venerdì 6 novembre 2015

«Portafogli alternativi per non ballare coi mercati»

Da CorrierEconomia del 12 ottobre 2015, pag. 35
 
Le forti turbolenze estive hanno offerto un assaggio di cosa potrebbe significare nei prossimi anni la navigazione sui mercati finanziari: da un lato, le valutazioni gonfiate da anni di stimoli monetari ultra-espansivi deprimono le prospettive di rendimento su molti listini azionari e nel reddito fisso. Dall'altro, l'avvio del processo di normalizzazione dei tassi alimenta nuove ondate di volatilità. La Fed è sempre più vicina al giro di boa, subito dopo toccherà alla Bank of England e prima o poi, quando i tempi saranno maturi, anche gli altri banchieri centrali dovranno staccare la spina. Intanto, l'eccesso di liquidità aumenta l'ampiezza delle oscillazioni. E come se non bastasse, a tratti sembra svanire la correlazione inversa tra bond e titoli azionari, che un tempo fungeva da cuscinetto naturale nei portafogli bilanciati, in fasi di profondo rosso. «Questo scenario suggerisce l'opportunità di un'allocazione strategica a favore di strumenti alternativi, con due finalità - spiega Declan Canavan, responsabile delle strategie alternative nella regione Emea per JpMorgan asset management - ottenere una più efficace diversificazione di portafoglio e attenuare la volatilità».

Portafogli Consideriamo tre panieri bilanciati, composti da azioni e bond, in un rapporto di, rispettivamente, 30/70, 50/50 e 70/30. Se si analizzano le performance degli ultimi 25 anni - osserva il gestore - si scopre che i portafogli avrebbero ottenuto rendimenti più elevati, a fronte di una minore volatilità, se si fosse inserita una componente del 20% di asset alternativi, suddivisi equamente tra hedge fund, private equity e immobiliare. Queste classi di attivo, ricorda Canavan, tendono a sovraperformare quando i mercati sono in fibrillazione. Hanno però soglie d'investimento in genere molto elevate e presentano caratteristiche di illiquidità incompatibili [...] Leggi tutto

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