domenica 19 aprile 2015

Borsa, la fiducia quota a prezzi alti

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag.38

Ancora fiducia sui mercati azionari. Attenzione a nuove opportunità tattiche nell'industria petrolifera. E più ottimismo sull'Europa meridionale. Sono in pillole i risultati dell'Investment Barometer 2015, un sondaggio condotto da J.P Morgan Private bank su oltre 900 clienti incontrati in 14 città europee. Nel dettaglio, il 51% degli investitori è convinto che nei prossimi 12 mesi le azioni batteranno le altre classi di attivo sul piano dei rendimenti ma la percentuale è scesa di 7 punti rispetto a un anno fa. A sorpresa, risultano particolarmente ottimisti gli investitori italiani, che rappresentano un quinto del campione considerato: il 62% scommette che le azioni saranno regine dei mercati anche nel 2015.
 
Europa in recupero Tra i clienti europei di J.P Morgan Private bank, Wall Street rimane comunque la piazza favorita, con un 30% delle preferenze, in netto calo, però, rispetto al 42% registrato nel 2014. Pesano probabilmente i timori sulle conseguenze di una possibile stretta monetaria da parte della Federal Reserve: infatti, il 38% degli investitori suppone che i rendimenti decennali americani saliranno tra il 2 e il 3% nei prossimi mesi. Al contrario, il Vecchio Continente è in forte recupero: il 27% dei rispondenti al sondaggio ritiene che l'Europa occidentale (Regno Unito, Germania e Francia) guiderà le performance dei mercati nel 2015; il 26% scommette invece sull'Europa meridionale (Spagna e Italia): è il 10% in più rispetto alla rilevazione di un anno fa.

Intanto triplica, passando dal 6 al 18%, la percentuale di chi punta sul settore petrolifero: solo il [...]

Voluntary disclosure - Una corsa ad ostacoli

Da CorrierEconomia del 13 aprile 2015, pag. 34
 
Il quadro della voluntary disclosure non è ancora completo. Rimangono dei nodi su tematiche chiave, che la circolare del 13 marzo firmata dall'Agenzia delle Entrate non ha sciolto. Uno tra tutti, il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari, indipendentemente dalla natura di Paese a fiscalità privilegiata o meno. «Se la norma dovesse rimanere com'è - avverte Massimo Falletta, direttore della svizzera Pkb privatbank - si vanificherebbero in buona parte gli effetti degli accordi bilaterali sottoscritti dall'Italia con Berna, Liechtenstein e Principato di Monaco». Il dimezzamento dei termini di accertamento, beneficio previsto dalle intese firmate a febbraio, verrebbe infatti a cadere qualora la violazione fiscale sfociasse in reato tributario, con il superamento delle soglie di rilevanza penale. Essendo queste relativamente basse, spiega Falletta, la questione riguarderebbe moltissimi contribuenti, che oggi sono in attesa di un provvedimento correttivo.

Margini I tempi stringono. «Serve al più presto una nuova circolare dell'Agenzia che chiarisca il punto», auspica Andrea Ragaini, amministratore delegato di Banca Cesare Ponti: per la dichiarazione infedele gli anni da regolarizzare sono quelli dal 2006 o dal 2010? Ma secondo Leo De Rosa, partner dello studio legale e ributario Russo De Rosa Associati, non c'è tempo da perdere: «Si deve partire subito. La necessità di estendere l'analisi ad anni che integrano violazioni penali, o nei quali le disponibilità erano ubicate in Paesi ancora black list, costringe a spingersi a ben oltre il 2010, a ritroso». 
Alla fine, la collaborazione volontaria costerà molto. L'erede che vuole regolarizzare un lascito prodotto daredditi evasi in un periodo non più accertabile dovrà versare tra il 10 e il 20% del capitale occultato. In presenza di attività finanziarie collegate ad attività imprenditoriali italiane e costituite a seguito di evasione in periodi ancora accertabili, il conto da pagare sarà molto più salato, fino all'80%. Molti cercheranno una scappatoia. «La verità è che non ci sono molte alternative», osserva Ragaini.
 
Qualcuno sta cercando di trasferire i capitali in Paesi ritenuti collaborativi dall'Italia ma più «tutelanti» per il contribuente infedele rispetto alla Svizzera. Ma il quadro internazionale è radicalmente cambiato: tra il 2017 e
il 2018 per quasi 100 Paesi partirà lo scambio automatico d'informazioni, secondo il protocollo Ocse. Il cerchio si stringe. «Si rischia di diventare tuareg dei paradisi fiscali. I Paesi black list sono sempre meno, sempre più lontani e instabili politicamente» [...]