mercoledì 23 dicembre 2015

Emergenti - Riscossa appesa a utili e valute

Da CorrierEconomia del 21 dicembre 2015, pag. 35

La reazione immediata al primo aumento dei tassi americani è stata benevola. Ma il 2015 rimane un anno da dimenticare per i mercati emergenti. Su venti piazze, solo tre hanno consegnato performance positive: Corea, Ungheria e Russia. E la voragine si è solo allargata: il blocco dei Paesi meno sviluppati è reduce da cinque anni di sotto-performance rispetto ai listini sviluppati. Una lenta agonia durante la quale si è accumulato uno svantaggio del 45%. Il 2016 potrebbe raccontare una storia differente? Si, dicono gli analisti. Ma a certe condizioni. Scenario Non bastano valutazioni relativamente attraenti. Troppi fattori hanno spinto alla deriva le azioni emergenti in questi anni: aspettative iniziali eccessive, la chiusura del differenziale di crescita tra Nord e Sud. Diffusi squilibri macroeconomici, valute deboli e margini di profitto in calo; basti pensare che, secondo un'analisi realizzata da Credit Suisse, la crescita degli utili per azione è stata per 20 mesi consecutivi inferiore a quella dei mercati sviluppati: l'intervallo più lungo dalle crisi asiatica e russa del '97-99. Due aspetti potrebbero però trasformare il nuovo anno nel potenziale giro di boa: il primo riguarda le valute. Molti analisti credono che siano vicine a toccare il fondo. A livello aggregato sono a sconto come non lo erano dal 2004 e sembrano avere già scontato il primo aumento dei tassi. È utile ricordare che negli ultimi due anni Turchia, Brasile e Russia hanno subito una svalutazione contro il dollaro di rispettivamente 31, 40 e 53 punti percentuali. C'è un secondo elemento: analizzando un insieme di parametri - il rapporto tra produttività e salari e la dinamica della produzione industriale, tra gli altri - gli analisti di Credit Suisse giungono alla conclusione che il 2016 potrebbe sperimentare, per la prima volta dal 2011, una stabilizzazione dei margini di profitto per i mercati emergenti. Se così fosse, la banca svizzera stima un potenziale apprezzamento del 20% in dollari entro il prossimo dicembre. Condizioni «Al momento restiamo neutrali sugli emergenti. Nel corso dell'anno, però, potrebbero presentarsi le condizioni per un'inversione di tendenza», osserva Loris Centola, responsabile della ricerca di Credit Suisse. Tre sono i presupposti [...] leggi tutto

Dal greggio agli high-yield: un anno di strafalcioni per i guru

Da CorrierEconomia del 21 dicembre 2015, pag. 32 

Warren Buffett aveva torto. E non è il solo. In un'intervista rilasciata il 5 febbraio scorso, l'85enne presidente della Berkshire Hathaway dichiarava: «Sarà molto difficile per la Fed alzare i tassi nel 2015». Bersaglio mancato, sia pure di poco. Tra i guru più ascoltati a Wall Street, però, altri hanno sbagliato mira in modo assai più eclatante. Esattamente un anno fa, per esempio, quando il prezzo del petrolio giaceva a 60 dollari al barile, reduce da un tonfo del 50% in sei mesi, uno come T. Boone Pickens, influente petroliere texano, presidente dell?hedge fund BP Capital Management, profetizzava un ritorno delle quotazioni a 90/100 dollari entro 12/18 mesi. Anche le banche d'affari erano convinte che il greggio avrebbe presto recuperato terreno e indicavano per la fine del 2015 un prezzo obiettivo compreso tra i 77 dollari di BofA Merrill Lynch e i 100 di Ubs. Invece il petrolio è rimasto sotto i 65 dollari per tutto l'anno, prima di precipitare a 36 dollari al barile. Sui mercati nessuno ha la sfera di cristallo. Ma lette a distanza di un anno, le stime pubblicate alla fine del 2014 dalle grandi case d'investimento mostrano una lista sorprendente di errori. 

Fed e Treasury Sui tempi della svolta monetaria della Federal Reserve, per cominciare, in pochi avevano visto giusto. Dei 70 esperti interpellati a inizio gennaio dal Wall Street Journal in un sondaggio, 43 ipotizzavano un intervento sul costo del denaro di almeno 25 punti base entro metà anno. Per un primo ritocco, invece [..] Leggi tutto

venerdì 18 dicembre 2015

«Bond Usa e Btp Italia a cinque anni per risolvere l'equazione dei tassi»

Da CorrierEconomia del 14 dicembre 2015, pag. 32

I mercati sembrano aver già emesso il proprio verdetto: questa settimana la Fed alzerà i tassi d'interesse. Ma non mancano autorevoli voci di dissenso. «Tutti gli scenari restano aperti: potremmo avere un singolo rialzo e poi nulla. Oppure due o tre ritocchi all'insù, seguiti da un'inversione di tendenza, cioè un taglio del costo del denaro. Ma non si può ancora escludere l'ipotesi che questo sia il primo ciclo economico senza alcun aumento dei tassi. In ogni caso - osserva Steven Major, responsabile globale della ricerca nel reddito fisso per Hsbc - il sentiero seguito dalla Fed non sarà di tipo convenzionale: non avremo incrementi nell'ordine di 100 punti base l'anno come nei passati cicli restrittivi». Ma se ci fosse l'aumento, come reagiranno i mercati? Secondo Major non c'è motivo di preoccuparsi: l'ampio differenziale di rendimento tra i titoli a due anni tedeschi e americani - i bund hanno un rendimento negativo pari a -0,34%, i Treasury offrono quasi l'1% - suggerisce che la curva americana sia perfettamente in grado di assorbire il primo intervento restrittivo senza ripercussioni significative.

Reddito fisso Il problema essenziale per gli investitori rimane semmai un altro: dove si può trovare valore nel reddito fisso? «Tra i titoli di Stato americani, specialmente sulle scadenze vicine ai 5 anni: il mercato sta sovrastimando il rischio di una stretta monetaria negli Usa». Anche il segmento high yield appare attraente, in particolare in Europa, grazie [...] Leggi tutto

Fondi - Chi sale sul podio dell'anno record

Da CorrierEconomia del 14 dicembre 2015, pag. 27

Il risparmio gestito gode di ottima salute. Nonostante le forti turbolenze registrate sui mercati finanziari durante l'estate, nei primi 10 mesi dell'anno il bilancio tra sottoscrizioni e riscatti è sempre rimasto positivo, portando la raccolta netta a 126 miliardi di euro, secondo Assogestioni. Salvo sorprese, il massimo storico toccato a fine ottobre dall?industria, con un patrimonio gestito di 1.816 miliardi di euro, candida il 2015 ad essere ricordato come un anno record. I mini-tassi, l'incertezza sugli effetti dell'imminente svolta monetaria restrittiva da parte della Federal Reserve e le vampate di volatilità incoraggiano un numero crescente di investitori a rivolgersi all'industria dei fondi, affidando ai gestori una delega sempre più ampia in materia di scelte su come ripartire i risparmi: non a caso, i flessibili guidano la classifica dei prodotti che hanno raccolto di più da inizio anno, con volumi pari a 47,5 miliardi di euro in 10 mesi. 

La scelta I fondi, però, non sono tutti uguali. Se è vero che interpretare l'andamento dei mercati diventa sempre più difficile e la dispersione delle performance all'interno di una stessa classe di attivo tende ad amplificarsi, la scelta del gestore a cui affidare i propri risparmi risulta cruciale. Quali asset manager propongono il menu d'offerta più competitivo? L'indagine realizzata dall'Istituto Tedesco Qualità e Finanza distingue gli operatori in tre classi: nella categoria Italia Big, che raggruppa i player domestici con un patrimonio gestito in fondi aperti superiori a 20 miliardi di euro, Anima si aggiudica il primo posto, seguita da Eurizon e Pioneer. Nella classifica Italia Small [...] Leggi tutto

lunedì 14 dicembre 2015

Megatrend - Acqua, energia, digitale, salute. Tutte le strade per un dono «responsabile»

Da CorrierEconomia del 7 dicembre 2015, pag. 37

Uno dei classici errori dell'investitore è quello di avere un respiro troppo corto. Si insegue il borbottio delle notizie - le mosse delle banche centrali, l'oscillazione degli utili trimestrali - dimenticando che il successo di un investimento andrebbe misurato (e costruito) sul lungo termine. Come isolarsi dal rumore di fondo, ignorando il battito dei mercati? Un'idea è scommettere sui temi d'investimento che abbracciano un orizzonte molto dilatato: i mega-trend come l'invecchiamento della popolazione in Occidente, lo sviluppo delle infrastrutture o il cambiamento climatico si prestano bene, soprattutto per chi sta muovendo i suoi primi passi da investitore e ha davanti a sé un lungo cammino. Ecco perché potrebbe avere un senso regalare un piccolo investimento capace di cavalcare il business della sicurezza o le conquiste della biotecnologia. Negli ultimi 10 anni, l'indice azionario specializzato nel biotech ha guadagnato il 304%, sei volte il rendimento dell'equity globale ma, va detto, a fronte di una volatilità molto più elevata (vedi tabella). Anche l'acqua ha reso bene [...] Leggi tutto

giovedì 10 dicembre 2015

Fondi pensione: Fisco meno pesante e rischio calcolato

Da CorrierEconomia del 7 dicembre 2015   -   Leggi tutto

E se il regalo giusto fosse un fondo pensione? Stando all’ultima relazione Covip, solo il 16% dei lavoratori con meno di 35 anni è iscritto a una forma pensionistica complementare: il cosiddetto «secondo pilastro», che dovrebbe affiancare la previdenza pubblica per integrare il (magro) assegno dell’Inps. Per costruire un’adeguata pensione complementare, però, è necessario che la fase di accumulo inizi il prima possibile. E se molti giovani lavoratori oggi non sono nelle condizioni di accantonare risorse, un aiuto può arrivare da mamma e papà. Come? Iscrivendo i figli a un fondo pensione aperto, a un piano individuale pensionistico o, laddove possibile, a un fondo negoziale di categoria. «In alternativa all’eventuale riscatto degli anni di laurea, può essere una soluzione da valutare: interessante soprattutto per i benefici fiscali», osserva Giuseppe Romano, direttore dell’Ufficio Studi di Consultique. I contributi a fini previdenziali sono deducibili. Il bonus fiscale copre anche le somme versate a favore dei soggetti fiscalmente a carico, oltre all’eventuale contributo del datore di lavoro, fino a un tetto di 5.164,75 euro l’anno. Se si raggiunge l’importo massimo deducibile, il risparmio fiscale varia tra i 1.187 e i 2.220 euro a seconda dell’aliquota Irpef. In pratica, se con i versamenti al proprio fondo, il genitore non raggiunge la soglia di deducibilità, iscrivendo anche il figlio a carico paga meno tasse. Prima si comincia, meglio è. E non solo perché i benefici aumentano con il passare del tempo (vedi tabella). Dopo otto anni [...] Leggi tutto

martedì 8 dicembre 2015

Listini - «La nuova volatilità? Crea occasioni per investire»

Da CorrierEconomia del 7 dicembre 2015, pag. 37

«In un mondo che cresce strutturalmente a passo più lento: E anche il modo di generare valore deve evolvere di conseguenza. Tenendo conto che i mercati, specialmente in questa fase, sono ipersensibili al flusso di notizie, positive e non. Gli investitori devono prepararsi a nuovi picchi di volatilità». Paolo Federici è fresco di nomina alla guida della nuova Direzione globale prodotti di Fidelity International. Lascia la responsabilità dell'area Sud Europa e America Latina per dedicarsi allo sviluppo dell'offerta su scala globale, in coordinamento con le strutture regionali del gruppo. Nel nuovo ruolo, è chiamato a tracciare le coordinate della strategia sui prodotti, in un'industria, quella del risparmio gestito, che sta cambiando pelle. «Alcuni paradigmi tradizionali non funzionano più. Non basta avere prodotti capaci di battere il benchmark di riferimento - spiega Federici -. Oggi gli investitori chiedono soluzioni orientate all'ottenimento di un risultato, magari in combinazione con altre componenti del portafoglio. Al tempo stesso, quando intraprendono un percorso d'investimento, non guardano solo alla destinazione, giudicano la qualità del viaggio». La crescita degli strumenti a replica passiva, imbattibili sul piano dei costi, lascia immaginare un'evoluzione inevitabile: tra i fondi attivi, solo i migliori, quelli capaci di fare davvero la differenza, consegnando un extra-rendimento e una maggiore qualità grazie alla selezione dei titoli potranno sopravvivere. Gli altri verranno progressivamente accantonati e forse [...] leggi tutto

lunedì 7 dicembre 2015

Portafogli a due facce

Da Milano Finanza del 5 dicembre 2015, pag. 41

Nella maggior parte delle classi di attivo liquide, oggi è difficile trovare valutazioni convincenti. Ma la situazione è migliorata, dopo la correzione estiva. Soprattutto nel mondo obbligazionario a spread. «I governativi tedeschi, inglesi americani sono ancora estremamente[...] leggi tutto

venerdì 4 dicembre 2015

Mercati - Più fiducia nell'Eurozona. Gli Emergenti pronti alla riscossa

Da CorrierEconomia del 30 novembre 2015, pag. 28

Chi temeva che l'aggravarsi della crisi nei mercati emergenti, durante l'estate, potesse affossare la ripresa del Vecchio Continente, costringendolo all'ennesima falsa ripartenza, può tirare un mezzo sospiro di sollievo. Per adesso l'Eurozona tiene. Questo almeno sembra suggerire la lettura preliminare dei Pmi (Purchasing manager index) di novembre, gli indicatori che esprimono le aspettative dei responsabili degli acquisti a livello aggregato, ai massimi dal maggio 2011. In Germania, aumentano il Pil e la fiducia delle aziende. Fiducia Anche in Italia l'Istat certifica un clima migliore, con l'indice di fiducia di consumatori e imprese ai massimi da, rispettivamente, 13 anni e 8 anni. «Questa ripresa è guidata dal risveglio della domanda interna», ricorda Maria Paola Toschi, market strategist di JPMorgan am. Il nuovo focolaio di tensione tra Turchia e Russia rappresenta una potenziale spina nel fianco per l'Europa e non solo. Ma l'atteggiamento ultra-accomodante della Banca centrale europea aiuta a tenere i nervi saldi. Già in occasione del meeting del 3 dicembre, il presidente Mario Draghi potrebbe annunciare una combinazione di nuove misure espansive, per contrastare i timori di un congelamento dell'inflazione troppo a lungo. Intanto il calendario delle riforme avanza su più fronti e il sistema finanziario s'irrobustisce. «Il recente salvataggio delle quattro banche italiane conferma la volontà di mettere insieme i tasselli che mancano nel quadro di un consolidamento della ripresa», osserva la strategist, secondo cui anche gli effetti del crollo delle quotazioni petrolifere a 40 dollari al barile, ai minimi da febbraio del 2009, sono sottostimati dal mercato. Ammesso che lo scontro tra il presidente turco Erdogan e quello russo, Putin, non alimenti una drastica inversione di tendenza. «L'insieme di questi fattori, unito al deprezzamento dell'euro, si sta traducendo in un aumento dei profitti [...] leggi tutto

giovedì 3 dicembre 2015

Generali punta sull'architettura aperta

Da CorrierEconomia del 30 novembre 2015, pag. 30

Sviluppare il business dei clienti terzi. Allargare il perimetro di attività in Europa. Focus su prodotti a rendimento assoluto, azionari tematici e multi-asset. Sono i tre pilastri del nuovo posizionamento strategico di Generali Investments, società di gestione del risparmio del gruppo Generali, con attivi pari a 370 miliardi, che la collocano tra i primi 10 asset manager dell'Europa continentale. «Vogliamo aumentare del 50% in tre anni la raccolta netta presso clienti istituzionali e fund buyer esterni al Gruppo: attualmente questo segmento vale 17 miliardi di euro», ha dichiarato Santo Borsellino, ad di Generali Investments, presentando il piano di crescita. L'obiettivo [...] Leggi tutto