lunedì 12 giugno 2017

Pir, vi diciamo se il prezzo è ok

Da L'Economia del 5 giugno 2017

Sono gli strumenti del momento. E il successo dei Pir, i piani esentasse che investono in Piazza Affari con un occhio di riguardo alle piccole imprese, è assolutamente meritato. Ma proprio perché per la prima volta si offre all’investitore privato un azzeramento delle imposte su rendimenti e capital gain, un ragionamento costruttivo sul fattore costi non deve mancare. In estrema sintesi tenete a mente questi numeri: se questi prodotti vi propongono commissioni di ingresso superiori al 3,5% e costi di gestione che ballano oltre il 2%, tutto il vantaggio del Fisco azzerato potrebbe finire nelle tasche dell’industria. Un’asimmetria da evitare con cura. Ecco alcune idee in proposito.


A distanza di cinque mesi dalla Legge di Stabilità che li ha introdotti si contano 40 Pir. Almeno 20 sono arrivati negli ultimi due mesi. «Se selezionati intelligentemente e utilizzati con misura, i Pir sono prodotti interessanti», premette Raffaele Zenti, responsabile strategie di AdviseOnly. Vale la pena ricordare che, restando investiti in un piano di risparmio per almeno cinque anni, si ottiene l’esenzione dalle tasse sulle rendite finanziarie — solo fino a un massimo di 150mila euro per persona fisica — e dall’imposta di successione.

L’analisi Ma quanto possono incidere le spese? I conti li ha fatti AdivseOnly su un investimento di 30mila euro a cinque anni. Si parte da un confronto tra due fondi bilanciati, un Pir e un non-Pir, divisi entrambi a metà tra azioni e obbligazioni [...]

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