresentativo delle società quotate a Wall Street che rispettano i principi cattolici. Il primo paniere benedetto dalla Conferenza Episcopale americana è l’Msci Usa Catholic Values e risale al 1° maggio 1998. Dal lancio, ha reso il 5,11% su base annua, pochi centesimi in più rispetto all’Msci Usa. C’è anche chi come JPMorgan am ha pensato di applicare i filtri della religione cattolica alla gestione attiva di un fondo bilanciato. Partito nel maggio 2011, è stato chiuso dopo un anno per aver fallito gli obiettivi di raccolta. Forse i tempi non erano ancora maturi. Leggi tutto