venerdì 22 gennaio 2016

Brembo, Interpump Reply & Co: dove osano le mini-multinazionali

Da CorrierEconomia del 18 gennaio 2016, pag. 21

Piccoli alla riscossa. Tra i titoli che hanno guadagnato di più a Piazza Affari negli ultimi 15 anni, le società a media capitalizzazione sono molto ben rappresentate. Un piccolo gruppo di campioni - Brembo (685% dal 2000), Ima (1.106%), Interpump (454%) tra gli altri - in grado di mantenere la testa della classifica anche su orizzonti di 5 e 10 anni. Relegando spesso i pesi massimi della Borsa italiana - con alcune eccezioni, vedi Luxottica (405%) - nelle retrovie. Non è un caso che nelle prime linee si trovino le multinazionali tascabili: società di modesta dimensione, se paragonate ai colossi con i quali competono a livello globale, ma capaci di conquistare la leadership in specifiche nicchie di mercato. La forte esposizione ai mercati esteri - i tre nomi citati all'inizio raccolgono l'85/90% dei ricavi oltreconfine - le ha avvantaggiate a lungo rispetto alle blue chip con una forte impronta domestica (banche, assicurazioni e non solo), rendendole immuni a una crescita sistematicamente più lenta dell'Italia in relazione al resto del mondo e della stessa Europa. «Oggi però, per alcuni nomi può rappresenta un problema, specialmente per chi ha un grosso volume d'affari in alcuni mercati emergenti, penalizzati dal forte rallentamento in corso», osserva Carlo De Vanna [...] Leggi tutto

giovedì 21 gennaio 2016

Gli sprinter dei fondi lasciano al palo i grandi delle banche

Da CorrierEconomia del 18 gennaio 2015, pag. 21

Quattro titoli finanziari al top, Banca Ifis (493%), Banca Generali (271%), Azimut (239%), Banca Mediolanum (139%) tra le 15 società che hanno reso di più in Borsa negli ultimi cinque anni. Nove in profondo rosso, in coda alla classifica: da Mps a Unipol, passando per Creval, Unicredit, Banco Popolare e Bper. Sempre finanza è, ma declinata in mondi che sembrano lontanissimi. Da una parte, l?attività bancaria tradizionale. Dall'altra gli operatori specializzati in segmenti di business - risparmio gestito o factoring - giudicati un tempo marginali e poco redditizi dagli istituti di credito e poi rivelatisi, invece, galline dalle uova d'oro. Da un lato, un settore colpito da 3 recessioni negli ultimi 7 anni, con i prestiti concessi a famiglie e imprese nel periodo pre-crisi tramutatisi presto in montagne di sofferenze e penalizzato, come se non bastasse, da altri fattori congiunturali: prima la crisi dei debiti nella zona euro, poi le regole stringenti imposte dall'Europa per irrobustire il capitale, a scapito della redditività. E per finire uno scenario di tassi a zero che comprime inesorabilmente i margini d'interesse. Lo stesso fenomeno che - dall'altro lato - spinge gli investitori a cercare rendimenti [...] Leggi tutto

mercoledì 20 gennaio 2016

Dove va Wall Street? Ce lo dice
la settimana di Capodanno. Ma la cabala
più affidabile è quella dei primi giorni
di settembre

Da CorrierEconomia del 18 gennaio 2016

Per il Dow Jones è stata la peggior prima settimana dal 1897. Mentre l'S&P500 ha archiviato l'esordio con un calo del 6%: il bilancio più deludente dal 1929. E anche le Borse europee e i mercati emergenti hanno inaugurato il 2016 con il segno meno. I motivi sono conosciuti: timori crescenti per la Cina, per il prezzo del petrolio in caduta libera, sotto i 30 dollari al barile e per nuovi e antichi focolai di tensione geopolitica. Molto meno note, invece, le statistiche. Come quella che lega la performance della prima settimana ai risultati di Borsa dell'intero anno. Secondo un'analisi di Tim Edwards, direttore Index Investment Strategy presso S&P Dow Jones Indices, l'andamento del paniere internazionale S&P Global 1200 negli ultimi 25 anni rivela una correlazione positiva tra le due variabili, pari a 0,51. Risultati analoghi si ottengono, spiega l'analista, esaminando la performance dell?indice rappresentativo del listino americano, l' S&P500. Stando ai numeri, quindi, potrebbero aver ragione coloro che hanno interpretato il brutto avvio dei mercati nel 2016 come un possibile presagio di sventura (borsistica). La stessa indagine, però, suggerisce di non desistere: occorre guardare avanti. E per la precisione, alla seconda metà dell'anno. Infatti, se è vero che, statistiche alla mano, non tutte le settimane hanno la stessa capacità predittiva nell'indicare come finirà l'anno, le prime cinque sedute di Borsa non sono comunque le più importanti da tenere d'occhio. «La prima ottava di settembre [...] Leggi tutto

giovedì 14 gennaio 2016

Le obbligazioni cinesi? «Rendono bene e spaventano meno»

Da CorrierEconomia dell'11 gennaio 2016, pag. 24

La Cina continua a fare paura. Shanghai ha inaugurato il 2016 con un profondo rosso, alimentato dalla persistente debolezza di alcuni dati macro e da un'ulteriore svalutazione dello yuan. Ma se la Borsa rimane sotto pressione, il reddito fisso cinese sembra esprimere una maggiore capacità di tenuta, dopo la correzione estiva. «Come si è visto, l'inclusione del renminbi nel basket del Fondo monetario internazionale non ha avuto un impatto positivo nel breve termine - osserva Dianna Enlund, senior product specialist di Allianz Global Investors ( nella foto ) -. La Banca popolare cinese a dicembre ha introdotto l'indice Cfets Cny come sistema per la gestione del tasso di cambio rispetto ad un basket di valute, superando il focus sul cambio bilaterale con il biglietto verde. Pertanto, un continuo rafforzamento del dollaro, nel primo semestre dell'anno, potrebbe favorire il deprezzamento di altre valute chiave ma la sensazione generale è che l'autorità monetaria intenda mantenere il renminbi stabile, nel complesso, rispetto al paniere di riferimento». La decisione di modificare il metodo con cui determina il valore del tasso di cambio, affidando un ruolo più rilevante alle forze del mercato, impone in ogni caso un cambio di rotta nelle aspettative degli investitori: «Lo yuan non sarà più considerato come una divisa che può solo guadagnare valore. Chi si avvicina alle obbligazioni cinesi - chiosa Enlund - non lo farà per cavalcare l?apprezzamento della divisa, com?è avvenuto dal 2010 in avanti ma per avere accesso a un segmento del reddito fisso con caratteristiche interessanti».Occorre ricordare che [...] leggi qui

mercoledì 13 gennaio 2016

Agenda. Fed, Bce, Opec, elezioni Usa:
tutti gli appuntamenti che contano

Da CorrierEconomia del 13 gennaio 2016 e Corriere.it     Leggi l'articolo

Otto riunioni della Banca centrale europea, pronta a nuovi stimoli. Altrettante per la Fed, decisa a portare avanti la normalizzazione dei tassi. La Banca d’Inghilterra all’inseguimento. La campagna per le presidenziali americane, le parlamentari in Iran, un nuovo referendum che pende sul destino dell’Ue, l’Assemblea dell’Opec e altro ancora. Il 2016 sarà scandito da un fitto calendario di appuntamenti che gli investitori dovrebbero tenere d’occhio per evitare di farsi cogliere impreparati.

Manovre Iniziamo dalle banche centrali. La nuova stagione della politica monetaria si apre a Francoforte il 21 gennaio. «Ma i meeting di marzo saranno i più importanti della prima parte dell’anno», osserva Claudia Segre, segretario generale di Assiom Forex, convinta che nella riunione di metà mese la Fed possa mettere a segno il secondo rialzo dei tassi. Qualche giorno prima, il 10 marzo, si riunisce il consiglio generale della Bce. «Potrebbe essere il momento propizio per intensificare il Qe e valutare l’inclusione dei titoli greci nel programma di acquisti», ipotizza l’esperta. Intanto si avvicina il giro di boa della Bank of England che, nel corso dell’anno, potrebbe effettuare un primo ritocco [...] leggi tutto

martedì 12 gennaio 2016

Stokes (Loomis), occorre selettività
per le obbligazioni high yield Usa

Da Milano Finanza del 9 gennaio 2016, pag, 33

Il processo di normalizzazione della politica monetaria è iniziato. Gli operatori erano impazienti che la Federal Reserve rimuovesse dallo scacchiere questo fattore d'incertezza, tra i più insidiosi dell'ultimo anno. Poco cambia, nella sostanza: un aumento di 25 punti base[...] leggi

lunedì 4 gennaio 2016

Emergenti divergenti

Da Milano Finanza del 24 dicembre 2015, pag. 45

I mercati emergenti restano una spina nel fianco per molti investitori. Nel 2015 le borse dei Paesi meno sviluppati hanno perso il 9% (in euro), accumulando un distacco di oltre 15 punti rispetto alle azioni globali, rappresentate dall'Msci world. In quattro degli ultimi cinque mesi, novembre [...] leggi tutto