venerdì 21 aprile 2017

Guadagnare in difesa

Da Milano Finanza del 14 aprile 2017

I titoli ad alto dividendo non danno il meglio di sé in tutte le stagioni. Di norma, tendono a sovraperformare quando le Borse vanno giù. Perdono un po’ di smalto, invece, in fase di rally. Non è un caso se gli aristocratici del dividendo americani, un paniere di titoli con cedole stabili o in crescita da 25 anni consecutivi, abbiano sottoperformato l’indice di riferimento, sia da inizio anno che [...] Leggi tutto

mercoledì 19 aprile 2017

Pir, appena nati e già miliardari
Gli esentasse piacciono agli italiani

Da L'Economia del 10 aprile 2017

Diciotto Pir sono già sul mercato. Nove in rampa di lancio. Altri arriveranno secondo un’indagine realizzata da L’Economia, la gamma dei piani individuali di risparmio disponibili raggiungerà (almeno) quota 38, tra fondi e gestioni patrimoniali. Senza contare le polizze, pronte a fare capolino con la prima multi-ramo, firmata da Cnp Partners. 

La Legge di Stabilità, introducendo i nuovi strumenti, ha innescato un vero e proprio inseguimento tra gli operatori: l’industria ha intravisto nei Pir — che offrono detassazione in cambio della permanenza nell’investimento per almeno cinque anni — una golosa opportunità di business. Arrivare tra i primi potrebbe rivelarsi premiante. Del resto, i tempi di lancio non sono immediati. Per ottenere il bollino di Pir [...] Leggi tutto


venerdì 7 aprile 2017

Borse ed elezioni, come investire. Perché in Francia vincerà il Btp Italia

Da L'Economia del 3 aprile 2017

Mancano solo due settimane al primo turno delle presidenziali francesi. Nonostante i timori sull’esito del voto si siano un po’ attenuati, il differenziale di rendimento tra il decennale francese e il corrispettivo bund tedesco vale comunque il doppio rispetto a sei mesi fa. E secondo l’ultima Global fund manager survey, una ricerca condotta da Bofa Merrill Lynch su un campione di 200 operatori, riconducibili a un patrimonio gestito di 592 miliardi di dollari, il maggiore rischio a livello globale rimane l’accresciuto pericolo di disgregazione dell’euro, legato alle prossime elezioni. Non è un caso se negli ultimi mesi gli investitori hanno voltato le spalle al Vecchio Continente: secondo gli analisti di Ubs, dallo scorso novembre il divario tra i flussi azionari diretti all’Europa e agli Stati Uniti tramite Etf è raddoppiato, passando da 145 a 277 miliardi di dollari. Una voragine record. Intanto, i sondaggi vedono al primo turno Emmanuel Macron (26%), 39enne leader indipendente alla guida di En Marche!, in leggero vantaggio su Marine Le Pen (25%) per il Front National, seguita dal candidato repubblicano Francois Fillon (18%). Alla seconda tornata elettorale, una sfida tra Macron e Le Pen vedrebbe il primo trionfare con il 63% delle preferenze sulla seconda (38%). Il distacco si ridurrebbe, invece, in caso di uno scontro tra Fillon (57%) e la leader dell’estrema destra (44%), che ha annunciato l’intenzione di indire un referendum sulla permanenza di Parigi nell’euro e nell’Ue.

Doppia partita
Al momento, dunque, un’affermazione della destra estrema alla guida del Paese appare improbabile. Ma non bisogna abbassare la guardia. «Un’eventuale Frexit farebbe molto più male ai mercati rispetto alla Brexit», avverte Andrea Delitala, head of euro multi-asset di Pictet am. La gravità delle possibili implicazioni impedisce di tralasciare questa ipotesi. Come conviene posizionarsi allora? Con l’aiuto di Pictet am e JCI Capital, L’Economia ha costruito due portafogli, pensati per un investitore con un profilo di rischio medio: il primo, adatto a massimizzare i guadagni in caso di vittoria delle forze liberali, rappresentate da Macron e Fillon. L’altro, per proteggere i risparmi dall’onda d’urto di un eventuale voto a favore di Le Pen. Il primo turno potrebbe essere quello decisivo. «Se il Front National scendesse sotto il 30% — osserva Delitala — gli investitori potrebbero iniziare a stare tranquilli». [...] Leggi tutto

lunedì 3 aprile 2017

Sul web le spese sono un decimo. Ma attenti a Bancomat e scoperto

Da L'Economia del 27 marzo 2017

È un dato di fatto che i correntisti stiano imparando a rompere gli indugi per bussare alla porta di altri istituti. Accade soprattutto tra i clienti dell’home banking. Secondo il CheBanca! Digital Banking index, una ricerca di fine 2016 condotta da Human Highway in collaborazione con CheBanca!, il 54,2% dei correntisti online (pari a 9,6 milioni di individui) ha aperto un nuovo conto negli ultimi due anni. Il 20% ci sta pensando. E non deve stupire che l’intenzione sia rivolta a una banca digitale nel 37% dei casi, ben oltre la quota di conti online già attivi presso le banche dirette (23%): rispetto a un istituto di credito tradizionale, si può risparmiare parecchio. 

Secondo l’analisi condotta il 22 marzo scorso da L’Economia sui conti correnti delle otto principali banche digitali — o con una spiccata impronta multicanale-online —, il costo annuo standard (Isc) di una famiglia con bassa operatività è in media di 4 euro l’anno (contro gli 89 euro delle banche tradizionali), che diventano 15 euro se le esigenze si fanno più complesse (253 operazioni l’anno, le famiglie con alta operatività): quasi un decimo rispetto ai 137 euro delle banche classiche. Per il profilo Giovani il costo indicativo è di 13 euro, per le Famiglie con media operatività di 14 euro, per i Pensionati con media operatività di 13,7 euro e per i Pensionati con bassa operatività è di soli 4 euro. Vanno aggiunte soltanto le spese per il bollo (34,20 euro), se la giacenza media è sopra i 5 mila euro.